Le due storie, il ritorno dei cattivi, i buoni a San Babila.

C’era una volta due tizie piuttosto simpatiche.

Tutte e due avevano una gran voglia di raccontarmi la loro giornata.

La prima si avvicina con un grosso sorriso sulle labbra e inizia a narrarmi una giornata stupenda, una giornata calda dall’aria pulita.

“Eravamo tantissimi” diceva “saremmo stati 70 000! Pensa, persona di tutte le età, di svariate estrazioni sociali, di diverse idee e sfumature di pensiero…C’erano i valsusini, in prima fila, splendenti come al solito, uniti in una lotta che senza esagerare è davvero la loro vita, sai, loro abitano quelle terre che da oggi rischiano persino di venire espropriate. Sai” continuava “se ti tolgono la casa e il prato dove hai cresciuto i tuoi figli o dato il primo bacio o avuto i primi problemi..Beh, è normale che un po’ ti alteri..no?”

Io annuivo..ma insistevo perché la storia continuasse.

“Dopo la comunità montana, determinata ma sorridente, c’era uno strano gruppo: i parenti e gli amici degli arrestati” “I parenti e gli amici di chi??” faccio io, e lei “si, si i parenti e gli amici di quelli che ora sono in una di quelle gabbie da cui puoi uscire pochissimo, dove ti danno cibo avariato e le tue ossa si ammuffiscono dall’umido..” Io incredula la chiedo spiegazioni, e lei cerca di farmi capire “Eh, si, sono lì perché hanno difeso la montagna e le popolazioni che vi abitano”

Io inizio a non credere a questa storia..mi sembra davvero surreale che una persona possa essere rinchiusa dopo aver fatto un gesto tanto generoso e nobile..Cioè..penso io…ci vorrebbe una medaglia!
Ma non condivido le mie perplessità con la tizia e proseguo nell’ascolto..vero o non vero che sia..si fa interessante..

“E poi c’erano altre migliaia di persone…I sindaci dei paesi della montagna, i cattolici, i sindacati, i comitati per la difesa dei beni comuni,  i ragazzi e le ragazze..come li chiamano? Ah, si, quelli dei centri sociali..(Chissà perché sono sempre denigrati..a me sembra che quando c’è una necessità, un problema, una situazione di difficoltà ci siano sempre, pronti e disponibili..chissà perché tutti li sminuiscono)”..

“Insomma?” faccio io

“Insomma, una giornata meravigliosa, un corteo tra le montagne, tanti cantavano, chi divideva il pranzo con amici e sconosciuti, chi chiacchierava, i clown che scherzavano…tutti splendenti, ma incazzati…arrabbiati perché quelle bellissime montagne che ci hanno regalato tanta luce, verranno smembrate da un tunnel che non sarà utile a nessuno.” “Un tunnel?!?”, incredula io “Si un tunnel” ribadisce lei “Un tunnel dove passerà un treno velocissimo..che purtroppo sarà spesso vuoto”

E inizia a raccontarmi perché sabato tante persone erano tra i monti. Una storia incredibile, in cui delle persone malvagie hanno deciso di rovinare la vita ad altre persone solo per avere dei soldi. Un racconto allucinante, da una parte i potenti, la strega cattiva che mangia la felicità dei buoni distruggendo tutto quello che hanno di più caro..la casa, la vita. E’ tristissima. E’ la favola più triste che abbia mai ascoltato…sembra che i buoni non siano ascoltati, sembra che alcuni di loro siano in gabbia per aver parlato, sembra che nessuno possa decidere la propria vita…una storia orribile, orribile.

La favola di quella giornata è bellissima. Chiudo gli occhi e cerco di immaginare il vento, il sole, la gente, tanta gente, una moltitudine…chiudo gli occhi ancora e vedo le bellissime montagne con le cime innevate..e poi..poi chiudo gli occhi di nuovo e vedo una gigantesca bocca aperta che m’inghiotte, un tunnel senza fine, la montagna smembrata e le persone che piangono…

No! NO!

Riapro gli occhi e cerco di dimenticare l’ultima immagine, rimanendo con gran bel ricordo di quello strano sabato.
La prima tizia però è scomparsa..al suo posta c’è la seconda tizia…Non è felice come l’altra. Ha la testa sanguinante, l’occhio gonfio e piange incazzata e sconsolata.

Anche lei mi vuole raccontare di quel sabato..”Che bello!” dico io” Si! SI! Mi piace quella storia!”

Ma quando inizia..mi accorgo che questa storia ha un sapore del tutto diverso.

“Dopo una meravigliosa giornata, tra sole, cioccolato, vino, allegria e tanta voglia di gridare e di riprendere con noi i nostri compagni e amici di lotta, fratelli buttati in gabbia per aver difeso la vita, è accaduto qualcosa di terribile, ma soprattutto inspiegabile”

“ ma cosa???” domando io allarmata

“Stavamo tornando tutti e tutte a casa e..” “no, no, aspetta, aspetta..temo di non aver capito..ma come tutti a casa? Non abitate tutti lì, tra i monti?”

E’ un po’ spazientita…posso immaginarlo, parlare con la testa aperta non dev’essere molto piacevole, ma cerca di farmi capire lo stesso.

“Allora, sabato eravamo tantissimi, così tanti che chi era all’inizio del colorato corteo era già arrivato alla fine del cammino..chi era in fondo al corteo, era ancora all’inizio. Di quei tantissimi, la maggior parte, ma proprio tanti tanti, viene dalle montagne, il resto delle persone vengono invece da tutta Italia e oltre”

Continuo a non capire..mi appello alla sua pazienza e domando “ma come?” “Come da fuori? E c’è chi si è giocato la libertà per la salvezza di qualcun’ altro?”

“Beh, è un po’ complicato da capire..diciamo che è una lotta non solo di quelli che abitano le montagne. E’ una lotta di tutti e tutte perché parla della difesa di ciò che spetta di diritto perché è un bene di ciascuno..come l’acqua..senza acqua non vivo e senza la mia casa non vivo, così come non vivo senza il territorio e l’ambiente”.

Ok, inizio a percepire che la roba è grossa e scotta. Se qualcuno m’impedisse di bere o di stare tra i torrenti in montagna credo non la prenderei così bene. Le chiedo di continuare il suo racconto, a questo punto voglio sapere che cosa è successo.

“Dicevo..stanchi stanchi volevamo tornare a casa. Arriviamo in stazione..ma anche se avevamo un biglietto andata e ritorno ad aspettarci troviamo una stazione piena di transenne e di polizia con caschi, scudi e manganelli”

“Si preparavano per il carnevale?” chiedo io..

“All’inizio pensavamo anche noi che fosse uno scherzo..sai come si dice..A carnevale ogni scherzo vale! Invece no..non volevano proprio farci passare…Noi proviamo a spiegare che avevamo il biglietto, che volevamo solo prendere il treno..ma loro..iniziano a picchiarci”

“E perché mai? Cosa avevate fatto? Cavoli non è giusto, non avete fatto niente..ma perché picchiarvi?io davvero faccio fatica. C’è qualcosa che non quadra..forse non mi hai detto la verità..”

Lei s’infuria e scoppia in lacrime “ma che cazzo dici! E ‘ la pura verità! Non ci facevano entrare, hanno iniziato a picchiarci, guardami la testa! Quando finalmente sembrava ci lasciassero passare ci hanno inseguiti e picchiato di nuovo. Ci hanno lanciato dei fumi che soffocano, ci hanno fatto male, trattato come…come dei criminali..ma che dico, peggio!”

Mi racconta dei bastoni che li hanno colpiti, della cieca foga, della violenza senza un perché, un massacro.

Va via, arrabbiata e in lacrime.

Io rimango da sola. Sola con questi due racconti, così diversi, un sogno e un incubo insieme..e io davvero non riesco a comprendere come un raggio di sole possa essersi trasformato in un tuono assordante. Il cielo blu della prima tizia non può essere diventato quello tetro della seconda.

Cerco un collegamento. Non lo trovo.

Apro i giornali..leggo cose strane..che non sembrano essere inerenti con quanto ascoltato.

Non si parla molto della radiosità e grandezza della giornata, non si parla della violenza e delle botte del secondo racconto.

Si parla di una manifestazione non così tanto partecipata e non da tutti, si parla di scalmanati che buttano sassi contro un’ambulanza (in stazione?), si dicono tante cose, tutte diverse da quelle che le due tizie mi hanno raccontato.

Allora cerco delle immagini, perché mi hanno insegnato a credere a quello che vedo.

Vedo un oceano di persone che camminano per le montagne, vedo la prima bellissima fiaba..

e poi..e poi vedo la seconda favola, vedo le botte immotivate, vedo le persone urlare e sanguinare, vedo persone di tutte le età attaccate senza pietà.

Vedo tutto questo. Vedo e penso che le due storie non possono fare parte della stessa realtà. Così diverse, così profondamente diverse.
Mi fermo e rifletto.

Allora, una storia parla di tante persone solidali che chiedono di non danneggiare le montagne e la loro vita. Chiedono di rispettare l’ambiente e i diritti basilari. Chiedono di non guardare il denaro, ma di guardare la grandezza di un popolo che ha il coraggio di dire no ai potenti amministratori di quest’attentato, chiedono di essere ascoltati..è da 20 anni che lo chiedono.
La seconda storia ci insegna che quello che i potenti ritengono giusto, non sempre corrisponde a giustizia. La seconda favola ci insegna che chi non ha nulla da dire per spiegare lo scempio che sta commettendo, non parla, alza le mai. E fa male.

Non ho dubbi su quale sia la storia che mi piace di più. Si, sono sicura, non ho dubbi.
La favola del popolo coraggioso che lotta con sorriso, fatica e determinazione corrisponde a tutto quello che mi hanno sempre insegnato.
Difendere il giusto, l’equo, il legittimo..
E’ così naturale capire chi difende questi valori e chi li attacca che non si possono avere dei dubbi.

Rimaneva però un’incognita.

Perché i giornali, quelli più famosi, quelli che leggono tutti dipingono una terza realtà?
Le due tizie e i le immagini non parlano di questa terza storia.
Decido quindi di buttarla nel cestino..
ma poi la riprendo in mano..decido di tenerla e far sapere a tutti la menzogna insita in quella favola chissà quando e dove inventata.

A questo punto sono arrabbiata anche io. Cerco di calmarmi, bisogna essere calmi per pensare bene. Mi dico che non può andare diversamente, è talmente palese chi ha ragione che non può andare diversamente. I buoni devono vincere!

Mi sono quasi calmata, quando..un pugno allo stomaco.

X mi chiama. Mi dice che proprio questa mattina i potenti sono tornati. “Altre botte?” chiedo io…
E invece pare quasi peggio.

I potenti sono arrivati con ruspe e ogni genere di attrezzo malefico per buttare fuori di casa gli abitanti della montagna.

Uno di loro ora è in ospedale. In condizioni critiche. Voleva difendere la sua casa, è caduto da un traliccio.

Adesso è proprio tragica. Adesso è una storia drammatica. Non so chi ha preso un pennello e ha stravolto il senso di tutto.

Non so chi ha detto che il primo valore era il denaro e gli interessi malvagi di un piccolo gruppo di potenti corrotti e criminali.

So che questi cattivi fanno delle cose orribili sui buoni, innocenti.
So che fanno tutto senza dare spiegazione, tipico di chi sa che sta giocando sporco.

Decido quindi di non restare da sola con la mia rabbia oggi, decido di andare a incontrare altri buoni, so che siamo in tanti.

Decido ci andare a san babila, oggi, alle 6, e trovare insieme agli altri buoni il modo di sconfiggere i cattivi.