No alla sperimentazione dei licei brevi! Taglio e istruzione sono due parole che non vanno d’accordo!

NO ALLA SPERIMENTAZIONE DEI LICEI BREVI!

TAGLIO E ISTRUZIONE SONO DUE PAROLE CHE NON VANNO D’ACCORDO!

21191905_1920512684865555_7376734151649007036_n

Ad inizio Agosto il Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della ricerca Valeria Fedeli ha firmato un decreto che avvia il piano nazionale di sperimentazione dei licei brevi.

Secondo questo provvedimento 100 istituti, a partire dall’anno scolastico 2018/2019, sperimenteranno, in misura di una classe per scuola, un ciclo di studi di 4 anni anziché 5.

Le classi che intraprenderanno questo percorso dovranno raggiungere gli stessi obbiettivi didattici di quelle con un programma di studi quinquennale, per questo è previsto un aumento delle ore annuali da 900 a 1050, e svolgeranno l’alternanza scuola–lavoro durante i periodi di pausa dall’attività, come d’Estate o a Pasqua.

L’idea, però, non è di certo nuova: già Stefania Giannini, durante il suo mandato, aveva intenzione di aumentare il numero dei licei brevi, attualmente 12, fino a 60.

A nostro parere quest’iniziativa governativa è il naturale proseguimento della legge 107, approvata nel Luglio 2015, in un’ottica di forte attacco ad un certo modello di scuola.
Siamo già perfettamente consapevoli della difficoltà degli insegnanti nel concludere i programmi, spesso facendo dei tagli per riuscire a farci studiare le parti più importanti, ed è chiaro che sottraendo un anno a parità di programma le cose non possano che peggiorare.

Inoltre, con questo piano, i ragazzi potrebbero essere obbligati a rinunciare alle loro passioni extrascolastiche a causa del monte orario annuale prolungato e saranno costretti a usare il tempo che, di norma, è adibito al relax per essere sfruttati come manodopera gratuita all’interno delle aziende.

Così, ancora una volta, l’esecutivo preferisce una scuola delle nozioni, preferisce riempire la testa degli alunni di informazioni nel più breve tempo possibile, preferisce una scuola azienda dalla quale uscire in fretta per entrare nel mondo del precariato, piuttosto che una scuola capace di coltivare il ragionamento critico degli studenti e delle studentesse.

Ci sembra evidente che un provvedimento del genere, al di là delle balle dei sostenitori di questa misura, danneggi il sistema scolastico italiano e non ci interessa del risparmio che la sperimentazione apporterebbe ( 1,38 miliardi) poiché sulla scuola si investe e non si risparmia, sul nostro futuro si investe e non si risparmia!

Ci vediamo nelle piazze!

P.S: Valentina Aprea, assessore regionale all’istruzione, oltre a essere d’accordo con il provvedimento ne ha chiesto l’ampliamento… non ce ne dimenticheremo!

Rete Studenti Milano

Tag:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.