Tahrir, sul corpo delle donne

egittoLa difficoltà di analisi della situazione egiziana in Italia risiede nel fatto che molte persone tendono a valutarla con i loro occhi.

Quello che sta succedendo in questi giorni, in questi mesi, ci manda invece segnali di quanto la società egiziana sia invece complessa, e la situazione non così semplice come si tende a dipingerla a volte.

Di ieri un articolo che testimonia la violenza sessuale, di gruppo, praticata contro alcune donne in piazza Tahrir, durante le manifestazioni.

 Ne avevamo già sentito parlare l’anno scorso, all’inizio della rivolta,  quando l’attivista  Mona el Haltawy aveva denunciato pubblicamente le molestie subite da parte dello SCAF (forze militari) durante il suo arresto.

Non fu l’unica però, perché alcune giornaliste francesi e americane testimoniarono in quei giorni tentativi di stupro avvenuti in piazza, da parte di gruppi di uomini non ben identificati (e non riconoscibili come militari).

L’articolo di Internazionale di ieri fa rabbia, ma purtroppo non mi stupisce.

 La società egiziana è una società complessa, in cui il ruolo della donna e soprattutto l’affermazione dei diritti e delle libertà civili (tra cui quelle di manifestare) sono in un faticoso processo di trasformazione e vivono quotidianamente forti contraddizioni.

Sarebbe una semplificazione dare la “colpa” all’Islam, e ignorare che invece il cuore del problema potrebbe essere che le spinte conservatrici e tradizionaliste si stiano scontrando violentemente con altre forze moderne e laiche della società (anche frutto delle contaminazioni con l’estero).

Sono tutti elementi presenti nella società egiziana, non annullabili né ignorabili.

 Detto questo, chi sta terrorizzando le donne in piazza?

Si dice che siano infiltrati anti-rivoluzione. Si dice che siano giovani teppisti che si approfittano della situazione. Si dice che possa essere un modo per infangare la reputazione dei manifestanti.

 Di certo, chi fa questi atti vuole dire alle donne di stare a casa, vuole impedire alle donne di scendere in piazza, seminando la paura.

 Chiunque siano gli esecutori di questi atti, e qualunque cosa vogliano, è importante non dimenticare che analizzare il contesto egiziano vuole dire tenere a mente la complessità non solo della situazione politica attuale, ma della società che sta vivendo queste trasformazioni.

 Lo stesso popolo della piazza egiziano è ora responsabile (e si sta organizzando) per la protezione e la difesa delle persone che abbracciano le pratiche di opposizione di questi mesi: sicuramente sarà un passo verso il rafforzamento della società civile, fondamentale per un futuro politico e sociale democratico, che tenga finalmente conto delle vere esigenze della popolazione.

 Fa male realizzare che il corpo delle donne è, purtroppo e non a caso, di nuovo terreno di battaglia.

 Per approfondire: http://www.egyptindependent.com/opinion/sexual-assault-tahrir-what-it-means-and-how-stop-it

 

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