Afghanistan – Al punto di partenza dopo quarant’anni di guerre.

Nella giornata del 1donna_bambini_soldato8 Giugno 2013, con un annuncio a sorpresa al vertice del G8, Barack Obama ha dichiarato imminente l’apertura di colloqui di pace a Doha in Qatar, tra il governo Karzai ed i talabani.
Il tutto dopo 12 anni di occupazione militare occidentale e migliaia e migliaia di morti…
Ma torniamo un attimo agli anni ’70.

La mattina del 27 Dicembre 1979, preceduti da operazioni messe in campo dai reparti speciali del KGB e dalla 103 Divisione Paracadutisti della Guardia, i carri armati della 40 Armata sovietica entravano in Afghanistan.
Con l’invasione dell’Armata Rossa iniziava “ufficialmente” la guerra in Afghanistan (come viene raccontata in Occidente).
Per capire quasi quarant’anni di guerra bisogna però fare diversi passi indietro.

I rapporti tra Unione Sovietica ed Afghanistan furono molto cordiali fin dall’instaurarsi del governo dei Soviet.
Tanto che molte infrastrutture e grandi opere nel paese furono costruite direttamente dai Russi.
Il 17 Luglio 1973, il re Zahir Shah fu rovesciato da Mohammed Daud con l’appoggio del Partito Democratico Popolare dell’Afghanistan (partito di sinistra su posizioni marxiste-leniniste).
Daud tentò di attuare riforme modernizzatrici entrando ben presto in contrasto con la provincia rurale afghana, dove dominavano antichissime tradizioni tribali.
Già a metà degli anni ’70 il Pakistan e l’ISI (i suoi potentissimi servizi segreti) iniziarono ad armare l’etnia Pashtun (maggioriataria nei due paesi) in funzione anti-governativa. Già in quel periodo emersero due nomi che sarebbero diventati famosi nei decenni successivi come “signori della guerra”: Rabbani ed Hekmatyar.

Nel 1978, il sempre più impopolare Daud fu rovesciato dai comunisti afghani (il PDPA).
Il PDPA avviò una serie di riforme in tutto il paese.
Riforme che andavano da quella agraria (cancellazione del latifondo e distribuzione delle terre) alla nazionalizzazione delle banche, dalla lotta all’analfabetismo al tentativo di promuovere la partecipazione delle donne all’attività politica. La politica modernizzatrice fu condonna col pugno di ferro andandosi ancora una volta a scontrare con le tradizioni dell’Afghanistan rurale. Le masse rurali islamiche non tolleravano scelte politiche vissute come intrusioni nella loro vita di tutti i giorni. L’abolizione del burqua o il tentativo di limitare i matrimoni combinati venivano vissute come scelte intollerabili ed incomprensibili.
Già nel 1978 iniziarono i primi scontri armati tra governo centrale ed insorti. Scontri armati che dilagarono per tutti il 1979.
Lo scricchiolante governo di Kabul, iniziò a richiedere sempre più pressantemente il sostegno sovietico.
Il Politburo era titubante. L’ingresso dell’Armata Rossa in Afghanistan avrebbe messo in seria difficoltà le relazioni sovietiche con i paesi arabi e con i paesi non-allineati.

Nel Settembre del 1979 l’ala più dura del PDPA guidata da Hafizullah Amin prese il potere rovesciando il “moderato” Taraki.
Di quel periodo sono i primi memorandum operativi della presidenza americana Carter che autorizzavano la CIA a fornire supporto i ribelli afghani: i mujaheddin.
Il nuovo governo di Amin intensificò la repressione anti-islamica tanto che Breznev, fino a quel momento recalcitrante, diede il via libera ad un piano che prevedeva un intervento sovietico in Afghanistan teso a rovesciare Amin ed insaurare un governo più moderato.
La sera del 24 Dicembre, gli spetsnaz, le forze speciali sovietiche diedero il via all’operazione Storm 333 rovesciando Amin ed uccidendolo.
Entro i primi giorni del 1980 il paese era nelle mani dell’Armata Rossa. Il governo fu affidato al più malleabile Kermal.

Le reazioni internazionali furono molto dure e già dai primi mesi del 1980 l’opposizione ai Sovietici iniziò ad intensificarsi.
Gli Stati Uniti ed il Pakistan iniziarono una politica di appoggio attivo della guerriglia afghana.
Questo il paradossale racconto di un reduce russo sui suoi due anni di servizio in Afghanistan (1980-82): “…all’inizio eravamo elettrizzati. Ci dissero che stavamo andando a combattere contro gli Americani. Solo che quando arrivammo, degli Americani non c’era traccia. Dovevamo combattere contro fantasmi che apparivano e scomparivano nella notte. La popolazione civile era ovviamente ostile. Noi non capivamo loro e loro non capivano noi…”.
La fase più sanguinosa del conflitto andò dal 1980 fino all’avvento di Gorbaciov nel 1985. Ci furono battaglie su vasta scala come quelle nella Valle del Panjshir ed altissime perdite tra i civili.
La resistenza afghana, pur divisa in molte fazioni, mise in difficoltà l’Armata Rossa. Tra i diversi comandanti emerse la figura di Massoud.

Gorbaciov si rese conto di quale buco nero fosse l’impegno militare in Afghanistan per la già zoppicante economia sovietica ed optò per una strategia che favorisse un progressivo disimpegno dei Russi.
Boris Gromov, comandante della 40 Armata mise in campo alcune operazioni come Magistral che misero in difficoltà i mujaheddin.
D’altro lato i Russi procedettero ad assegnare un ruolo sempre più di primo piano nella guerra all’RDA, l’esercito afghano.
Ci fu anche un cambio nella leadership. Al debole Kermal successe l’abile Najibullah.
Il ritiro sovietico, iniziato nel Maggio del 1988 terminò il 15 Febbraio 1989, a nove mesi dalla Caduta del Muro di Berlino.
Difficile stabilire il numero (terribile) delle perdita causate dalla guerra. Tra gli Afghani si parla di un minimo di 600.000 ed un massimo di 2 milioni di morti. Per i sovietici le stime ufficiali parlano di 15.000 morti. Molti ritengono che le cifre reali siano di almeno il doppio.

Chi si aspettava che il governo filo-russo di Najibullah cadesse non appena l’ultimo soldato sovietico aveva lasciato il paese rimase deluso.
Si scatenò invece una feroce guerra civile durata fino al 1992 e che causò altre decine di migliaia di morti.
Kabul cadde nelle mani dei mujaheddin il 27 Aprile 1992. Ma non era ancora giunto il momento della pace.
I vari signori della guerra non riuscirono ad arrivare ad un accordo sulla gestione del paese facendolo di nuovo sprofondare nella guerra.
Fu in quel periodo che gli Stati Uniti iniziarono a puntare su un nuovo movimento di guerriglieri, i talebani (studenti del Corano nelle scuole islamiche) guidati dal Mullah Omar, figura leggendaria ed eroe della resistenza anti-sovietica.
I talebani, che predicavano la rigida applicazione della sharia, con l’appoggio pakistano, americano e saudita divennero il movimento egemone, prendendo il potere nel 1996.

Il periodo di governo dei talebani fu contraddittorio.
Essi applicarono una visione rigidissima della legge islamica, ma paradossalmente, l’Aghanistan, martoriato da 20 anni di guerra, visse una breve fase di pace.
Ai talebani si opponeva l’Alleanza del Nord guidata dall’ormai famoso Massoud e dal furbo Dostum.
I nemici di un tempo diventavano oggi alleati. I Russi sostennero Massoud finanziandolo contro i talebani in funzione anti-islamica.

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In seguito ai devastanti attentati sul suolo americano condotti dal network di Al Qaida guidato da Osama Bin Laden (ricco esponente di una famiglia saudita e combattente contro l’Armata Rossa negli anni ’80) l’11 Settembre 2001 e che causeranno la morte di 3.000 persone l’amministrazione repubblicana di George W. Bush lancerà la guerra globale al terrorismo.
Il primo obiettivo di Bush sarà l’Afghanistan. Questo perché, sotto il governo dei talebani, i militanti di Al Qaida avevano nel paese diverse basi ed erano liberi di muoversi ovunque senza limitazioni.
Lo scopo esplicito degli Americani sarà quello di catturare o uccidere Bin Laden e distruggere Al Quaida.

Il 7 Ottobre 2001 iniziarono i pesanti bombardamenti del paese da parte di Americani e Britannici.
In un mese di bombardamenti le forze talebane furono decimate ed anche tra i civili ci furono grosse perdite.
Il 9 Novembre, sotto la copertura aerea americana, l’Alleanza del Nord attaccò i talebani.
Dopo la mattaglia di Mazar-i-Sharif, Kabul cadeva il 12 Novembre.
Parallelamente alle operazioni militari, si assiste ad una squallida ed improbabile giravolte nei mass media e nelle opinioni pubbliche occidentali. Gli Afghani, che negli anni ’80 erano dipinti come indomiti e nobili combattenti per la libertà (chi non ricorda Rambo III?) diventano improvvisamente mostri sanguinari…
Tra Novembre e Dicembre i talabani persero la loro roccaforte Kandahar e le loro forze , compreso Omar, si sbandarono (molti fuggendo nelle zone tribali del Pakistan).
Per tutto il Dicembre del 2001 gli Americani bombardarono pesantemente il massiccio di Tora Bora sperando di trovarvi rifugiato nelle sue grotte Bin Laden.
Quando l’ultimo bastione cadde di Bin Laden nessuna traccia.
Nel 2002 prese il potere il filo-occidentale Hamid Karzai.
La guerra sembrava vinta e nel 2003 gli Americani diedero il via ad un nuovo e sanguinoso conflitto: l’invasione dell’Iraq.

Le forze statunitensi conquistarono l’Iraq ed abbatterono Saddam Hussein in pochissimo tempo, tanto che il Primo Maggio del 2003, George W. Bush celebrò la vittoria nel celebre e sciagurato “discorso della portaerei” dichiarando che la missione era compiuta.
Che la missione non era compiuta emerse chiaramente già dall’estate dello stesso anno quando la guerriglia contro gli Americani iniziò a portare i primi colpi. Guerriglia che divenne vera e propria insurrezione negli anni successivi causando alle truppe americane migliai di morti ed obbligando Washington ad una politica di compromesso con gli “insurgents” sciiti e sunniti.

Anche l’Afghanistan era tutt’altro che pacificato.
I talebani, lentamente riorganizzatisi nelle loro roccaforti a Sud e ad Est iniziarono a muovere i primi colpi già nel 2003.
Nel 2006 la NATO sostituì gli Americani nel comando diretto delle forze occidentali sul terreno.
Tra il 2006 ed il 2010 ci furono una serie di operazioni militari di ampia portata per tentare di sradicare la guerriglia talebana dal paese.
Ma la NATO si trovava ad affrontare la medesima situazione affrontata dall’Armata Rossa negli anni ’80.
Le vittorie erano sempre momentanee ed ogni volta la guerriglia si riorganizzava in un paese da sempre ostile agli stranieri armati sul proprio territorio.

Con l’elezione del democratico Obama alla presidenza degli Stati Uniti nel Novembre 2008 la politica americana è cambiata.
Oltre al ritiro dall’Iraq gli Americani hanno teso (come avevano già fatto del resto i Russi) a dare maggiore responsabilità alle forze afghane mettendo, parallelamente, in campo, la strategia dei droni.
Piccoli aerei senza pilota ad altissima tecnologia capaci di colpire la leadership talebana in qualsiasi punto, ma capaci anche di incredibili stragi di civili.

Tutto cambia il 2 Maggio 2011 quando il Team Seal Six, in un’operazione speciale a Bilal Town in Pakistan, trova ed uccide Osama Bin Laden, il nemico pubblico numero uno degli Stati Uniti.
Nonostante le operazioni anti-guerriglia continuino, così come continuano senza soste gli attacchi dei talebani, l’amministrazione Obama (rieletta nel Novembre 2012) considera sempre più vicino il ritiro americano e sempre più probabile un percorso di pace coi nemici giurati di un tempo.
Fino ai giorni nostri…

Teo

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Una replica a “Afghanistan – Al punto di partenza dopo quarant’anni di guerre.”

  1. Oleg Capovani ha detto:

    Condivido l’articolo.
    Aggiungo, come osservatore interno al mondo Russia, che la guerra in Afghanistan
    qui è sempre vista e percepita in maniera “interna”. Nessun russo conosce le fasi della
    guerra che sono state spiegate nell’articolo: l’impantanamento dell’Armata Rossa in Asia minore
    è uno specchio della fine di un’era e di un futuro che non viene più visto come lo si vedeva una volta.
    la generazione che lo visse poi finì in madre patria a scontrarsi con gli scaffali vuoti del periodo
    di Gorbaciov e con il far west dell’era Eltsin…. insomma è stato il preannunciamento di una catastrofe interna. Questa guerra mette la parola fine al patriottismo in Russia, che da qui in poi
    diventa becero populismo.

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