03/04 – Im not your negro_cinezam

Im not your negro
Raoul Peck
3/4/2022
ore 21
@zam, via sant’abbondio 4

Pensato in una vita e lasciato ai posteri come manoscritto incompleto, “Remember This House” di James Baldwin non è mai stato pubblicato. Raoul Peck ne ha acquisito i diritti per realizzarne un documentario “testamentario” sulla secolare questione dei neri, mescolando materiali d’archivio al proprio girato sullo sfondo dell’inedito testo letto da Samuel L. Jackson. Aveva uno sguardo indimenticabile James Baldwin. Forse per questo Raoul Peck l’ha messo in primo piano sulla locandina del suo film I Am Not Your Negro, gemma preziosa estratta – e rielaborata con cura – dalla miniera d’oro degli scritti del grande attivista/pensatore/scrittore nato ad Harlem nel 1924 e morto in Francia trent’anni fa.

Il viaggio del regista haitiano – e nero – sulle tracce inedite di Baldwin inizia con una carrellata longitudinale sotto una delle soprelevate di New York, di quelle destinate a confluire in un ponte. Non è un caso: ciò che Peck si appresta a mostrare è il non facile collegamento fra quel manoscritto frammentario di 50 anni fa e l’attualità, dimostrando quanto sia drammaticamente pertinente.
Partendo dalle apparizioni dello stesso Baldwin in diversi tv show americani e in alcune lezioni universitarie, il materiale selezionato e montato dal regista si arricchisce di un collage di sequenze cinematografiche estratte da i film che – nel bene o nel male – hanno forgiato l’immaginario collettivo dell’identità dei “blacks”, anzi, dei “negri” ricordando la radice etimologica del termine “nero” riferita alle tenebre, alla morte. “Io stesso fin da piccolo – ricorda Baldwin letto da S. L. Jackson – ero talmente invaso da immagini di bianchi che uccidono gli indiani nei Western da rendermi conto che come ‘nigger’ ero l’indiano della situazione, il diverso, il nemico”.

Inedita quanto importantissima, la quest di Raoul Peck ereditata dal suo mentore è proprio relativa all’identità dell’essere nero, travisata dalla Storia raccontata dai vincitori. Già, perché, ricorda sempre Baldwin, “Il mondo non è bianco, né lo é mai stato. Bianco è solo il colore del potere”. Lo spunto storico dei ragionamenti contenuti in “Remember this House” furono le vite e le morti (per omicidio) dei tre grandi leader della battaglia per la parità dei neri, diversamente manifestata in Medgar Evers, Malcom X, e Martin Luther King. Le tre figure emblematiche servono da fili conduttori cronografici ma anche emblematici di un agire differente rispetto a cause pressoché uguali.

È un fatto ricordato nel doc di Peck, che Baldwin non aderì mai alla violenza delle Black Panthers, giacché amava cambiare le coscienze dall’interno, come si evince dai suoi illuminanti interventi (spesso scontri) televisivi. Quel “Your” del titolo voluto dal regista per questo folgorante film, può facilmente intendersi come “of the whites” (dei bianchi, ndr), nell’ottica di una eterna rielaborazione della Storia vista dai neri di tutto il mondo, a partire dagli African-American. In tal senso viene ancora in soccorso uno statement basilare del pensatore di Harlem: “La storia dei negri d’America è la storia dell’America. E non è una bella storia”.
Documentario costruito in una forma orientata ad esaltare gli importanti contenuti, sarebbe limitante affermare che I Am Not Your Negro è un film contro il razzismo perché esso va ben oltre come ampiezza e profondità: è un’opera sulla filologia dell’identità-del-diverso e dei conflitti ad essa collegati. In questo senso, chiaramente, diventa un caposaldo sulla necessità scientifica all’uguaglianza di ogni essere umano rispetto a ogni tipo di diritto, e dunque un manifesto che condanna senza esitazione le politiche che rifiutano accoglienza e integrazione, con un speciale occhio punitivo sul “Paese più fortunato di tutti gli altri ma che, rispetto agli altri, si è comportato più irresponsabilmente”. Parole di fuoco pronunciate mezzo secolo fa ma che sembrano dirette all’amministrazione Trump.

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