Donne e sviluppo: sulla carta o nella realtà?

 Il ruolo della donna nei Paesi in via di Sviluppo…..i diritti delle donne. La donna come motore di sviluppo, la donna come pilastro delle società….quante volte ho sentito, letto e parlato di questi argomenti. L’ambito internazionale (Nazioni Unite, ONG, associazioni, istituti di ricerca, tavoli di governi, Europa…) pullula da anni di trattati, convenzioni, ricerche, documentazione, conferenze su questo tema. Tanti buoni propositi e un giusto riconoscimento.

Ma quali sono i problemi che una donna si trova concretamente ad affrontare oggi nei Paesi in via di Sviluppo?

Ovviamente, la situazione è differente da paese a paese, e vi sarebbero numerosi aspetti di cui parlare.

Ho scelto di girare questa domanda a Laura, un’ostetrica italiana che da circa 4 anni lavora
in progetti di cooperazione in Africa (ha lavorato in Burundi, Malawi, Sud Sudan e Somalia).
Laura lavora direttamente in alcune strutture sanitarie locali (supportate da ONG internazionali), o come formatrice, supervisionando il lavoro dello staff medico del Ministero della Salute locale.

Mi racconta che il principale problema in molti paesi africani (ma non solo) è l’accesso alle strutture sanitarie, e dunque alle cure: la mancanza di infrastrutture e la carenza di strutture sanitarie decentralizzate e raggiungibili fanno si che le donne, molto spesso, si trovino a dover affrontare da sole e senza assistenza il parto o le complicazioni ad esso legate. Nonostante il problema dell’accesso alle cure sia comune a tutta la popolazione, Laura mi dice che le donne sono particolarmente colpite, essendo una problematica come l’emorragia post partum una delle più diffuse cause di morte (proprio per il fatto che le donne in gravidanza non riescano a raggiungere le strutture sanitarie in tempo).

I contesti di paesi in via di sviluppo sono spesso caratterizzati dalla mancanza di planning familiare, e dunque ogni donna spesso si trova a partorire anche fino a 12-14 figli (variabile da paese a paese), spesso iniziando in età molto giovane e terminando in età avanzata: questo rende i rischi delle complicazioni da gravidanza ancora più frequenti e pericolosi (anch’essi variabili a seconda dell’età, delle esperienze pregresse di gravidanza e parto, dalle condizioni fisiche e da molti altri fattori).

Laura mi dice che l’impatto del mancato accesso alle cure sanitarie delle donne e delle madri ha un effetto devastante sull’intera società: è scontato ricordarlo, ma la salute della donna ha delle ripercussioni immediate e fondamentali sulla salute, spesso sulla vita, dei suoi figli. Molte donne, e i loro bambini, subiscono inoltre delle disabilità permanenti a causa delle complicazioni del parto (come le fistole, o danni celebrali dovuti alle difficoltà del parto), che sono oggetto di stigma e pregiudizio, e dunque di esclusione sociale, che hanno ulteriori conseguenze negative sulla salute fisica e mentale della donna e della sua famiglia.

L’adozione da parte dei governi di politiche sociali e sanitarie orientate alla pianificazione familiare e al controllo delle gravidanze sarebbe una soluzione auspicabile, in quanto avrebbe anche ripercussioni positive sulla malnutrizione, fenomeno che falcidia i bambini soprattutto in alcuni paesi dell’Asia o del Corno d’Africa, e sulla diffusione dell’HIV, soprattutto sulla trasmissione da madre a figlio, nella quale alcuni paesi africani si stanno effettivamente impegnando ma con risultati ancora migliorabili.

Il rafforzamento delle strutture sanitarie (compresa la formazione del personale), la loro decentralizzazione e il miglioramento delle infrastrutture per la mobilità sarebbero altre soluzioni possibili per ridurre la mortalità materno infantile e l’espletamento del diritto alla salute per le donne: molti governi mostrano tuttavia disimpegno, lasciando intervenire le ONG e, una volta partite, lasciando ospedali, strutture e personale all’abbandono completo. La comunità internazionale e l’OMS (Organizzazione mondiale della Sanità) potrebbero a loro volta adottare misure più concrete e investire più risorse e sforzi in questo senso.

Purtroppo invece, molto spesso, sembra che l’importanza della donna e della salute materno infantile siano riconosciute sulla carta e all’interno delle conferenze, ma che poco venga fatto, nel concreto, per tutelare questo pilastro basilare di ogni società, uno dei diritti umani fondamentali, in qualsiasi parte del mondo e in qualsiasi situazione economica, sociale o politica.

Alcune volte, sembra che l’occidente si “scaldi” di più parlando della tradizione femminile del velo che per argomenti di importanza cruciale come questo, facendoci così capire che la strada per il riconoscimento dei diritti fondamentali delle donne (e dei loro figli), in tutto il mondo (e a tutti i livelli di sviluppo e ricchezza), è ancora molto lunga.


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