Un anno dopo
Un anno fa, il 21 agosto 2025, il Leoncavallo veniva sgomberato.
Si è cercato di cancellare una storia lunga cinquant’anni, uno spazio che per generazioni ha rappresentato musica, cultura, conflitto sociale, solidarietà e autogestione. Un luogo attraversato da migliaia di persone, costruito nel tempo attraverso relazioni, pratiche e immaginazione.
Pensavano di chiudere un cancello. Pensavano che bastasse uno sgombero per interrompere una storia.
Non è andata così.
In questi dodici mesi il Leoncavallo ha continuato a vivere fuori dalle sue mura, attraversando altri spazi, incontrando nuove realtà, organizzando iniziative e costruendo nuove relazioni. Abbiamo perso un luogo, ma non abbiamo perso ciò che quel luogo aveva prodotto.
E non abbiamo dimenticato quello che è successo.
Non accettiamo che uno spazio costruito e mantenuto per cinquant’anni da una comunità possa essere cancellato con un atto amministrativo. Non accettiamo una città dove gli spazi sociali vengono considerati un problema da rimuovere, mentre la cultura viene sempre più affidata alle logiche della rendita e del mercato.
Lo sgombero ha generato rabbia e reazione. Il 6 settembre, più di 50mila persone sono scese in strada e hanno gridato: Giù le mani dalla città! Un messaggio al governo che ha voluto lo sgombero.
Un messaggio a chi governa Milano, perché abbandoni la strada delle garanzie alla speculazione e scelga di sostenere le realtà sociali, mutualistiche e politiche che tengono viva la città. Un grido di rabbia, ma anche la richiesta di un domani diverso.
Quel domani non è mai arrivato.
Tra politica e imprenditoria milanese non sono arrivate risposte per il Leoncavallo, né si è visto un cambio di passo nelle politiche cittadine.
Oggi viene presentato un bando per uno spazio diverso da via San Dionigi. Lo osserviamo senza pregiudizi, sperando che rappresenti un’evoluzione che le nostre critiche espresse nella procedura dell’unico bando a cui abbiamo partecipato abbiano contribuito a rendere il percorso più aderente alla realtà e a offrire una reale possibilità di progetto. Ma non possiamo far finta che questo basti a rispondere a un anno di silenzi e occasioni mancate.
Per questo continueremo a esserci, a costruire, a discutere e a cercare nuove strade.
Milano ha bisogno del Leoncavallo. Ha bisogno dei centri sociali, dei circoli Arci, delle case del popolo, degli spazi di cultura, delle librerie indipendenti, delle piazze e dei parchi, di panchine e luoghi dove potersi incontrare e stare insieme.
Perché uno sgombero può chiudere uno spazio. Non può cancellare una comunità, una storia, un’idea di città. E noi siamo ancora qui.
Da settembre torneremo nelle strade, nelle assemblee di movimento e non solo. Torneremo ancora una volta, con una grande iniziativa. Torneremo a incontrare la città, a discutere, a organizzarci.
Torneremo per prenderci uno spazio.
Leoncavallo Spazio Pubblico Autogestito

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