Mondi Paralleli – Intervista alla Cooperativa Integral Catalana

“Difesa dei beni comuni”, “autodeterminazione”, “costruzione dal basso”… Sono parole che ricorrono spesso  nella teoria dei movimenti. Che solo in parte riescono però a trovare un’espressione pratica nella quotidianità e nel vissuto delle persone. Che spesso si manifestano in conflitti “contro” e un po’ meno spesso si concretizzano in azioni “per”.

Per questo abbiamo iniziato la nostra caccia alla ricerca di ispirazioni, Per ripartire col piede giusto. Perché se è vero che questo mondo non ci piace, è anche vero che vogliamo trovare il modo di costruirne uno nuovo.

Il primo spunto arriva dalla Spagna, anzi, dalla Catalogna, dove un gruppo di pragmatici e caparbi romantici ha avviato un progetto così ambizioso, che raccontarlo non sarà facile. Ma ci proviamo, insieme a uno dei soci della Cooperativa Integral che abbiamo incontrato in uno spazio nascosto della Barcellona più autentica e che per evitare ritorsioni ha preferito mantenere l’anonimato… Tre, due, uno… via!

Ciao, passando da Barcellona abbiamo sentito parlare del vostro progetto, la Cooperativa Integral Catalana (CIC), ci puoi spiegare in poche parole in che cosa consiste?

La CIC è un progetto di trasformazione sociale che mette una serie di strumenti e mezzi a disposizione di tutta la società. L’obiettivo è quello di far sì che le persone possano soddisfare i loro bisogni al di fuori delle istituzioni e del sistema di mercato. Nella pratica agevoliamo lo scambio di servizi primari alternativi basandoci sul lavoro autonomo, con l’obiettivo di risposte alle necessità fondamentali delle persone, dall’educazione alla salute, passando per la casa, l’alimentazione, il trasporto, l’energia…

Il progetto nasce dalla convinzione che sia possibile e necessario vivere in modo autonomo e autogestito, dal momento che gli stati ed il sistema hanno smesso di essere un servizio per i cittadini. Se ognuno di noi cambiasse il proprio atteggiamento e smettesse di appoggiarsi alle strutture di potere, potremmo invertire rotta e decidere coscientemente cosa vogliamo e cosa no.

Puoi farci qualche esempio concreto di attività che portate avanti?

Ad esempio incoraggiamo la vendita diretta dal produttore al consumatore, puntiamo alla riduzione dei prezzi di prodotti biologici e artigianali attraverso l’acquisto collettivo, miriamo a sistemi di assistenza sanitaria, scolastici e residenziali alternativi…

Com’è organizzata la Cooperativa?

Il termine cooperativa deriva dal fatto che la CIC legalmente adotta questa forma giuridica, che prevede un identico potere decisionale delle persone che ne fanno parte, indipendentemente dal capitale che apportano. La CIC funziona attraverso commissioni e gruppi di lavoro che sviluppano proposte e poi le presentano in assemblea. L’assemblea, aperta a tutti i soci, è l’organo sovrano e funziona per consenso (100% voti positivi includendo le astensioni, come dire, nessuno contro). Quando una proposta non consegue il consenso si continua a lavorarci su.

Chi ne fa parte?

Chiunque voglia cambiare il suo ruolo all’interno della società e ciò che gli sta intorno.

Chi  è stufo di dedicare il suo talento, i suoi sforzi e il suo tempo a megastrutture complesse che accumulano ricchezza a scapito dei lavoratori. Chi crede che le banche, gli stati e gli speculatori guardino solo al proprio interesse, giocando nel primo mondo con il benessere delle persone nel primo mondo e direttamente con la vita delle persone nel terzo. Il tutto in modo insostenibile per il pianeta.

Come si sostiene?

Fino ad oggi con donazioni e con le risorse che si generano attraverso le attività interne alla cooperativa. Imparando ad autogestirci e apportando ogni socio le proprie abilità e le proprie conoscenze, speriamo presto di diventare indipendenti dalle donazioni, anche se al momento rimangono importanti, soprattutto per i progetti non produttivi. Man mano che i progetti si svilupperanno e localmente si integreranno tra loro in modo complementare, il concetto di “sostenibilità economica” cambierà e si trasformerà nel concetto di “generazione di risorse”, così che tutte le persone possano avere accesso ai servizi necessari ed essere tutelate. Così,  con l’aiuto reciproco e la vicinanza tra le persone, dipenderemo sempre meno dal denaro.

 La CIC ha una sua moneta?

Si, l’ECO. Una moneta locale o sociale, ovvero, una moneta indipendente da quella ufficiale. Ci serve per valorizzare gli interscambi, visto che non sempre è possibile uno scambio diretto o reciproco, quindi questa moneta (non è fiscale, è solo virtuale) riflette un saldo nel tuo conto che mostra la differenza tra ciò che hai apportato e ciò che hai ricevuto. Crediamo che la moneta sociale sia un passo necessario in una prima fase di transizione, dal momento che l’obiettivo finale è quello di abolire del tutto il denaro.

Come si integra con il sistema esterno?

Non si integra. Va totalmente contro. È un’alternativa reale, che sta al margine di tutta la struttura del sistema esterno.

Da dove nasce l’esigenza di un sistema alternativo?

L’esigenza è nata nel momento in cui l’inganno, l’abuso, la speculazione, la corruzione e la guerra sono diventati il “modus operandi” degli stati, in complicità con le grandi imprese e con l’appoggio delle banche. Lo stato ha smesso di essere un servizio ed è diventato qualcosa che tutti dobbiamo servire. È  chiaro che già molto tempo fa avremmo dovuto reagire a questo, ma non è mai troppo tardi.

Quali sono gli obiettivi ultimi del progetto?

Una società libera, al margine del capitalismo e degli stati, creata da ogni popolo, ogni città, ogni “paese”. Stiamo facilitando questo processo che verrà generato dalle persone di ogni angolo del mondo, in base a dei criteri etici, ecologici e di prossimità. Nel concreto, rivendichiamo un reddito di base universale, un salario minimo, un sistema di salute (e non di malattia, come quello attuale) universale e gratuito, Abitazioni per tutti.

La nostra convinzione è che non si debba lavorare per il denaro. Al contrario il lavoro (o troviamogli un altro nome…) è un apporto, una responsabilità nei confronti della società. E affinché le cose funzionino, c’è bisogno del contributo di tutti.

Ognuno di noi ha qualcosa da offrire e ognuno di noi ha la necessità intrinseca di sentirsi realizzato. Ma questa realizzazione viene soddisfatta solo quando quello che hai fatto, fa bene a qualcun’altro.

 Come vi coordinate con altre realtà simili nel resto del mondo?

Con la creazione di vie di comunicazione libere e autogestite saremo capaci di creare una rete, cooperando da qualsiasi angolo del mondo. L’idea è partire da una base comune e che questa si applichi e prenda diverse forme secondo le necessità e caratteristiche di ogni luogo. Attraverso ciò che condividiamo e le differenti soluzioni che emergono in ogni luogo, possiamo imparare e migliorare. È molto importante avere chiari i principi di “degerarchizzazione” e decentralizzazione, così che in ogni luogo si agisca secondo le necessità senza l’imposizioni di ordini dall’alto.

Che cosa significa per te fare parte di questo progetto?

Per me è prima di tutto un esercizio di coerenza. Nella cooperativa, sono cresciuto e ho imparato tanto. Ho conosciuto persone che mi hanno dato molto e ho avuto modo di dare tanto anch’io. Mi è servito per non cadere nella frustrazione e per imparare ad immaginare un’alternativa concreta. Mi ha portato ad essere più consapevole e a prendermi la mia parte di responsabilità. Per generare una possibile alternativa.

Cosa suggeriresti a una persona che in Italia o in qualunque altra parte del mondo volesse avviare un progetto simile alla Cic?

Proponiamo la creazione di nuclei locali, dove si implementi la moneta sociale, dove si costruiscano relazioni tra persone affini. Attraverso l’esperienza in Catalogna possiamo apportare le nostre conoscenze in modo che anche altrove sorgano delle realtà simili a quelle di una cooperativa integrale. Tanto in Catalogna, quanto in Italia, abbiamo le stesse necessità.

Se la Cic fosse un colore, che colore sarebbe?

La CIC è ognuno dei membri, quindi direi che siamo tutti e nessun colore, passando per ognuno di essi.

Per saperne di più: http://cooperativa.cat/

Video dalla CIC:

Calafou – Colonia Ecoindustrial Postcapitalista from Cooperativa Integral Catalana on Vimeo.

AureaSocial from Cooperativa Integral Catalana on Vimeo.

Una replica a “Mondi Paralleli – Intervista alla Cooperativa Integral Catalana”

  1. […] seguito una video intervista a uno dei fondatori e un Intervista tratta dal sito […]

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