Voci dal Feminist Blog Camp

di Ambrosia

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Dal 28 al 30 settembre si è tenuta, a Livorno, la seconda edizione del Feminist Blog Camp. Per raccontarvela abbiamo scelto la voce di Lorenzo Gasparrini, del collettivo Femminismo a Sud, che ha presentato un workshop dal titolo “Igiene del decostruttore”. Se alla fine dell’intervista ne vorreste sapere di più sul blog di Ambrosia trovate un approfondimento e i materiali per decostruire tutto ciò che volete).

– Come è nato il progetto del Feminist Blog Camp?

Il nostro collettivo, Femminismo a Sud [http://femminismo-a-sud.noblogs.org/], è composto da uomini e donne di tutte le età, sparse per l’Italia e anche fuori. Più di tre anni fa ci siamo visti per la prima volta tutti insieme e abbiamo capito che la presenza – com’è ovvio – scatena energie e desideri che il dibattito online, per quanto intenso, non può convogliare. In più il nostro sito era – ed è – diventato un centro di documentazione per tanti argomenti e per tanti blogger; aumentando in numero e qualità essi richiedono quasi per forza, diciamo così, un momento di confronto pubblico e in presenza per tirare le somme, contarsi, guardarsi in faccia e programmare le azioni e i discorsi comuni. Decidere di vedersi, tra blogger e utenti, è stato il naturale e sano evolversi di una politica condivisa.

– Chi è coinvolto?

Tutti i collettivi, i blogger, uomini e donne di tutti i generi che condividono e s’interessano di antisessismo, antifascismo, antispecismo… sono venute persone di ogni genere sessuale e di ogni età – c’è anche chi si occupa dei bambini, se serve – purché pronti a contribuire alla discussione comune. Insistiamo sul termine “workshop” proprio perché vogliamo creare situazioni nelle quali si discute su un argomento in tanti, ciascuno con la sua esperienza diversa, al fine di trovare una soluzione, un progetto, un’idea comune, una definizione che arricchisca tutti i partecipanti. 

– Dove si è tenuto nell’edizione passata e dove si è tenuto quest’anno?

L’anno scorso il FBC si è tenuto all’Askatasuna di Torino [http://www.csoaskatasuna.org/]; quest’anno all’ Ex-Caserma Del Fante, a Livorno [http://www.excasermaoccupata.org/]. In entrambi i casi è stato tutto autogestito: pasti, pernottamenti, workshops, divertimento.

– Quali sono i temi più importanti messi al centro del Femminist Blog Camp di quest’anno?

Qui c’è la griglia con tutti gli workshop proposti [http://www.inventati.org/femblogcamp/griglia] nei tre giorni; c’è qualunque cosa interessante svolta da chi ha voluto partecipare. Non abbiamo pensato né particolari temi né pregiudiziali, e abbiamo cercato di far stare in tre sale per tre giorni chiunque abbia voluto lavorare con altri sui temi che riteneva importanti. Privacy in rete, controllo dei social network, lavoro sessuale e prostituzione, sessismo e movimenti, linguaggio sessista, migranti, antispecismo, decostruzione dei testi, mobbing, media education, post-pornografia…

– Che ruolo ha/può avere la rete nella lotta al sessismo?

Enorme. Come aggregatrice di iniziative, per conoscenza reciproca, veicolo di linguaggi antisessisti, per sconvolgere il mainstream sessista. E’ impensabile sia non usarla per questi scopi, sia lasciarla all’attuale violenza sessista che la riempie. 

– Cos’è “Igiene del decostruttore”?

E’ il titolo di un mio workshop nel quale ho cercato di spiegare e condividere le tecniche con le quali “decostruisco” i testi che ritengo veicolo di particolare violenza sessista. Su Femminismo a Sud ci sono diversi esempi di questo salutare esercizio, che consiste nello “smontare” grammaticalmente e tipograficamente un articolo o un post per svelare i meccanismi di consenso nascosti, l’uso ipocrita o sessista del linguaggio, l’intenzione malevola dell’autore nel nascondere o distorcere fatti e opinioni. 

– Un bilancio della tre giorni appena conclusa?

Autorganizzare la politica e la felicità si può fare, al FBC l’abbiamo fatto, e per la seconda volta. Per tre giorni si è parlato e lavorato su temi che raramente, in Italia, si affrontano così apertamente. Aumentano le partecipazioni, le adesioni; segno che stiamo rispondendo a una richiesta crescente di politica partecipata e autorganizzata al di là di qualunque pregiudizio. Una volta d’accordo sui temi di fondo – lotta ai sessismi, ai fascismi, agli specismi – c’è stato spazio per tutti senza distinzione di classe e appartenenza. Già s’è parlato della prossima edizione, della prossima volta.


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