Educare significa creare conflitto: alcune parole sull’Università Popolare ZAM
Siamo al secondo anno accademico dell’Università Popolare ZAM. Questo neonato progetto, avviato nel settembre 2024, raccoglie ormai decine di corsi e ha visto ad oggi la partecipazione di più di duecentocinquanta persone, tra quelle iscritte con continuità o semplicemente curiose. La struttura ricalca quella dell’università istituzionale (lezioni di materie differenti cadenzate tutti i giorni dal lunedì al venerdì e, saltuariamente, anche nei weekend) con proposte teoriche e pratiche che spaziano dalla Filosofia Politica alla Matematica, dai Cambiamenti Climatici alla Saldatura, dalla Grafica Dissidente alla Salute Pubblica, dalla Storia del Femminismo Italiano alla Storia dell’Economia. A condividere le proprie conoscenze e competenze non sono solo persone esperte o professioniste ma anche docentx, ricercatorx, studentx provenientx dalle università tradizionali.
Se, infatti, la struttura organizzativa ricalca quella ufficiale, gli intenti e le prospettive se ne distanziano enormemente.
Il dettame neoliberista ci impone fin dall’infanzia l’idea che la Cultura, il Sapere, le Scienze siano neutrali e non abbiano alcun portato politico, né di destra né di sinistra. I fatti ci dimostrano invece il contrario ogni giorno: la Scienza, la Tecnologia, i Saperi sono utilizzati per implementare potere e ricchezza di pochi a discapito di moltissimi. L’industria bellica o l’IA ne sono solo gli ultimi fulgidi esempi. L’UniPop ZAM, nella sua piccola dimensione di Università Popolare inserita in uno spazio occupato e autogestito, prova a ribaltare questo stato di cose e a ridisegnare il sapere e la sua diffusione. Una risignificazione che avviene in un contesto profondamente politico, di parte, senza gerarchie o procedure ufficializzate di sorta.
Nelle discussioni preliminari alla nascita dell’Università Popolare veniva utilizzata come dichiarazione di intenti la celebre frase di Primo Moroni: “Condividere saperi senza creare poteri”. Da qui si possono identificare i pilastri teorici che muovono la nostra pratica: condivisione, non-verticalità, circolarità del sapere. Esistono certamente diversi livelli di conoscenza e competenza, ci sono certamente ambiti culturali più accessibili di altri. Il tema non è appiattire le differenze o annullare le capacità individuali, ma valorizzare la discussione, la circolazione di sapere attraverso il confronto e la possibilità di questionare l’autorità dell'”ipse dixit” cristallizzata nella frontalità delle lezioni accademiche ufficiali. L’esperimento di un’Università autogestita è, prima di tutto, un laboratorio di sperimentazione politica ed esistenziale: esploriamo attraverso la conoscenza la possibilità di un nuovo modo di apprendere, di relazionarci e aprire prospettive nuove su ciò che ci circonda. Riprenderci i saperi ci permette di rendere concrete pratiche dissidenti che rompono la realtà neoliberista del sapere neutrale, aprendo a nuovi mondi concreti e reali di diffusione delle conoscenze e di reciprocità nelle relazioni.

Non è un caso che ogni lezione abbia un riferimento al mondo in cui viviamo: per esempio, attraverso la Filosofia Politica esploriamo i metodi e i trucchi con cui l’assetto sociale ci vede auto-sfruttare noi stessx; indagando la Salute pubblica e i suoi cambiamenti negli anni apprendiamo come si possa trarre profitto a discapito della salute delle persone comuni, cambiando la traiettoria personale e collettiva di salute; parlando di Cambiamenti Climatici è chiaro come le scelte politiche influenzino la salute del pianeta tutto e infine anche un corso di Grafica che analizza Tipografia, uso del colore e scelta delle immagini, ci rivela l’essenza politica dell’estetica e della comunicazione.
Non è casuale nemmeno che esistano nel nostro esperimento corsi pratici come quello di saldatura o di programmazione informatica: la valorizzazione della praticità quotidiana scardina l’assunto capitalista della divisione tra lavoro intellettuale e manuale che divide e parcellizza per meglio sfruttare sia la manualità che la cognitività.
Concludendo, ci piace pensare che l’Università Popolare ZAM sia un po’ come una bottega nella quale tanti strumenti condividono uno spazio comune nel quale si muovono. A volte questo spazio è ordinato e pulito, altre volte è confuso e rumoroso ma, quali che siano le condizioni, ogni strumento concorre a formare l’opera d’arte finale: l’allargamento di saperi politicamente orientati all’emancipazione collettiva e al conflitto sociale. La battaglia per i Saperi è tutt’ora in corso e non abbiamo nessuna intenzione di perderla.
Per saperne di più puoi visitare il nostro sito https://www.zam-milano.it/universita-popolare-zam/ o scriverci – e iscriverti ai nostri corsi – alla mail unipopzam@autistiche.org

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