Amato&Monti

La storia sembra ripetersi…
Sono passati vent’anni, ma nulla è cambiato.
All’epoca era Giuliano Amato. Ora è Mario Monti.

Nel 1992 l’Italia era un paese sull’orlo della bancarotta.
Si veniva da 10 anni di craxismo.
L’epoca della “Milano da bere” fatta di spese allucinanti e corruzione dilagante.
Pochi anni di follia in cui il debito pubblico italiano raddoppiò.
“Arricchitevi!”. Sembrava essere la parola d’ordine per tutti.
Parola d’ordine incarnata dai nuovi eroi degli anni ’80, primo
tra tutti, Sua Emittenza il Cavalier Berlusconi, padrone dell’impero
Fininvest.
I ricchi ed i potenti volevano ad ogni costo dimenticarsi i “terribili”
anni ’70 e la paura che avevano provato a veder contestati il loro potere
e la loro ricchezza.
Ci riuscirono in pieno spargendo a piene mani nuovi miti e sogni: il Made
in Italy, l’Italia quinta potenza economica del mondo, Piazza Affari, la moda,
le televisioni, le telenovelas di Rete4, il Drive In, la Nazionale Campione del Mondo al Mundial ’82,
i paninari, e tanto, tanto altro…
Per chi era escluso dal banchetto nessun problema!
Lo Stato elargiva a piene mani potenti sedativi: eroina, carceri speciali,
disoccupazione e cassa integrazione.
Ad ognuno la sua scelta!
Del resto l’Italia era in buona compagnia con gli Stati Uniti di Ronald Reagan
e l’Inghilterra della Lady di ferro Margaret Thatcher e la loro Rivoluzione
neo-liberista.
Tutto sembrava possibile.
Poi, all’improvviso, in pochissimo tempo, la fine della festa.
E l’inzio dell’incubo.
Prima il crollo del Muro di Berlino nell’Autunno del 1989.
Poi, il rallentamento dell’economia, già nel 1990, in coincidenza con
l’invasione del Kuwait da parte di Saddam Hussein (con relativa esplosione
del prezzo del greggio).
Subito dopo la fine di Italia ’90 (i Mondiali di calcio a casa nostra
costati la vita a decine di operai e miliardi di tangenti per gli appalti
sugli stadi) il padrone della FIAT Gianni Agnelli, parafrasando De Gaulle,
disse una frase importante: “La ricreazione è finita!”.
E così fu.
Con la fine del sistema economico socialista tutti i freni che avevano
tenuto a bada gli “spiriti animali” del capitalismo occidentale saltarono.
Tornarono in primissimo piano le esigenze dell’economia. Altro che diritti!

All’inizio del 1992 scoppia lo scandalo di Tangentopoli che travolge una
classe politica non più all’altezza delle nuove esigenze del sistema.
In due anni spariscono DC, PSI, PRI, PLI, PSDI…la classe dirigente
di 50 anni!
Ed ecco presentarsi sulla scena il primo “governo tecnico”.
Il Governo di Giuliano Amato.
Chi mastica un po’ di politica sa bene quale balla colossale fosse definire
Amato un tecnico.
Esponente di primissimo piano del Partito Socialista di Craxi, uomo furbo
ed intelligente, personaggio capace di riciclarsi in qualsiasi situazione,
uno dei massimi responsabili dello sfascio italiano negli anni ’80…
Questo il vero ritrato del tecnico Amato.
Chi conosce l’Italia sa bene che si va di emergenza in emergenza.
Ebbene l’emergenza del ’92 era rispettare i dettami del Trattato di
Maastricht…ovvero il trattato di foi bonzi  dell’Unione Europea.
Uno sciagurato trattato basato solo ed esclusivamente su rigidissimi
standard economici. Un trattato di strettissima osservanza neo-liberista.
Il trattato che ha generato l’Europa per come la conosciamo oggi: “Un gigante
economico ed un nano politico”.

Il Governo Amato mise in campo una finanziaria durissima.
A pagare, come sempre in questo paese, lavoro dipendente e pensionati.
Nessuno potrà mai dimenticare il prelievo forzoso dai conti correnti
degli Italiani fatto in una notte ed in gran segreto (peggio dei ladri)
per raccimolare un po’ di soldi.
La gente però non stette con le mani in mano.
Chi si ricorda le piazze di quell’Autunno?
Con migliaia di operai inferociti che bersagliavano con monete, bulloni
ed ortaggi i bonzi sindacali sui palchi di Milano, Firenze e Roma.
Ultima ondata operaia perché da lì a pochi mesi sarebbero state
liquidate definitivamente alcune delle fabbriche più importanti
del sistema produttivo italiano (Falck, Magneti Marelli, Breda, Pirelli,
Innocenti…ma la lista sarebbe sconfortante e lunghissima).
La Germania salvaguardava la sua industria pesante mentre noi la distruggevamo.
Le imprese sopravvissute alla mannaia delle ristutturazioni furono
progressivamente svendute alle multinazionali straniere o gentilmente
concesse a qualche banditesco padrone italiano.
Il dogma del periodo era: “Liberalizzare e privatizzare!”.
Sui terreni dove sorgevano le fabbriche ci sarebbero state clamorose
speculazioni immobiliari oppure sarebbero nate le fabbriche del nuovo
secolo: call center e centri commericiali.
Dopo Amato, nel ’93, venne il simpatico Carlo Azeglio Ciampi.
Ex-Governatore della Banca d’Italia, a lui toccò il compito di dare
un’ulterire bastonata al mondo del lavoro cancellando ciò che restava
della scala mobile e lanciando le politiche concertative che in 20 anni
hanno reso i salari italiani i più bassi d’Europa.
Il tutto, come oggi, sostenuto dal PDS (ex-PCI ora PD), sempre disposto
a dimostrarsi credibile di fronte ai mercati internazionali a discapito
del proprio elettorato…

Poi, nel ’94, l’avvento al potere di Silvio Berlusconi…
Siamo sopravvissuti, ma a che prezzo!!??
Nel 1998 siamo entrati nell’euro (a costo di altri sacrifici).
A metà anni ’90 ha iniziato a spirare fortissimo il vento della precarietà.
Gli artefici: Tiziano Treu e Marco Biagi.
All’epoca tutti ci dicevano che flessibile era bello! Oggi chi osasse
dire una cosa del genere verrebbe lapidato…
Invece che innovare, i datori di lavoro italiani hanno puntato ancora
una volta sulla compressione dei diritti e sul taglio del costo del lavoro.
La manodopera migrante utilizzata come nuova schiavitù li ha aiutati nel
loro intento.
Passata la sbornia della new-economy, nel 2001 è ripresa la crisi.
Crisi dalla quale non ci siamo mai realmente ripresi.
Poco importa che tra il 1999 ed il 2003 un potente movimento internazionale,
poi definito movimento no-global, dicesse che la globalizzazione così
come si stava sviluppando ci avrebbe portato al disastro.
Un decennio di guerra al terrorismo non è riuscita a rilanciare l’economia
mondiale. E neppure l’avvento della Cina come nuovo immenso mercato
e nuova superpotenza sembra essere riuscito a farlo.

Nell’Autunno 2008 è esplosa la più grande crisi dopo quella del ’29.
La finanziarizzazione dell’economia ci ha presentato un conto salatissimo.

La classe politica italiana si è dimostrata incapace di gestire la situazione.
Così come il ceto politico europero (Tedeschi in primis) che, chiuso nel suo
egoismo, rifiutandosi di salvare la Grecia dal default, ci ha portato sull’orlo
del baratro.
I grandi speculatori internazionali si sono resi conto che se l’UE non era
in grado (o non voleva) aiutare un paese “marginale” come la Grecia col
problema del suo debito, su quel debito si poteva speculare.
I debitori della Grecia hanno smesso di fidarsi facendo aumentare a dismisura
i tassi d’interesse.
In breve, come la peste, il contagio si è diffuso.
E’ arrivata l’ora dell’Italia dove il Nano di Arcore si è dimostrato, tanto
per cambiare, assolutamente incapace.

Ora tocca ad un nuovo tecnico
Tocca a Mario Monti.
Ex-rettore della Bocconi ed ex-Commissario Europeo arriva al potere come
nuovo “salvatore” dell’Italia.
Benedetto dai mercati, dalla Chiesa, dal Presidente Napolitano, dalla banche,
dalla grande finanzia, dalla Merkell, da Sarkozy ecc. ecc. ecc.
Sostenuto, ancora una volta, dalla sinistra moderata.
Nella sera di Domenica 4 Dicembre ci ha presentato la sua manovra economica:
devastante inalzamento dell’età pensionabile (per una generazione che lavora
da quando aveva 15 anni), blocco dell’adeguamento delle pensioni all’inflazione,
aumento dell’Iva sui consumi, reintroduzione dell’Ici sulla casa, taglio
alle spese sanitarie ed aumento dei ticket.
Nessuna patrimoniale.
Niente di serio sull’evasione fiscale.
Niente sulla precarietà.
Niente sulle rendite finanziarie.
Come a dire: “Paghino sempre gli stessi”.
Buffo che la medicina venga prescritta al malato da chi ha causato la malattia!
Se il buon giorno si vede dal mattino ci sarà da piangere!

Matteo

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