Bande giovanili, una riflessione sugli arresti di Milano!


(riceviamo e pubblichiamo)

“Ancora una volta è la cronaca giudiziaria a dettare i temi e le priorità su cui ragionare quando si parla di bande giovanili. I giornali sono pieni dei dettagli degli ultimi arresti: 23 ragazzi e 2 ragazze tra i 16 e i 25 anni sono stati arrestati dalla Questura di Milano per reati vari, tra cui tentati omicidi e rapine.
25 giovani tenuti insieme da due caratteristiche: la prima è che sono latinoamericani, la seconda è che appartengono a gruppi di strada.

Certo, i fatti contestati sono reali. Ci sono stati ferimenti, reciproche aggressioni, furti di telefonini a danno di altri ragazzi. Non sono i fatti a dovere essere messi in discussione, ma la loro interpretazione.

Leggiamo un po’ di titoli dei giornali on-line: “Milano, guerra tra baby-gang a colpi di machete”- Il Giornale; “Maxiblitz contro le gang di latinos 25 arresti per risse e tentati omicidi” – La Repubblica; “Milano, sgominata baby gang sudamericani: 25 arresti” – Libero; “Guerra tra latinos con la mannaia, 25 arresti” – Il Corriere.

Quanto deve essere pericoloso e criminale questo mondo giovanile in cui ci si fa la guerra a colpi di mannaia?!

Senza dubbio è un mondo giovanile violento, come lo sono stati in passato altri mondi giovanili. Ma non c’è bisogno di evocare il  controllo del territorio o la difesa della propria fetta di economia criminale per comprendere quello che sta capitando a Milano.

Non c’è poesia e non c’è fascino in questo mondo giovanile. Potrebbe essere diverso da così?

Prendi dei giovani, strappali dai luoghi della loro infanzia e della loro adolescenza, buttali in una società in cui il meglio che possono sperare per sé è fare gli stessi lavori di merda dei propri genitori, fa sentire loro addosso il disprezzo con cui la nostra società tratta lo straniero. C’è da stupirsi che provino rabbia e rancore?

C’è da stupirsi che, impossibilitati a sentirsi parte di una società più ampia, vivano all’interno di un proprio microcosmo? La nostra società è talmente lontana per loro che non riescono neanche ad aggredirla, riescono solo ad aggredirsi reciprocamente. Un’aggressione allo specchio, una forma di r/esistenza per chi è escluso e dominato.

In questi giorni troverete in giro un sacco di video che la Questura ha messo a disposizione dei giornali. In molti sono riportati episodi violenti ripresi dalle telecamere della metropolitana. Guardateli bene. In alcuni troverete ragazzi che si aggrediscono e che cercano di colpirsi. Allargate lo sguardo, però. Vedrete adulti che salgono e scendono dai vagoni della metropolitana, cercano un posto dove sedersi, parlano al telefono, chiacchierano tra loro. Nessuno interviene. Nessuno fa nulla o dice nulla.

Allora, ecco un’altra interpretazione: a volte, l’unico modo per rompere l’indifferenza è fare paura.“

Di Franz_MiM, Pubblicato il 8 febbraio 2012 alle 16:42

Commenti

  1. mr panettabassa scrive:

    bello

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