exGKN, il movimento per la fabbrica, la fabbrica per il movimento

(In questi giorni il Collettivo di Fabbrica sta pubblicando post esplicativi tanto della lotta, quanto della situazione economico-industriale del nostro paese, tanto sul futuro della fabbrica. Seguite le pagine social e il sito insorgiamo.org per restare informat*)

Arrivati a questo punto, si deve far succedere qualcosa.

Il quinto anniversario della lotta della exGKN, l’11 e 12 luglio 2026, è una ricorrenza che, in verità, nessuno avrebbe voluto organizzare ancora. Il presidio permanente è arrivato a +1.800 giorni, 5 anni filati a presidiare una fabbrica: un sito che avrebbe ancora le carte in regola per far ripartire la produzione – ovvero ridare il lavoro alle famiglie alle quali è stato sottratto – se solo la politica e la finanza etica avessero il coraggio, e l’interesse, di fare una scelta. All’inizio di maggio, poi, il capitale alza il sipario: la fabbrica va demolita, abbattuta e ricostruita, per farla ripartire… magari con il settore della difesa… il sindaco di Campi Bisenzio parla di “ipotesi che circolano riferite ad aziende già presenti nell’area”: Leonardo Spa, seconda azienda europea per ricavi del settore bellico, dista circa 800 metri dalla GKN. Forse vogliono fare il trasloco a piedi…

Arrivati a questo punto, qualcosa deve essere fatto. Ma quale sarebbe “questo punto”? Il punto sarebbe l’esplicitazione, da parte degli attori istituzionali, della loro incapacità di agire, di dare seguito alle promesse. Il consorzio pubblico, che raccoglie regione e comuni, si muove coi ritmi delle Ferrovie dello Stato: accumula troppo ritardo, e ormai hai perso l’appuntamento. Il piano di reindustrializzazione ideato dal Collettivo subisce l’immobilità e ogni mese che passa, in un mondo che si trasforma radicalmente, costringe a rivederne i particolari, assorbendo tempo ed energie, proprio ciò che manca. Allora il punto è anche: mettere a terra quello che c’è, fare il primo passo. A giugno si è conclusa la campagna di azionariato popolare su Ener2crowd, con una somma di poco meno di un milione di euro. Prosegue la campagna su Produzioni dal Basso, sempre aperta la possibilità delle erogazioni liberali alla Società di mutuo soccorso Soms Insorgiamo. Ora si deve partire.

Nel frattempo, il Collettivo è stato sulla Flotilla della primavera 2026, qualcuno si è fatto arrestare, ha visto sabotata la propria barca, ha visto l’assalto alle barche compagne. Stare sulla Flotilla significava stare in un movimento globale che vede nell’assedio di Gaza e nel genocidio del popolo palestinese il punto focale delle contraddizioni del capitalismo globale. Un movimento internazionalista deve scegliere dove spendere le proprie energie, anche strategicamente, per raccogliersi e organizzarsi. Dall’esperienza della Flotilla, il Collettivo ha tratto il metodo dell’iniziativa: se non lo fate voi, autorità pubbliche, allora lo facciamo noi e facendolo, smascheriamo la vostra falsa coscienza, il vostro alibi. Così la fabbrica dovrà partire.

L’assemblea del 12 luglio ha come titolo ciò che il capitale distrugge, il movimento crea, il che ci chiama tutte e tutti, subito, in causa. La fabbrica di Campi Bisenzio ripartirà solo con il metodo Flotilla, ovvero con il movimento, con le realtà solidali, con le associazioni, con il mutualismo, con l’attivismo: la fabbrica di Campi riparte se la politica extraparlamentare e movimentista prende coscienza del fatto che convergere su di essa, equivale a tirare un forte schiaffo al padronato e al capitale. (Ricordo quando, al festival di letteratura WorkingClass del 2024, Dario Salvetti annunciò che, grazie ai solidali tedeschi, che hanno messo competenze, tempo, energie, volontà e solidarietà, si potè far fronte al boicottaggio del quadro elettrico del bar: disse proprio che avevamo dato uno schiaffo al capitalismo, io ero commosso perché era vero). Occorre, però, seguire una roadmap che viene definita, dialetticamente, in base alle condizioni materiali. Ora, a questo punto, dove sembra di averle provate tutte, si deve decidere, e si decide insieme: “𝐒𝐨𝐧𝐨 𝐥𝐞 𝐬𝐭𝐞𝐬𝐬𝐞 𝐟𝐨𝐫𝐳𝐞 𝐬𝐨𝐜𝐢𝐚𝐥𝐢 𝐜𝐡𝐞 𝐬𝐢 𝐬𝐨𝐧𝐨 𝐚𝐜𝐜𝐮𝐦𝐮𝐥𝐚𝐭𝐞 𝐧𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐥𝐨𝐭𝐭𝐚 𝐚 𝐜𝐚𝐧𝐝𝐢𝐝𝐚𝐫𝐬𝐢 𝐚 𝐟𝐚𝐫𝐞 𝐫𝐢𝐩𝐚𝐫𝐭𝐢𝐫𝐞 𝐥𝐚 𝐟𝐚𝐛𝐛𝐫𝐢𝐜𝐚”.

La exGKN l’abbiamo attraversata in molt*, una marea di realtà sociali e solidali si sono date il cambio tra presidio, staff degli eventi, organizzazioni di eventi dislocati in Italia e all’estero. La rete maturata in questi cinque anni deve assumersi la responsabilità della traversata di questa flotta: mettere a terra il piano industriale, prelevare quel milione di euro e attivare la cooperativa QFF. La flotta deve tenerci tutt* insieme, dev’essere fatta di molte mani, cuori, teste. L’assemblea del 12 luglio a Campi sarà da considerare, per metafora, la prima seduta del consiglio di amministrazione dei soci, la prima assemblea operativa. Si deciderà cosa fare e come, ci si guarderà indietro, intorno e poi avanti. Esserci è una responsabilità che, mentre il mondo là fuori ci assedia, siamo costretti ad assumerci.

di Matteo Cristiano

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