Tra la violenza quotidiana di chi se ne fotte delle vetrine
Due vie separano il famoso supermercato di prodotti biologici che vende il pane a 8 euro al chilo, dalle case popolari di via Padova dove durante l’estate si sono svolti brutali sgomberi.
Come quello di Maria, che ha tre figli maschi e una femmina, tutti minorenni, il marito non c’è. C’è soltanto una lettera di sfratto da parte del proprietario che le chiede di lasciare la casa. Maria lavora come badante notturna, paga regolarmente l’affitto, ma il proprietario ora vuole vendere quella piccola abitazione che per otto anni è stata casa sua.
Gusdagna 900 euro, paga 500 euro al mese di affitto, dove può andare?
Quando sono venuti a cacciarla di casa insieme ai suoi figli era notte, Maria ha aperto la porta e si è trovata davanti il proprietario che accompagnava tre uomini vestiti di nero con il volto coperto.
Hanno distrutto il bagno a colpi di martello, hanno svegliato i figli urlando, hanno aperto l’armadio di Maria e hanno iniziato a lanciarle addosso i vestiti.
Quando Maria ha iniziato a piangere, il proprietario di casa ha ritrovato un briciolo di umanità, permettendole di lasciare per qualche giorno i suoi vestiti in attesa che trovasse una nuova stanza in cui andare a vivere.
Un’ora dopo era per strada, in una via Padova stranamente deserta, senza nemmeno i soldi per un B&B.

Jil è in metropolitana, sta andando a scuola. Piove e ha i piedi fradici. Le sue scarpe sono aperte, bucate, puzzano. Sente soltanto il proprio odore. Incrocia lo sguardo di una persona che, dopo averla guardata da cima a fondo, si allontana schifata. Quella stessa persona, qualche ora dopo, scenderà a Montenapoleone per fare acquisti in negozi che vendono prodotti da migliaia di euro, senza nemmeno doverne controllare il prezzo.
E poi ci sono Naima, Ale e Yous, che salteranno giorni di scuola per andare in questura a rinnovare i permessi di soggiorno dei genitori, mentre il documento più importante dei loro coetanei è la tessera ATM.
C’è Sabi, prima superiore, tutti i giorni mangia riso e cipolla speziata mentre intorno a lui c’è chi ordina cibo d’asporto ogni giorno dai ristoranti stellati, sottopagando chi quel cibo lo consegna.

Né sport né svago, né sogni né passioni. Quando manca la possibilità, si smette persino di desiderare. Sviluppiamo un rapporto irrisolto con gli oggetti materiali che diventano capaci di scatenare un’euforia immediata, un tappabuchi in una vita di miseria.
Le scarpe TN o la felpa Adidas: chi ha il coraggio di criticare chi desidera ciò che scintilla dietro una vetrina inaccessibile?
Non sono figli della classe media, perché a Milano questa classe sta sparendo. Sono figli di poveri, deresponsabilizzati perché nessuno ha dato loro nulla. Non creano, non trasformano, distruggono.
E chi può giudicare tutto questo se non chi ha le possibilità di creare, trasformare e distruggere ogni volta che vuole, guadagnandoci anche.
Chi vive la violenza quotidiana che a Milano si riversa su chi non è nato ricco, se ne fotte delle vetrine ripagate dalle assicurazioni, se ne fotte dell’indignazione di influencer, opinionisti con il culo al caldo e spendaccioni dal click facile.
Come accade nel Giambellino, dove le case popolari cadono a pezzi accanto a edifici dalle facciate appena rifatte, anche a Milano si finge una coesistenza tra ricchi e poveri. O meglio, i poveri vanno bene finché non intaccano l’irrispettoso concetto di decoro. Vanno bene se stanno in silenzio, anche quando finiscono per strada, camminano con le scarpe distrutte e non hanno cibo sulla tavola.
I ricchi ci vanno bene se pagano tasse proporzionali alla loro ricchezza, se il loro denaro contribuisce a sostenere gli abitanti di questa città, che rischiano l’espulsione proprio a causa del loro stile di vita e della costruzione di una città a loro misura, anziché a misura di chi la abita e la vive ogni giorno.
Chi chiama all’indignazione per due vetri a terra, chiede il carcere e pene più dure, volutamente scorda che in Italia oltre 5,4 milioni di persone vivono in condizioni di povertà assoluta, oltre 1,1 milioni sono minorenni.
Vogliamo il pane, le scarpe, la casa, i vestiti, la dignità lavorativa, lo sport, lo stipendio, le vacanze, i sussidi, i documenti.
Vogliamo il pane e anche le scarpe di marca.
Vogliamo una vita degna.
Nassi LaRage