le nostre donne le violentiamo noi.

In questi giorni, sfogliando gli articoli sul rogo al campo rom a Torino, ho imparato molte cose:

1. è peggio inventare uno stupro che bruciare un campo rom

2. il libero arbitrio non esiste, le reazioni umane sono meccaniche

3. è meglio inventare uno stupro che confessare di aver fatto l’amore

4. la preoccupazione principale è sempre “cosa dirà la gente”

5. ognuno violenti le donne sue e tutto andrà bene.

potrei andare avanti, ma mi fermo qui. Quello che conta di più è che ho capito che il medioevo non è mai finito.

leggendo gli articoli, e i relativi commenti, emerge la descrizione di una realtà in cui computer e telefonini sembrano anacronistici. Ci sono tutti gli elementi di un dramma: una ragazza viene portata ogni mese a fare le visite dal ginecologo perchè ha giurato alla nonna che arriverà vergine al matrimonio. La ragazza si innamora, i genitori non vedono con favore la sua relazione, la ragazza continua la sua storia e decide di fare l’amore. Non sappiamo come sia andata, però lei si spaventa del suo stesso sangue e non sa come potrà spiegare a suo padre l’accaduto. Oltretutto sa che non potrà tenerlo nascosto: la visita dal ginecologo arriverà anche questo mese. Spaventata inventa uno stupro, e anni di campagne razziste contro i rom le consegnano il colpevole perfetto.

La reazione del quartiere non si fa attendere: viene organizzato un corteo e si parte con la spedizione punitiva. Come nella migliore delle favole si parte per bruciare il mostro, anzi, tutti i mostri possibili.

Il fratello della ragazza, poi, spiegherà che i rom non sono i colpevoli, ma ormai la cascina sta bruciando. E qui parte la morale della favola: tutti addosso alla ragazza, colpevole di aver inventato lo stupro. Su internet le punizioni possibili si sprecano: essere stuprata davvero, girare nuda per la città con un cartello, la galera….e quelli che hanno bruciato il campo? Nulla, sono scusati! Anzi, in fondo si apprezza la loro tempestiva reazione a difesa dell’onore della ragazza.

Illuminanti sono le reazioni della famiglia della ragazza: la madre piange e si chiede cosa dirà la gente, il fratello la consola dicendo che manderanno la colpevole a Roma, lontano dagli occhi, lontano dal cuore, il padre, virilmente, tace.

Giunti alla fine dello spettacolo abbiamo capito: il 90% degli stupri avviene in famiglia, ma quelli vanno bene, rientrano nel “naturale” ordine delle cose. Però, se qualcuno dovesse permettersi di rovinare il parco giochi agli italici maschi, sappia che la punizione è il rogo!

Come sempre, ma questa volta in maniera eclatante, il corpo delle donne diventa terreno di scontro: può essere controllato da padri e fratelli e diventa pretesto per la peggiore xenofobia, impregnata di ipocrisia e moralismo. Ancora una volta quelli che si ergono a paladini della virtù femminile sono i peggiori carnefici.

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