Disability Pride Milano 2026
Locale e globale, si apre il Disability Pride Milano 2026, presentato a Palazzo Marino da Mirella Meli di Famiglie disabili della Lombardia e Andrey Chaykin di Abbatti le Barriere, con loro l’assessore milanese al welfare Lamberto Bertolé e Loredana Verzino, assessora al demanio di Cologno Monzese, comuni che patrocinano l’iniziativa.
Alla sua quinta edizione il Disability milanese copre quasi un mese di appuntamenti. Dal 15 maggio al 21 giugno, un programma che mette insieme festa, riflessione e lotta nella chiave dell’orgoglio della diversità, orgoglio di corpi e menti non conformi.
Si parte con due serate di musica in Cascina Torchiera, il 15 e 16 maggio; un sabato che volendo comincia presto, alle 14, con lo sport popolare, soprattutto per la disabilità. In vista del corteo c’è il laboratorio di preparazione cartelloni, giovedì 28, dalle 15, allo Spazio Mutuo Soccorso di piazza Stuparich; mentre la parata d’orgoglio vera e propria è fissata sabato 30 maggio.
“Il corteo che l’anno scorso ha visto sfilare 2mila persone – dice Andrey Chaykin – è sicuramente la manifestazione organizzata da persone con disabilità più partecipata d’Italia”. E quest’anno partirà alle 15 dall’istituzionalissima piazza della Scala. “L’aggregazione con festa e musica, spero porti più persone anche ai tanti tavoli di riflessione di giugno” aggiunge Andrey.
E anche sul versante della riflessione, nutrito e radicato nel territorio è il programma dei tavoli tematici. Si va dal tradizionale appuntamento alla Biblioteca Chiesa Rossa, dalle 15, nel pomeriggio di sabato 6 giugno per parlare di disabilità invisibili e sensoriali, mentre il 13 giugno (sempre dalle 15) allo Spazio Vita dell’ospedale Niguarda sarà sul tavolo la questione centrale del lavoro dei caregiver, soprattutto alla luce del recente DDL Locatelli con suoi pregi e limiti. “Il pregio sicuramente di cominciare a riconoscere questo ruolo – dice Mirella Meli, anche presidente del tavolo milanese per la Consulta permanente sulla disabilità – però con tanti aspetti ancora da costruire verso la dignità economica di questa professione e per un’attuazione piena dei progetti di vita autonomi”. Non una decisione su di noi (persone con disabilità) che non parta da noi, è infatti una delle idee guida del Pride che la declina come architrave sia culturale che pratico.
Sul versante pratico, interessante sarà l’appuntamento di sabato 21 giugno a Cologno Monzese (alle 15 nella Sala di piazza San Matteo 24) comune che ha un’assessorato dedicato proprio all’abbattimento delle barriere architettoniche, affidato (oltre al demanio) a Loredana Verzino. E il nodo ancora una volta è quello: tanti bisogni, poche risorse. Un tasto su cui insiste anche l’assessore Bertolè che allerta: “molti obbiettivi che riguardano salute e welfare vengono oggi decentrati e delegati ai comuni, senza però che noi si abbia le risorse vere per raggiungerli”. La deduzione per cui un governo pro-riarmo e in procedura d’infrazione UE non aiuterà certo le casse del welfare è lasciata un po’ troppo a chi ascolta, ma anche da questi pensieri passa l’aspetto sia globale che locale del Disability Pride, che a partire dall’appuntamento milanese vedrà susseguirsi diversi altri Pride italiani ad esempio a Torino, Roma, Agrigento e Taranto. E se qualcuno (localmente) si sta ancora chiedendo se le Olimpiadi invernali 2026 hanno fatto anche qualcosa di buono, una risposta fin troppo generosa sarebbe: le linee metropolitane 1 e 2 davvero (quasi sempre) accessibili.
Ma d’altra parte lo spirito di questo Pride, l’orgoglio che si esprime in un quasi anti-evento di un mese e dai connotati così distanti da quelli promossi dalle città della fretta e del fatturato, questo Pride in particolare non sembra certo disposto ad aspettare il prossimo grande evento per costruire e pretendere diritti.
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