10 anni dopo: Assolti i 13 imputati del Sud Ribelle

Nel Novembre 2002 scattò un vasta operazione di Polizia su mandato della Procura di Cosenza che portò all’arresto di 20 compagni per lo più legati alla rete del Sud Ribelle (il coordinamento nato tra le realtà di lotta meridionale nel periodo che andava tra la contestazione del Global Forum di Napoli il 17 Marzo 2001 ed il G8 di Genova del Luglio dello stasso anno).

 

Le accuse erano quelle tipiche dei teoremi giudiziari contro i movimenti e per certi versi molto simili a quelle del famoso teorema Calogero che il 7 Aprile 1979 diede il via ad una lunga serie di operazioni repressive (su tutto il territorio nazionale e con centinaia di arresti nel giro di pochissimi anni) che puntavano all’annientamento dell’Autonomia Operaia.

Tra le tante accuse cervellotiche quella di aver costituito un’associazione sovversiva denominata “Rete meridionale del Sud Ribelle” che si proponeva l’organizzazione di atti di violenza e di devastazione in occasione di importanti appuntamenti internazionali, come quelli del G8 a Genova e del Global Forum a Napoli.

La solidarietà fu immediata con decine di mobilitazioni in giro per la penisola che portarono al corteo nazionale dei 100.000 a Cosenza.

L’operazione poliziesca contro il Sud Ribelle precedette di pochissimo quella della Procura di Genova contro i cosidetti responsabili delle devastazioni durante il G8.

Il 4 Dicembre 2002 vennero infatti emesse 23 misure cautelari di diverso tipo eseguite in tutta la penisola per i fatti del G8 del luglio 2001.

Anche in questo caso la mobilitazione fu immediata e pochi giorni dopo a Genova sfilò un corteo di 40.000 persone.

Entrambi i processi sono ormai a conclusione.

Il 21 Giugno la corte di Cassazione ha confermato l’assoluzione in Appello per i 13 imputati del processo di Cosenza accusati a vario titolo di associazione sovversiva ed attentato agli organi costituzionali facendo naufragare definitivamente l’assurdo teorema del pm Fiordalisi.

Il 13 Luglio assisteremo invece alla sentenza di Cassazione per i manifestanti accusati delle devastazioni di Genova.

Chi era presente ai tempi non può dimenticare né la violenza feroce messa in campo dagli apparati dello Stato durante il Global Forum di Napoli ed il G8 nel capoluogo ligure né le operazioni giudiziarie organizzate dalle varie procure in giro per l’Italia.

Entrrambi furono segnali fortissimi contro un movimento di massa e di forte radicalità in continua ed impetuosa crescita fino al massacro di Genova. Massacro che non spense l’energia e la voglia di opporsi ai dettami neoliberisti.

Quella grande spinta emotiva animò ancora per un paio d’anni le piazze, le scuole, i posti di lavoro e le strade italiane passando per le mobilitazioni contro la guerra in Afghanistan, contro l’attacco all’articolo 18 fino al 15 Febbraio 2003, giorno della più grande manifestazione globale e contemporanea della storia moderna con Roma invasa da oltre 3 milioni di persone.

Impressionanti quindi le similitudini con l’operazione guidata dal Giancarlo Caselli e dalla Procura di Torino contro il movimento No-Tav in questi mesi.

A più di 10 anni dai fatti vediamo come l’asse Politica (istituzionale) – Magistratura operino spalla a spalla contro le volontà di cambiamento dal basso da un lato senza ascoltare le volontà e le mobilitazioni, dall’altro reprimendo in svariate maniera ogni forma di protesta che non può essere controllata.

La legalità usata come baluardo culturale inviolabile altro non è che uno strumento di controllo sociale e di argine al cambiamento.

La legalità diventa una nuova forma di potere che va così a tutelare gli interessi economici e politici dei grandi potentati e non uno strumento di diritto e di “parificazione” sociale.

Caselli è uno dei massimi esponenti, difensori ed utilizzatori del regime di legalità” che utilizza la legge come inebitore per difendere lo status quo.

Restiamo in attesa della sentenza del 13 Luglio dove dieci compagni rischiano di diventare comodi capri espiatori della complessità del Luglio 2001 con condanne da anni ’70.

Rifiutiamo l’uso politico della magistratura, la creazione di teoremi assurdi, l’uso ciclico di reati fuori dal tempo (come devastazione e saccheggio, la reintroduzione del 270bis), e le condanne magistrali per reati veniali (si vedano le condanne per i fatti del 15 Ottobre a Roma), mentre per i cosìdetti tutori della legge l’impunità è la strumento principe che talvolta, di fronte a fatti epocali, viene turbato da pene ridicole per la gravità dei fatti e assolutamente non paragonabile a quelle inflitte a chi lotta per un mondo migliore.

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