L’aggressione fascista a Lione che ha portato alla morte di Quentin Deranque

La morte di Quentin Deranque è diventata il fulcro di una pericolosa operazione da parte della destra e dei media mainstream. Per giorni, testate francesi e italiane hanno dipinto l’accaduto come un’esecuzione a sangue freddo da parte di gruppi antifascisti. Questa narrazione distorta, alimentata da politici e grandi testate come TF1, hanno trasformato gli aggressori neonazisti in vittime innocenti. Si è trattato di uno scandalo nazionale volto a criminalizzare il dissenso politico, ignorando deliberatamente la realtà di un’imboscata squadrista finita male.

Il 12 febbraio, a margine di una conferenza di Rima Hassan a Sciences Po, un commando neonazista ha teso un’imboscata a un gruppo di attivisti di sinistra. Contrariamente alla versione ufficiale, i video mostrano 16 militanti di estrema destra, mascherati e vestiti di nero, pronti all’attacco. Gli antifascisti, in numero inferiore e privi di protezioni, sono stati colti di sorpresa mentre percorrevano un sottopassaggio.

La ricostruzione di Contre Attaque e Le Canard Enchaine conferma che non vi è stato alcun agguato premeditato contro Deranque, ma una risposta a una carica fascista.

Le prove filmate smentiscono la tesi della “squadra di sicurezza”. Il gruppo di Deranque non stava proteggendo nessuno, ma attendeva bersagli isolati armato di spranghe di ferro, elmetti, quanti tirapugni e persino una stampella usata come clava. Durante l’assalto, i neofascisti hanno lanciato una torcia infiammabile contro gli attivisti per colpirli al volto. Questo equipaggiamento dimostra una chiara intenzione di offendere e causare lesioni gravi, delineando il profilo di una milizia organizzata per il combattimento di strada, ben lontana dall’immagine di giovani “provocati”.

Il ruolo dei media è stato determinare nell’avvelenare il dibattito. TF1 ha trasmesso un video parziale, mostrando solo la fase finale della rissa in cui Deranque era a terra, omettendo il filmato precedente che ritraeva l’inizio dell’aggressione fascista. Questa scelta editoriale ha manipolato l’opinione pubblica, creando l’illusione di un attacco gratuito. Nonostante le smentite successive e le inchieste indipendenti il danno era già fatto: la prima versione, quella dei “mostri antifascisti”, è rimasta impressa nella mente dei telespettatori, protetta dagli interessi dei miliardari.

Infine, emerge una grave responsabilità delle Forze di Polizia. Nonostante i servizi segreti fossero stati avvisati della presenza di gruppi neofascisti, nessuna pattuglia è stata schierata a protezione di Sciences Po. Mentre la polizia reprimeva manifestazioni non violente altrove, a Lione veniva lasciata carta bianca alle milizie di estrema destra. Questo clima di impunità, che dura da anni, è il risultato di uno spostamento a destra del potere politico che protegge i neonazisti e criminalizza chi resiste, alimentando una spirale di violenza che rischia di portare a nuove tragedie.

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