Una mano oscura dietro la rivolta egiziana?

Omar è nato nel 1988 a Milano. I suoi genitori sono emigrati qui dall’Egitto negli anni 70, la sua famiglia e i suoi amici risiedono ancora in Egitto, dove Omar si reca almeno una volta all’anno per trascorrere le vacanze. Omar è un volontario di un’associazione di cooperazione internazionale e un giornalista (scrive di medio oriente per youreporter). Ho parlato con lui degli avvenimenti egiziani di questi giorni.

Omar, che cosa sta succedendo in Egitto? Come vedi la situazione?

Credo che in Egitto in questo momento sia in atto un grande gioco, come un teatro, perché la possibilità dell’elezione di un governo democratico in Egitto fa molta paura (sia ad alcune forze interne che internazionali).

C’è stata la rivoluzione, ma è da ingenui pensare che una dittatura di 30 anni, che ha permeato tutti i settori economici e sociali possa scomparire da un momento all’altro (Mubarak ha creato un sistema profondamente solido e interconnesso di tangenti e corruzione).

Moltissimi uomini di Mubarak, stabilmente presenti negli alti e nei bassi livelli della politica, economia e società, continuano a lavorare dietro le quinte ed avere potere: di certo a loro non conviene che vi siano delle libere elezioni.

Per questo credo che queste persone abbiano un ruolo in quello che sta succedendo.

Si parla di esercito e di polizia della rivolta come due entità separate: puoi spiegarmi perché?

In piazza non c’è l’esercito ma la polizia. L’esercito è il soggetto politico, mentre la polizia è operativa, responsabile fisicamente delle uccisioni e dei metodi violenti. Ma non sono a conoscenza di divisioni o di scissioni tra questi due soggetti.

Com’era la situazione delle forza armate durante la dittatura di Mubarak?

Durante il regime il protagonista della repressione non era l’esercito,  ma la polizia, soprattutto quella segreta. L’esercito era l’espressione di Mubarak, era privilegiato e con un ruolo centrale e di potere, ma nella vita sociale, tra la gente, c’ era sempre la polizia. La polizia segreta terrorizzava la gente, recandosi a casa loro in piena notte, era responsabile di arresti arbitrari e sparizioni. Negli anni 70 mio nonno, attivista dei Fratelli Musulmani (che venivano perseguitati da Mubarak anche se il loro ruolo sociale veniva utilizzato dal regime), è stato arrestato ed è sparito per 2 anni: abbiamo saputo quando è stato liberato che era stato rinchiuso in un carcere, solo perché avevano trovato in casa sua un corano (usato come scusa per accusarlo di  estremismo). Mio padre e mia nonna non hanno saputo nulla di lui per 2 anni.

Quale è stato l’impatto del regime di Mubarak sulla società?

La corruzione è diventata una cosa normale grazie alla dittatura di Mubarak che la ha fomentata a tuti i livelli. Credo che questa macchina che destabilizza il paese stia ancora lavorando con il supporto di potenze straniere. Credo che l’esercito che è ancora molto presente sia ancora a favore di Mubarak, anche all’interno dei “nuovi” partiti politici (anche di sinistra), in cui i vecchi collaboratori del regime si stanno riciclando.

Quali sono gli interessi che possono essere dietro a questi scontri?

Israele è il primo stato straniero ad avere interesse che le elezioni siano rimandate o posticipate,  perché è sempre stato  molto legato a Mubarak e al suo regime, tanto che durante le rivolte di Tahrir della primavera scorsa sono state trovate prove di passaggi di armi da Israele. Molte spie israeliane sono costantemente presenti in Egitto. Gli USA sono ambigui, hanno sempre sostenuto Mubarak con finanziamenti all’esercito (3-4 miliardi dollari all’ anno). C’è sicuramente interesse strategico nell’instabilità dell’Egitto, se lo hanno sostenuto fino ad ora è molto difficile che cambino idea, e le elezioni democratiche vanno in questo senso contro gli interessi di queste potenze amiche dell’ex regime.

Come pensi che si svilupperà la situazione elettorale? E tutti gli egiziani che hanno diritto di voto all’estero come pensi che si comporteranno?

I Fratelli Musulmani sono in maggioranza (circa 40%): credo che vinceranno.

Penso che questo creerà molti problemi perché, come vediamo in Tunisia (strategicamente meno rilevante), ci saranno tentativi di non farli salire al potere. La macchina di Mubarak sta facendo in modo che non vincano, che non ci sia un voto democratico, che andrebbe a diminuire il ruolo dell’esercito ( e di tutto l’ex entourage di Mubarak stesso) nella società e nella politica egiziana. C’è, e c’è da aspettarsi,  una forte strumentalizzazione della questione islamica: diranno che se vincono i Fratelli Musulmani l’Egitto diventerà come l’Iran: parleranno di stato islamico, terrorista e pericoloso.

Israele è ovviamente terrorizzato dall’eventuale vittoria dei Fratelli Musulmani, che hanno dichiarato che  rispetteranno i patti attualmente in vigore tra i due stati (sui confini, sul commercio, sull’esportazione del gas  soprattutto), ma che questi patti (di amicizia e molto vantaggiosi per Israele) potrebbero essere rivisti qualora la popolazione lo volesse. E la popolazione lo vuole. La popolazione egiziana si sente prevaricata e sottomessa da Israele, che sfrutta da anni le  risorse del territorio, e che non esita a bombardare, per esempio, i tunnel di Rafah al confine, uccidendo civili innocenti egiziani nella totale impunità e legittimazione.

Per quanto riguarda il voto degli egiziani in Italia, solo ieri sera (mercoledì, ndr)  l’ambasciatore egiziano a Roma ha deciso come si voterà: da ieri alle 20.30 fino a sabato mattina alle 9  (attraverso internet, stampa del voto e invio a Roma in ambasciata). Ci si mette molto ad entrare nel sito, a trovare i documenti, il sito non funziona bene, e il voto deve arrivare assolutamente entro sabato alle 9. Quindi in pratica abbiamo solo un giorno valido per fare tuta la pratica del voto, i tempi son troppo stretti e moltissimi voti rischiano di arrivare troppo tardi ed essere annullati. Circola anche la voce che qualcuno possa impossessarsi dei codici di voto e votare al posto delle persone aventi diritto.

A me sa molto di impedimento al voto degli egiziani all’estero. Non hanno nemmeno mandato un comunicato ufficiale, nessuno è stato ben informato su come fare.

Gli egiziani in Italia sono circa 80 mila di cui circa 50 mila in Lombardia. Tutti voti probabilmente, persi o truccabili.

 Da egiziano come ti sembra che la crisi venga riportata dai nostri media? Tu che mezzi di informazione usi per aggiornarti su quello che sta accadendo?

 Seguo Al Jazeera e alcuni giornali italiani. I media italiani raccontano le vicende in modo abbastanza superficiale. C’è la tendenza a dire che ci sarà la democrazia, ma di stare attenti agli islamisti, ai musulmani, mettendo in cattiva luce qualcosa che nemmeno si conosce. I Fratelli Musulmani è un partito come un altro. Anzi, secondo me è un partito meno toccato dalla corruzione rispetto agli altri, perché la base religiosa li rende meno permeabili a questi sistemi e poi erano esclusi dal regime di Mubarak ed esterni dunque al vecchio sistema di corruzione.

Se tu fossi in Egitto che cosa faresti?

I Fratelli Musulmani, con cui mi trovo d’accordo,  non sono andati in piazza per evitare lo spostamento delle elezioni:  stanno portando avanti una negoziazione (facendo pressioni) con l’esercit,  per permettere le elezioni in brevi tempi, anche perché sono i favoriti. Loro pensano che con le manifestazioni di questi giorni non si riesca a cambiare il sistema in modo strategico, perché si fornisce una buona scusa all’esercito per rimandare le elezioni e rimanere al potere. La vecchia guardia dei Fratelli Musulmani ha tenuto questa linea, mentre i più giovani sono comunque scesi in piazza. Io probabilmente sarei andato in piazza, ma avrei tenuto in considerazione la linea dei più anziani. Sarei comunque andato alle manifestazioni, per portare la mia solidarietà alla piazza.

Secondo te gli accadimenti in Siria sono in qualche modo paragonabili a quelli dell’Egitto?

Il CSN (opposizione del regime in Siria) ha contatti con la fratellanza egiziana, è probabile che oggi ci sia stata una riunione al Cairo per discutere le modalità dell’opposizione siriana.

L’Egitto è un luogo geo-politicamente strategico, e che per questo ha sempre ospitato riunioni e discussioni a livello regionale (Israele-Palestina, Medio Oriente, Lega Araba). Non sappiamo cosa si stiano dicendo, ma sappiamo che c’è un’alleanza transnazionale tra i gruppi musulmani delle resistenze contro i regimi.

Tag:

9 risposte a “Una mano oscura dietro la rivolta egiziana?”

  1. paolo ha detto:

    la stessa mano oscura del 15 ottobre….

    • Giulia ha detto:

      Caro Paolo, ti dico la verità…..sto trovando tante cose che mi “ricordano” le nostre piazza, 15 ottobre in primis, anche se ho sempre “negato” le somiglianze date le differenze storiche e di contesto. Ma tutto sta a come leggi gli eventi: anche in Egitto si parla di inflitrati, anche in Egitto c’è, come persone egiziane che io conosco, gente che sostiene che molti ragazzi si sono fatti strumentalizzare e che alla fine tutto andrà a vantaggio dei militari stessi……

  2. paolo ha detto:

    cara Giulia,
    ti dico la verità era ironico scrivere la stessa mano del 15.
    Ma la risposta conferma la teoria, qui quando si vede una rivolta si grida all’infiltrato all’untorello.
    Prima ancora di pensare che ribellarsi, rivoltarsi è giusto e necessario.
    In Egitto hanno fatto una rivoluzione a metà. con i militari al potere.
    Bisognerebbe portare rispetto ai 40 morti in questi giorni, prima di scrivere che sono manovrati da Israele.
    Come bisognerebbe portare rispetto e solidiarietà a chi si è ribellato il 15 ottobre a roma e ora siè già beccato 4 anni di galera.

  3. paolo ha detto:

    Quali sono gli interessi che possono essere dietro a questi scontri?

    Israele è il primo stato straniero ad avere interesse che le elezioni siano rimandate o posticipate.

  4. paolo ha detto:

    il titolo è la mano oscura dietro gli scontri del cairo.
    Quale sarebbe questa mano oscura?

  5. paolo ha detto:

    e comunque il senso della risposta era sono manovrati da isrele gli scontri non i 40 morti.

  6. paolo ha detto:

    Gentile Giulia il botta e risposta non interessa a nessuno.
    Quando si scrive esi intervista servirebbe però cognizione di causa.
    Cioè scusa tu intervisti un ragazzo egiziano, che peraltro non è al cairo.
    Che di fatto esprime lo stesso punto di vista politico dei fratelli mussulmani.
    Metti un titolo in cui dice potenze oscure muovono la rivolta e si fa riferimento a israele a quanto pare poi dici che non era tua intenzione.
    Incitamenti alla lotta armata ma cosa stai dicendo???
    Se parli di mano oscura poi non puoi dire non sappiamo chi è perchè allora è inutile che lo dici.
    Io non voglio semplificare, ma voglio capire cosa sta succedendo in egitto. Purtroppo questo articolo non chiarisce anzi in genera ulteriori dubbi, del tipo quindi i ragazzo in piazza sono strumentalizzati.
    Ti faccio presente altre voce che arrivano dall’egitto, da parte di ragazzi che la rivolta la stanno facendo in prima persona a rischio di rimetterci la vita.

    E il 21 novembre, quando i generali hanno invitato le forze politiche a negoziare, la Fratellanza si è alienata gli altri movimenti correndo al tavolo della trattativa e accettando di restare lontano dalla piazza in cambio di un’anticipazione del voto presidenziale. Secondo un comunicato apparso sul sito del movimento, quello che accade in piazza è una «cospirazione per creare caos e rimandare la transizone». Il gruppo islamista vede nel posticipo del voto un’occasione persa e nelle turbolenze di Tahrir una minaccia. Ed evita la piazza. Facendo infuriare il resto delle opposizioni. «Come possono stare lontani mentre la polizia uccide?», si chiede Taha, 21 anni.

    Si sta realizzando una forte rottura tra i fratelli mussulmani e i giovani in piazza.
    Lo vogliamo capire che questo è un punto centrale. Da un settimana i giovani protestano e i fratelli mussulmani trattano il potere con la giunta militare.
    Tu da che parte stai?

  7. Franz ha detto:

    ciao paolo, intanto grazie della segnalazione…
    io ho letto solo ora l’articolo e devo dire che, da profano, l’ho trovato interessante… non ho elementi per dire se tutte le considerazioni che vengono fatte dall’intervistato sono corrette, però credo non sia scritto da nessuna parte che “israele è dietro la rivolta”, si dice che israele è sicuramente interessato all’insatibiltà dell’area…
    non ti conosco personalmente, mi dispiace per il fastidioso tono polemico su “la caccia all’infiltrato” che proprio non ci appartiene, in ogni caso è chiaro che hai competenza sul tema
    perchè non ci scrivi un articolo col tuo punto di vista? mettere in moto discussione è uno degli obbiettivi per cui credo sarebbe la soluzione migliore!
    grazie mille
    franz

  8. paolo ha detto:

    Grazie per l’invito a partecipare.
    In questo momento è sicuramente difficile trovare delle coordinate per muoversi davanti ad una situazione in continuo movimento.
    La cosa migliore è sempre cercare di vivere le cose in prima persona e purtroppo o per fortuna in questo caso è molto difficile.
    Io credo che paradossalmente a Israele una situazione instabile in Egitto non faccia comodo. Tutto sommato con Moubarak e l’attuale regime le cose per loro andavano molto bene.
    Al di là di questa considerazione l’errore di fondo che mi sembra emergere dall’articolo è questo concetto di chi è in piazza e si fa strumentalizzare.
    Sinceramente qualcuno può credere veramente che chi in piazza, che anche oggi è piena, rischi la vita per fare un regalo a Isreele? Se non cerchiamo di capire le ragioni fondamentali di questa rivoluzione corriamo un rischio enorme. L’egitto è un paese pieno di giovani che vogliono prendersi i loro diritti.
    Isolare quelli che vogliono davvero cambiare le cose. Più che un articolo invito tutti a guardare quello che sta accadendo in questo momento in piazza.
    Per evitare sepossibile di interpretare la realtà, senza fare troppo affidamento, alle parole dei media, o agli interessi di quelli si diretti di alcuni partiti egiziani islamici e non verso il potere. Non c’è nessuna mano oscura che possa riempire così una piazza.

    altre info:
    http://www.agi.it/in-primo-piano/notizie/201111242204-ipp-rt10264-egitto_un_premier_tecnico_per_calmare_piazza_tahrir

    http://ansamed.ansa.it/ansamed/it/notizie/rubriche/cronaca/2011/11/25/visualizza_new.html_13985161.html

    http://ansamed.ansa.it/ansamed/it/notizie/rubriche/cronaca/2011/11/25/visualizza_new.html_13948490.html

    http://italy.indymedia.org/node/2198

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *