Morti sul lavoro. Bollettino delle ultime 24 ore dal mondo e dall’Italia.

Karachi, Pakistan – Martedì sera, alla periferia della più grande città del paese, una fabbrica tessile è andata in fiamme.
La fabbrica era piena di operai, affollatissima dato che era giorno di paga.
Il bilancio è stato quello di una strage: 289 operai sono morti carbonizzati vivi.
Nel paese vige il sistema di subappalto e quindi uno stabilimento può avere anche un migliaio  di operai al lavoro ma averne assunti solo cento, gli altri 900 dipendono dal contactor; il che equivale a dire nessuna rivendicazione possibile per migliorare le proprie condizioni lavorative.
Le direttive dirigenziali riguardo lo stabilimento sono chiare, nessuno deve avere la possibilità di uscire prima dell’orario o  di rubare qualcosa dallo stabilimento.
Le uscite quindi erano tutte  bloccate e le sbarre  alle finestre erano in ferro, impossibile rimuoverle.
La causa dell’incendio è ancora sconosciuta.
Ieri il ministro provinciale del lavoro ha ordinato ispezioni in tutte le fabbriche, ma i lavoratori denunciano:  “Il tribunale del lavoro non ci protegge davvero, subisce la pressione degli industriali e l’ affollamento e i cancelli chiusi sono la norma. Noi sindacalisti siamo impossibilitati a fare qualsiasi cosa”.
Lahore, capitale della regione del Punjab – Mercoledì mattina, un’altra fabbrica, piccola e di scarpe, è andata in fiamme.
Un generatore di corrente malfunzionante, nessuna norma di sicurezza rispettata, in pochissimi minuti tutto è stato divorato dalle fiamme.
25 operai morti, un’altra strage.
Nessuna ispezione, nessun  controllo, neanche a posteriori.
Egoirevsk, nella regione di Mosca – Mercoledì in giornata, una fabbrica tessile con dentro molte operaie, è andata a fuoco.
Porte e finestre erano state tutte bloccate dall’esterno.
Il datore di lavoro voleva essere sicuro che nessuna delle sue operaie scappasse.
15 vietnamite hanno perso la vita dentro la fabbrica mentre le altre donne, una sessantina circa,  sistemate in un magazzino a lato, dove cucivano 24 ore al giorno senza mai potersi allontanare dal luogo in cui erano ridotte in schiavitù, sono state tutte arrestate perchè trovate senza regolare permesso di soggiorno.
Il padrone del laboratorio è stato denunciato per inosservanza delle norme di sicurezza, ma non per strage.
I giornali moscoviti non riportano la notizia.
Italia, notizia di oggi – Dal primo gennaio ad oggi 13 settembre sono morti SUI LUOGHI DI LAVORO 445 lavoratori ( tutti documentati), erano 450 nello stesso giorno del 2011.
Lo riporta l’Osservatorio Indipendente di Bologna per i morti sul lavoro, che aggiunge, sono 84 dall’inizio dell’anno i suicidi legati alla crisi economica di cui siamo a conoscenza. Ci sono imprenditori che non riescono a pagare le tasse, lavoratori che hanno perso il lavoro o dipendenti di aziende in crisi. Queste tragedie non si possono considerare infortuni sul lavoro, ma hanno per la loro drammaticità un forte impatto sociale.
Qualche dato in più per comprendere le cifre: Il 30,8% delle vittime sono in agricoltura, di queste la metà schiacciate dal trattore (già 82 dall’inizio dell’anno). Edilizia 29,1% sul totale, in questa categoria il 30% delle morti è causata da cadute dall’alto. Industria 16,1%, quest’anno quasi la metà di queste morti sono state provocate dal terremoto in Emilia. Servizi 5,8%. Autotrasporto 5,1%, Il 3% Esercito Italiano (Afghanistan). Il 2,7% nella Polizia di Stato (tutte le morte causate in servizio sulle strade). Il 13,3% dei morti sui luoghi di lavoro sono stranieri. Eta’ delle vittime: il 4,9% hanno meno di 29 anni, dai 30 ai 39 anni il 14,1%, dai 40 ai 49 anni il 24,48%, dai 50 ai 59 anni il 15,7%, dai 60 ai 69 anni il 9,5%, il 12,8% ha oltre 70 anni. Del 16,5% non siamo a conoscenza del’età.

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