Somalia senza futuro

La notizia ci ha raggiunto come un forte schiaffo, unendo in un solo grido di angoscia e poi di dolore Bruxelles, Milano, Pakistan, Haiti e tante altre parti del mondo: solo dopo qualche ora abbiamo saputo i nomi dei nostri due colleghi, uccisi brutalmente a Mogadiscio, Somalia, mentre erano intenti a coordinare un progetto d’emergenza per quel martoriato paese del Corno d’Africa.

Somalia.

Il paese più catastrofico al mondo per quanto riguarda povertà, malattie, insicurezza, criminalità, pericolo.

Nessuno è escluso: nemmeno gli operatori umanitari, i pochi che ancora riescono a lavorare nel paese, dal quale ormai sono ritirate la maggior parte delle missioni e delle associazioni internazionali, Nazioni Unite incluse, lasciando la popolazione nella solitudine più totale.

Perchè?

La Somalia non é sempre stata cosi’.

Uscita dal colonialismo italiano e inglese nel 1960, il paese visse un periodo di relativa stabilità durante la dittatura di Siad Barre, durata fino al 1991 per mano di alcuni clan rivali del dittatore socialista, schierato con il Blocco Sovetico.

Dagli anni 90 fino al 2006 c’é stato un progressivo aumento degli scontri per il potere dei clan somali rivali, culminati con la presa di controllo del paese degli Shabab Islamici (partito islamista) nel 2006, destituito pero’, di fatto, dalle truppe etiopi, con l’appoggio delle Nazioni Unite, nel 2008: da allora, il caos.

I clan, principali raggrouppamenti etnici e sociali della società somala, si basano principalmente su appartenenza familiare, etnica e territoriale: l’assenza di istituzioni politiche capaci di governare lo stato in maniera efficiente e di mediare tra le parti, hanno accresciuto il livello di conflitto tra essi,  l’ insicurezza e la criminalità, portando imprese, denaro e opportunità a lasciare progressivamente il paese.

Questo fenomeno di “fuggi fuggi” (che negli ultimi anni ha coinvolto persino le agenzie umanitarie, vittime di ripetute aggressioni, rapine e sequestri a scopo di estorsione), oltre ad impoverire ed isolare la popolazione, ha contribuito ulteriormente ad inasprire la guerra tra i clan, di fronte ad una netta diminuzione delle risorse finanziarie, del lavoro e delle opportunità di arricchimento.

Oggi la Somalia é valutato il paese più pericoloso al mondo, dove, come si vede in questo video (http://www.youtube.com/watch?v=S54zDezbWaM) qualsiasi essere umano straniero (meglio se occidentale), ha circa un periodo di tempo di 5 minuti prima di essere, con tutta probabilità, rapito, aggredito o ucciso.

Molti giornalisti o studiosi parlano di “terra di nessuno”, per esprimere l’assenza di stato centrale, di un governo in grado di salvare il paese dalla pericolosa anarchia nella quale é piombato, dai conflitti di poteri personali, tribali o familiari.

Molti parlano anche di mancanza di interesse per la Somalia: l’assenza di risorse naturali come il petrolio, di minerali, o di ricchezze, non renderebbe il paese appetibile e la sua sicurezza non verrebbe per questo garantita da parte dei governo occidentali.

Io credo invece che la Somalia sia di grande interesse strategico, e che per questo il suo caotico status quo venga mantenuto con la complicità di tutto il mondo: le decine di anni di instabilità totale ne hanno fatto infatto territorio preferenziale per i traffici illegali (basti pensare a Ilaria Alpi, che già ne aveva scoperti negli anni 90), soprattutto di khat (droga largamente consumata in Africa e prodotta in Yemen,   http://www.ilmanifesto.it/archivi/fuoripagina/anno/2011/mese/06/articolo/4889/) e di armi, che riforniscono i molti conflitti africani. Ma anche di sostanze tossiche, rifiuti, denaro sporco ottenuto con i sequestri delle navi di cui si é parlato anche ultimamente.

La Somalia interessa molto: e come non potrebbe?

La sua posizione strategica, collocata sul mare del Golfo di Aden, tra Arabia Saudita, Yemen e Corno d’Africa, affacciata su un mare di passaggio per ogni genere di commercio legale e illegale, la rende uno dei luoghi più interessanti per trafficanti, commercianti e per chi mira al controllo, passaggio e smercio di risorse tra Asia e Africa.

Il silenzio che regna da parte dei media e dei governi occidentali sulla inaccettabile situazione della popolazione somala, stremata da anni di povertà, carestie, guerre e violenza, tra l’indifferenza e la disinformazione, non fa che confermare il fatto che il paese é un enorme “buco nero” per permettere a tanti di arricchirsi con traffici illegali.

In questo contesto anche le stesse ONG e agenzie umanitarie, potenziali testimoni della situazione, non sono né le benvenute, né risparmiate dalla violenza cieca e dalla ferocia di conquista delle risorse economiche che portano con sé e che potrebbero, anche se per poco, alleviare le sofferenze della popolazione più disperata e senza futuro al mondo.

 

 

Questo articolo é dedicato ai due operatori di Medicins Sans Frontieres uccisi a Mogadiscio il 29 Dicembre 2011, e anche a tutti gli altri, migliaia, che muoiono ogni giorno sul lavoro.

 

 

 

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Una replica a “Somalia senza futuro”

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