Cinezam – Meeting Gorbachev – 14/11 @ ZAM

Cinezam
Meeting Gorbachev
14/11 ore 21
v.o. sub ita

Il prolifico regista Werner Herzog incontra tre volte, nell’arco di sei mesi, Mikhail Gorbaciov, l’ultimo segretario del Partito Comunista sovietico. Sono occasioni preziose per ricostruire, oltre all’ascesa politica di Gorbaciov e il crollo dell’URSS, l’impegno costante di “Misha” verso il disarmo e l’uscita dall’era della Guerra fredda. La modalità è quella dell’intervista priva di filtri intermedi o costruzione scenografica, e con campi stretti sui due interlocutori. Tra uno scambio e l’altro, sono interpellati a dare il loro contributo specialistico anche altri protagonisti di quella stagione: Miklós Némesh, ex primo ministro ungherese, George P. Schultz, segretario di Stato USA durante la presidenza Reagan, Lech Walesa, ex leader di Solidarność e presidente della Polonia, James Baker, capo di Gabinetto alla Casa Bianca, Horst Teltschik, consulente alla sicurezza nazionale per Helmut Kohl.

L’ex presidente dell’Unione Sovietica al momento delle riprese ha 87 anni e, nonostante la salute compromessa, guida ancora la fondazione di studi socio-economici e politici che porta il suo nome, nata nel 1992, con sedi a Mosca e nel mondo.

L’approccio del regista di Fitzcarraldo non è neutro né distaccato: da una parte, da tedesco, avverte il senso di colpa per le ingenti perdite umane subite dai russi a causa della Seconda guerra, dall’altra è grato all’ex presidente dell’URSS per il suo ruolo fondamentale nel processo di riunificazione tra Germania Est e Ovest. Ma più in generale per il suo operato politico, sintetizzato nelle definizioni di “perestroika” e “glasnost” e nel dialogo costante e positivo con i lavoratori e le altre potenze mondiali.

Firmato a quattro mani con il documentarista e antropologo britannico André Singer (Night Will Fall), Herzog incontra Gorbaciov si caratterizza, come altri lavori documentari precedenti del regista, per la presenza della sua voice over a fare da guida nella narrazione. Da Cave of Forgotten Dreams a Lo and Behold, infatti lo spettatore che vede il film in lingua originale è ormai abituato al suo peculiare accento teutonico che conferisce una certa sacralità a ciò di cui si occupa di volta in volta.

Qui il documentarista sembra lasciare molto più spazio all’archivio – trenta le fonti consultate, molto pregevoli, prevalentemente di eventi ufficiali, sia in pellicola che supporto video televisivo, più l’apparato fotografico – per restituire a pieno le atmosfere ai tempi dell’URSS: i luoghi natii e la vita familiare a Stavropol, la sequenza ravvicinata di tre funerali di Stato (i presidenti Breznev, Andropov, Černenko) con le relative parate tra divise, drappi e corone, e le folle millimetricamente schierate nella Piazza Rossa; ma anche le prime richieste di indipendenza e rinnovamento, come la strabiliante ripresa aerea della catena umana (o “via baltica”) pacifica e spontanea lunga seicento chilometri formatasi tra Lituania, Lettonia ed Estonia nel cruciale 1989.

In questo incontro empatico, che a tratti sembra preludere quasi a un abbraccio, l’intervistatore (che pone le domande in inglese, poi tradotte via auricolare all’intervistato, che risponde, con formule spesso diplomatiche, in russo) evita riferimenti all’attualità stretta e confronti con la Russia degli oligarchi. Il convitato di pietra Putin, mai nominato, appare diabolicamente di sfuggita mentre rende omaggio al feretro di Raisa, l’amatissima moglie e first lady essenziale per l’immagine pubblica e la strategia di Gorbaciov.

L’accento è semmai sulla visione moderna e la tensione democratica di un uomo dalle origini umili ma dalla straordinaria intelligenza anche comunicativa, ritrovatosi al centro di un passaggio epocale a servire non solo la propria nazione ma la comunità umana. Se lo spirito del documentario è più didattico che critico, si distingue per come rivela l’isolamento attuale di un leader politico determinante del Novecento. Un premio Nobel per la pace, pratico sia d’agricoltura che di poesia, che sulla sua tomba vorrebbe fosse scritto: “Ci abbiamo provato”.

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