Definitive le condanne per il corteo della Festa della Donna 2009

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Condanne definitive ed esecutive per alcuni attivisti, tra cui un redattore di MilanoInMovimento.

2.768 giorni.
Più di 7 anni e mezzo.
Tanto è passato dal corteo del 7 Marzo 2009 contro il pacchetto sicurezza dell’allora Ministro dell’Interno Maroni in occasione della Festa della Donna e gli ordini di esecuzione della pena da parte della Procura di Milano arrivati in questi primi giorni di Ottobre per alcuni imputati del processo che ha riguardato gli eventi di quella giornata…
Esecuzione della pena…
Già…perché nel frattempo le condanne sono diventate definitive dopo essere approdate a Luglio in Cassazione.
E per qualcuno, tra cui un redattore di MilanoInMovimento, non è prevista neppure la sospensione della pena a causa di precedenti condanne per iniziative politiche.

2.768 giorni dicevamo.
Tanto è passato dai fatti.
Quasi un’era geologica fa.
Primavera 2009: Obama aveva appena vinto le elezioni per la prima volta, Berlusconi si era insediato per la terza volta a Palazzo Chigi dopo aver stravinto le elezioni del 2008 e nulla sembrava intaccare la sua popolarità, il movimento universitario dell’Onda aveva appena dato una scossa salutare all’Università italiana, la grande crisi economica era da poco cominciata, la famiglia Englaro aveva da poco vinto la sua battaglia per dare ad Eluana una fine dignitosa dopo 17 anni di agonia…
Condanne arrivate a pochissimi giorni dalla prescrizione e che hanno riguardato anche un’attivista di Ambrosia e un militante del centro sociale Lambretta.
Evidente che la Procura volesse arrivare a delle condanne definitive a seguito dell’accelerazione dei procedimenti seguita ai fatti del Primo Maggio NoExpo.
7 anni e mezzo da quel 7 Marzo 2009…tanto, tanto tempo…troppo tempo…anche in risposta a tutti quelli che sognano di allungare i tempi di prescrizione dei processi all’infinito tenendo gli imputati (magari per reati minimi) sulla graticola per decenni…
Ora toccherà vedere se verranno accordate dal Tribunale di Sorveglianza le misure alternative alla detenzione.

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Una sentenza, quella di cui stiamo parlando, che ha trasformato una giornata di lotta sociale e politica in vicenda “criminale”.
Un processo che ha visto una ricostruzione dei fatti degna di un film di fantascienza…quando poi l’episodio in questione ben poco aveva di violento e moltissimo di giocoso e ironico.
Quel giorno un combattivo e colorato corteo andò a contestare il cosiddetto “Pacchetto Sicurezza” varato dall’allora Ministro dell’Interno, il leghista Roberto Maroni. Un pacchetto sicurezza tanto ipocrita quanto dannoso.
In Largo Cairoli venne anche contestata un’iniziativa pretestuosa della signora De Albertis, all’epoca rappresentante di un nascente partito chiamato Nord-Destra (insieme al suo degno compare Piergianni Prosperini) che distribuiva fischietti e pepper spray per la difesa delle donne.
A distanza di anni della signora De Albertis, esponente della destra milanese più forcaiola e xenofoba, non abbiamo più notizie. Del suo sodale Prosperini si ha invece qualche notizia che parla di poco edificanti vicende giudiziarie il che, per chi si ergeva a paladino dell’ordine e della legalità, fa francamente sorridere.
Il loro posto è stato però prontamente preso dalla “nuova” Lega Nord di Salvini molto abile a far dimenticare scandali e ruberie di un recentissimo passato. Una Lega sempre più simile al Front National francese. Un partito, quello di Salvini, sempre pronto a soffiare sul fuoco della “guerra tra poveri” e a sbandiarare i peggiori luoghi comuni contro tutti coloro che sono “diversi”.

Un documento di quella giornata di lotta

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