Ex GKN: Salpiamo per tutto, per altro, per questo

La chiamata dedicata al raggiungimento di 1830 giorni di presidio permanente dello stabilimento Ex-GKN ha visto l’organizzazione di una serata di concerti benefit a sostegno della vertenza, un corteo notturno e un’assemblea generale dove tutte le persone e le realtà che hanno partecipato e si sono appassionate alla campagna di azionariato popolare sono state invitate: è finalmente giunto il momento di votare.

La serata dell’11 luglio, svoltasi davanti all’ingresso dello stabilimento a Campi Bisenzio, ha proposto dal palco scenico il contributo di vari artisti tra cui Giorgio Canali, Murubutu, Lucio Leoni e gli Assalti Frontali: tutti artisti compromessi con la lotta della ex-GKN. Gli interventi tra un concerto e l’altro sono stati di Maria Elena Delia, portavoce italiana della Global Sumud Flotilla, Pierpaolo Capovilla, Nicola Borghesi della compagnia Kepler 452 e Dario Salvetti, ex operaio del collettivo di fabbrica e portavoce dello stesso. 

L’evento è stato altamente partecipato e coordinato da un meraviglioso team organizzativo composto da persone volontarie della popolazione fiorentina più moltissime persone “solidali” che negli ultimi 5 anni hanno in qualche modo contribuito allo sviluppo del progetto, del presidio permanente e di tutti gli eventi che sono stati organizzati  dal 2021.

Enorme l’emozione espressa dal palco e da chi, dall’altro lato, sentiva forte la sensazione che in qualche modo la fine di un ciclo era imminente.

La serata si è conclusa con un corteo notturno di un migliaio di persone animato, come da tradizione, dai tamburi, dai colori dei fumogeni e dai cori a sostegno della vertenza.

Una vertenza che, ricordiamo, parte dall’autodeterminazione degli operai del Collettivo di fabbrica che nel luglio del 2021 si sono organizzati per dare una risposta chiara e diretta alla richiesta di abbandonare la fabbrica perdendo i loro posti di lavoro e le loro speranze per il futuro. 

La risposta è stata, ed è tutt’ora, la riorganizzazione dal basso della produzione e la riconversione del piano industriale della fabbrica che sarebbe passato dalla produzione di semiassi per automobili alla produzione di cargo-bike e pannelli fotovoltaici, sancendo così l’inizio della convergenza tra diritti dei lavoratori della classe operaia e la giustizia climatica e ambientale. 

Da quel momento in poi la parola “convergenza” è stata il punto focale della vertenza e della lotta di stampo intersezionale che ha visto gli operai del Collettivo di fabbrica e tutta la rete intorno a loro convergere, appunto, spontaneamente verso tutte le lotte contro le ingiustizie sociali nazionali ed internazionali vigenti. 

La lotta del Collettivo di fabbrica durante gli ultimi 5 anni si è trovata a scontrarsi con l’immobilismo del capitalismo istituzionale che ha provato a vincere nell’unico modo che riesce a mettere in campo: ha mentito, tenuto il Collettivo di fabbrica all’oscuro dalle decisioni che stavano tramando alle loro spalle, ha provato a prendere gli individui per stanchezza o addirittura a “comprare” il loro consenso con offerte via via sempre più aderenti ai loro bisogni. 

Il risultato è stato il logoramento del movimento che dall’interno ha dovuto davvero alzarsi in piedi per riuscire a rimanere aggrappato ai propri valori in mezzo a una tempesta.

Questo ha fatto si da un lato che gli stessi operai e tutta la rete di persone parte del Collettivo avvertissero una sensazione di difficoltà enorme, ma dall’altro lato è stato anche, in parte, la ragione dell’ interesse nazionale ed internazionale che ha provocato un avvicinamento a valanga di tutte le realtà e le persone che sono riuscite ad empatizzare con quello che stava accadendo in quella fabbrica.

L’unica risposta possibile vista la mancanza di proposte attive da parte del sistema e il vuoto che gli è stato creato intorno dalle istituzioni che avevano inizialmente promesso di aiutarli: “ci siamo costituiti equipaggio di mare e di terra” per fare fronte a un deserto di possibilità ormai inaridite.

L’assemblea di domenica 12 è durata circa 5 ore durante le quali si sono concentrati i 45 interventi delle associazioni e realtà vicine alla vertenza. Più o meno 700 persone hanno ascoltato attentamente e sono poi state chiamate a votare rispetto alla decisione di “salpare”, sempre senza chiedere permesso, verso il piano di reindustrializzazione. Con “salpare” si intende iniziare ad utilizzare i contributi economici, che ad oggi ammontano a 1,2 milioni di euro, raccolti attraverso la campagna di azionariato popolare per dare il via alla produzione prima di cargo bike e, in un secondo momento, a quella dei pannelli fotovoltaici che, prevedendo anche una fase di recupero e reciclaggio di vecchi pannelli in disuso, si conferma come la più complessa e articolata delle due proposte.

L’assemblea delibera un enorme e unanime “si”, e allora vento in poppa, si parte per un’avventura senza precedenti: una missione volta a sovvertire i rapporti di forza attraverso il mutualismo, la coscienza di classe e la consapevolezza che il risultato materiale non sarà immediato, ma la crescita e il rafforzamento dell’organizzazione e della lotta sono già realtà presenti e tangibili. “Se falliremo, falliremo meglio” dice Dario Salvetti in conclusione.

La vela sarà diretta verso l’obiettivo di reindustrializzazione ovviamente, ma anche contro il riarmo europeo e contro le logiche di mercato che verranno discusse in assemblea soci/e di volta in volta per evitare di trovarsi ad accettare compromessi dubbi.

Sempre al fianco della Palestina e del popolo palestinese e sempre in un’azione di confluenza ed avvicinamento a tutte le lotte che si muovono su linee parallele.

Non cediamo di un millimetro, non retrocediamo, l’unica direzione è quella dell’autodeterminazione.

La campagna di azionariato popolare continuerà ad essere attiva e permetterà di aderire come soci/e finanziatori/trici della nuova cooperativa GFF così come si potrà versare il proprio contributo direttamente alla SOMS, società di mutuo soccorso della campagna (tutte le info su INSORGIAMO. ORG).

È inoltre attiva una ricerca di professionalità, competenze e disponibilità lavorative solidali all’interno di tutta la rete per rendere tangibile e realizzabile il progetto sempre partendo dal basso e dal concetto di convergenza.

È fondamentale che tutte le persone che pensano di avere delle competenze potenzialmente utili si mettano in contatto con il Collettivo di fabbrica.

Per tutto, per altro, per questo, fino a che ce ne sarà!

di Alessia Cresseri 

* foto di Margherita Dametti

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