La “Famiglia” RAI e l’appiattimento culturale

Garantirsi anni e anni di assopimento delle menti costa tanto.Costa in termini di coscienza, costa in denaro.

Il primo costo è sicuramente elevato e ci sta portando alla rovina. In questi ultimi due decenni, infatti, l’italiano e l’italiana media hanno disimparato che cosa significhi ragionare criticamente avere la capacità di collegare i fatti che succedono e costruire un quadro generale, una visione d’insieme che permetta di comprendere le scelte prese dai vertici, decisioni, che, bene o male, ricadono sulla vita di tutti.

Fa tutto parte di un gioco che ormai conosciamo bene: instupidire le menti parlando di problemi esistenti solo a livello superficiale e di gossip per distogliere l’attenzione da quello che lavora sotto la superficie.

Ci siamo abituati a questo modalità di informazione: “al lupo! al lupo!” sulle cronaca spicciola, su notizie irrilevanti se pensiamo all’andamento del paese, o, peggio, su notizie che vengono appositamente trattate in modo tale da non far trapelare l’importanza che hanno per il paese.(Basti pensare alla quotidiana banalità per cui un fatto come le indagini per le stragi di mafia del ’93 in cui è indagato l’ex premier viene defilato in settima pagina, o per cui la notizia del “premier fa sesso a pagamento” viene trattata come un fatto di scandalo morale senza badare all’ipocrisia che sta dietro le leggi contro la prostituzione varate nella precedente legislatura).

L’Italia, quindi, non s’è desta…si è rincoglionita.

Ma quanto costa in denaro mantenere tutto questo? Qual è il costo dell’assopimento generale?

L’appiattimento culturale ha un prezzo non indifferente. Ce lo insegna la storia di Gianfranco Comanducci, che da annunciatore è passato ad essere vice direttore generale per gli acquisti e lo sviluppo commerciale solo per meriti politici. Si dice sia il braccio di Previti in RAI.

Comanducci è la persona che non solo ha sistemato tutta la sua famiglia (dalla moglie al cognato) dando a parenti vari incarichi di rilievo in RAI (persino la tata della nipote ha avuto un posto), ma è riuscito a garantire al premier lunga vita…anche dopo la morte del governo.

Comanducci è colui che ha fatto in modo che quella che nel 2005 venne chiamata “struttura Delta” rimanesse in vita nei secoli dei secoli. Il nostro amico ha fatto firmare all’allora uscente Cattaneo una lettera che sanciva il diritto per Mimum, Del Noce, Bergamini, Pionati e Nardello di ricevere, in caso di un cambio di direzione, un’indennizzo pari a 36 mensilità. Ovviamente le cifre sono alte, e questo rende intoccabili le persone della struttura Delta che continuano oggi a ricoprire ruoli chiave nella gestione della RAI. Per quanto riguarda Mimum, invece, è in corso un contenzioso che fa riferimento, per l’appunto, alla lettera in questione.

La gestione RAI degli anni passati è l’emblema di quello che è successo in Italia. Un paese fatto di favoritismi, censura culturale, mazzette, sperpero di denaro. Le nostre tasche e le nostre menti sono vuote.

Hai un lavoro perché sei figlia di Tizio immanicato con Caio. E tutto senza passare dal via.

Il problema è che Tizio non solo sistema la famiglia utilizzando risorse che nulla hanno ha che fare con la capacità o con il merito, ma agevola Caio a realizzare la storia del paese sottomesso perché non pensa. Un obiettivo perseguibile ben oltre i termini del suo mandato.

Il giro è semplice: da una parte fai in modo che nessuno abbia più l’abilità di ragionare garantendoti il monopolio sull’informazione, dall’altra garantisci il fatto che questo duri all’infinito, anche dopo che non ci sei più.

Insomma…i trabocchetti non finiscono mai.

 

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