Il fenomeno da baraccone Vannacci dritto verso il potere
Quando uno di destra parla di remigrazione, la sinistra dei salotti borghesi risponde indignata “Io sono per la gestione del fenomeno”. Che fastidio!
Quando si parla di persone migranti o di seconde generazioni, la sinistra liberale e la destra conservatrice rimangono prigioniere della stessa logica sistemica: l’oggettificazione e la disumanizzazione di chi non ha cognomi italiani.
I liberali vi dicono che le persone con background migratorio pagheranno le pensioni e faranno i lavori che gli italiani non vogliono più fare, tipo bestie funzionali alla produzione.
La destra conservatrice, con la falsa narrazione della remigrazione, ci descrive invece come oggetti da ricollocare a piacimento, da spostare e riordinare come pacchi ingombranti.
Quando la destra dice che servono più rimpatri (aka deportazioni), la sinistra ribatte sostenendo che con il Governo Meloni gli sbarchi sono aumentati.
Quando la destra criminalizza le persone clandestine — che hanno l’unica “colpa” di non essere riuscite a mantenere i requisiti economici o abitativi necessari per rinnovare il permesso di soggiorno — la sinistra si ritrae shoccata, si indigna, “Siamo contrari ai clandestini, ma ci sono immigrati per bene che lavorano. Ad alcuni abbiamo dato anche la cittadinanza”. Madonna, che fastidio!
Nel salotto della Gruber Vannacci ha parlato di deportazione, assimilazione e test di italianità.
Per aggiungere fervore alle sue teorie razziste, ha tenuto a ricordare che lui ha giurato sulla Costituzione.
Sapete chi giura sulla Costituzione in Italia? Le Forze di Polizia, le più alte figure della politica istituzionale e chi ottiene la cittadinanza.
A diciotto anni, su indicazione di un dipendente comunale, ho appoggiato una mano sulla Costituzione e una sul cuore e ho dovuto pronunciare queste parole: «Giuro di essere fedele alla Costituzione e alla bandiera italiana».
Chi di voi ha dovuto dire questa frase?
Nessuno dei miei coetanei aveva avuto bisogno di pronunciare quelle parole per testimoniare la propria fedeltà al Paese.
Vannacci ha giurato sulla Costituzione per diventare generale. Da ex militare ha giurato che non si sarebbe mai candidato. Da vicesegretario della Lega e deputato al Parlamento Europeo ha giurato persino che non avrebbe fondato un nuovo partito.
Abbiamo di fronte un personaggio che, pur di emergere, si è dimostrato disposto ad accoltellare alle spalle i propri alleati; un pericoloso razzista le cui parole porteranno inevitabilmente a uno scontro tra penultimi e ultimi.
Un individuo che spergiura di voler fare il bene di questo Paese e che invece lo sta trascinando dentro un buco nero della Storia da cui l’Italia, in passato, ha impiegato vent’anni per riemergere.
La Costituzione è figlia della Resistenza e l’antifascismo è intrinseco a quel giuramento.
Ma che ne sa un uomo in divisa che entra in politica, che ne sa un traditore populista.
La Storia può anche ripetersi, gli slogan possono tornare, le paure possono essere alimentate e i bersagli possono cambiare nome. Ma il finale resta sempre lo stesso: vi abbiamo già sconfitti, disponibili a farlo ancora.
Nassi LaRage
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