La trappola dell’urbanizzazione a tutti i costi

Ogni anno sono decine le stragi di esseri umani che si verificano nella favelas e negli insediamenti urbani abusivi di tutto il mondo.
In molti paesi dell’Asia e dell’Africa (ma anche nei vicini Medio Oriente e Europa dell’Est), la presenza di fenomeni naturali come piogge intense, temperature elevate, uragani o terremoti, combinate all’esistenza di quartieri (a volte intere città) costruiti in zone ad alto rischio, inadatte all’urbanizzazione, realizzati con materiali di scarto, senza alcuna misura di sicurezza e caratterizzati da alto sovraffollamento e precarietà, rappresentano delle vere e proprie “roulette russe” sulla vita di decine di migliaia di persone.
Il fenomeno delle favelas e negli insediamenti urbani abusivi è sempre frutto dell’abbandono delle campagne per le migrazioni massive di popolazione verso le città, spesso a causa delle difficoltà economiche legate all’agricoltura, a loro volta causate o acuite da una mancanza di politiche economiche a sostegno del settore agricolo e delle difficoltà al controllo dei mercati e del prezzo dei beni alimentari da parte dei governi.
L’afflusso massiccio di persone verso le capitali, e l’incapacità o, spesso, la mancanza di volontà di pianificazione e di urbanizzazione fanno si che, in breve o medio termine, nascano insediamenti completamente insicuri dal punto di vista igienico-sanitario, urbanistico, ambientale, economico e sociale.
Insediamenti che vengono, molto più di altre zone, facilmente spezzati via o rasi al suolo da terremoti, piogge, alluvioni o da qualsiasi fenomeno umano o naturale che richieda un minimo di sicurezza degli edifici e delle abitazioni.
La popolazione inoltre, nascendo e trascorrendo tutta la propria vita in condizioni di vita cosi precarie, si abitua a essere continuamente esposta a rischi, ne perde la percezione: per questo è molto raro che le favelas o gli “slum” (baraccopoli), siano luoghi di passaggio, e che vengano abbandonati alla ricerca di un luogo migliore dove vivere.
Al contrario, gli insediamenti urbani abusivi sono i luoghi dove le famiglie si formano, si legano e si stabiliscono in modo permanente, le identità e i legami familiari o di gruppo si rafforzano (favorite dal fenomeno della marginalizzazione e dell’esclusione sociale), segnando cosi anche il destino delle nuove generazioni e dei bambini, per i quali diventa cosi ancora più difficile poter scegliere un futuro diverso.
UNHABITAT è un’agenzia delle Nazioni Unite creata apposta per rispondere, con progetti architettonici, ambientali ed economico-sociali, a questi fenomeni sempre più diffusi e spesso causa di enorme sofferenza e degrado, oltre che di stragi periodiche evitabili e prevedibili.
Médecins Sans Frontières ha realizzato recentemente un progetto multimediale per illustrare i bisogni e le condizioni di vita in alcune delle baraccopoli urbane nelle quali lavora, visitabile attraverso il link www.urbansurvivors.org/en.

Sarebbe un errore pensare che questi fenomeni si verifichino solo in altri paesi, in contesti lontani e diversi dai nostri: le realtà delle difficoltà e della mala-gestione del fenomeno dell’urbanizzazione e dei pericoli che ne conseguono in caso di eventi climatici (o “reazioni” della natura stessa agli interventi dell’uomo) è sotto gli occhi di tutti proprio in questi giorni, e dovrebbe farci riflettere sulla direzione in cui stiamo andando.

Una replica a “La trappola dell’urbanizzazione a tutti i costi”

  1. […] subite da alcuni paesi sono molteplici: la prima è l’urbanizzazione incontrollata (si veda questo articolo), che porta all’accrescere dei fattori di rischio in territori già soggetti a fenomeni […]

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