Cosa significa realmente l’accordo tra il Governo Italiano e i capi tribù del Fezzan?

Venerdì 31 Marzo al Viminale, il presidente del consiglio dei Ministri Paolo Gentiloni, e il ministro degli interni Marco Minniti, hanno accolto 60 ”capi tribù” del Sud della Libia per siglare un accordo volto a fermare i flussi migratori da paesi subsahariani prima della partenza dalle coste nord-africane. Questo accordo si pone in continuità con quello già stretto 2 mesi fa con Fayez Mustafa Serraj, presidente di uno dei due principali schieramenti libici con sedi amministrative a Tripoli. Perchè il Viminale ha accolto 60 capi di tribù che non sono rappresentanti di alcun stato di diritto vagamente riconosciuto a livello internazionale? La risposta è abbastanza semplice: Fermare le partenze dalle coste libiche è impossibile. L’unico modo realmente efficace per fermare i migranti sub-sahariani, provenienti soprattutto dalle regioni dell’Africa dell’Ovest, è quello di fermarli in quella striscia di terra che collega il Nord del Niger al Sud della Libia. Proprio in mezzo al deserto del Sahara. Non ci dilungheremo sulle imbarazzanti discussioni tra i legami di sangue fatte tra il Calabrese Minniti e i capi tribù del Fezzan, nemmeno indagare quanti siano realmente capi tribù e quanti semplicemente esponenti di formazioni paramilitari attive in quella zona.

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Ci interessa però evidenziare per l’ennesima volta, che questo governo intende fermare i flussi migratori dai paesi di partenza a qualsiasi costo. Al di là delle balle che leggiamo sui giornali, di un paventato accordo volto anche a fermare il ”radicalismo islamico”, proviamo a riassumere in maniera netta e sintetica come, perché e cosa prevederà questo accordo. Il governo italiano e l’Unione Europea riempono di soldi i ”capi tribù”, I ”capi tribù” concentrano tutto il proprio impegno militare per bloccare i migranti nel deserto. Il guadagno di questa operazione, che verrà monitorata dal governo italiano, farà guadagnare alle ”tribù del Fezzan” e ai vari gruppi paramilitari più soldi di qualsiasi disputa territoriale. Questo, per dirla semplice semplice, è ciò che il nostro governo ha proposto per far pattuire un accordo di pace tra le varie micro-fazioni in guerra tra loro nel Sud della Libia. Perché è inutile girarci attorno, i costi-benefici di questa operazione per il governo italiano e l’Unione Europea sono nettamente superiori a qualsiasi altra opzione che debba vagamente tutelare i diritti umani dei migranti, alle tribù l’unica cosa che può interessare per cessare la loro faida interna è una cospicua somma di denaro che possa acquietare gli animi. Vogliamo provare a riassumere in maniera ancora più sintetica quanto accaduto venerdì scorso al Viminale? 60 ”capi tribù” sono stati invitati alla corte di Minniti e Gentiloni per essere arruolati come dei semplici mercenari. Infine la missione commissionata dal governo italiano è quella di bloccare a qualsiasi costo le migliaia di persone che attraverseranno la tratta nel deserto che collega Dirkou – Al-Gathrun e Sebha.

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Nessuno degli interlocutori con cui il governo ha interagito è vagamente credibile dal punto di vista del rispetto delle norme e dei diritti sanciti a livello internazionale. Questo è un semi accordo sottobanco, spaventosamente efficace, che copre ulteriormente di sangue la tratta del deserto del Sahara in cui da anni spadroneggiano senza controllo bande e gruppi paramilitari, le stesse che Roma ha accolto a braccia aperte lo scorso fine settimana.

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