Le ultime mosse di Mosca sullo scacchiere internazionale

 

A mobile launcher with a Topol-M missile travels along the Red Square during a military parade in MoscowNell’ultimo anno la Russia è riuscita a mettere a segno una serie di colpi di notevole portata sullo scacchiere globale.
Si tratta di quattro mosse di una certa abilità nella partita a scacchi degli equilibri geopolitici planetari.
Vediamole:
-La capacità di bloccare l’adesione dell’Ucraina alla sfera di influenza dell’Unione Europea.
-La mediazione sulla questione siriana che ha, di fatto, impedito l’attacco occidentale ad Assad.
-Un ruolo determinante nelle trattative sul nucleare iraniano.
-La ripresa delle forniture militari e dei rapporti strategici con l’Egitto.

Prima di analizzare le mosse di Mosca sul piano internazionale qualche riga sulla situazione all’interno dei confini del paese più vasto del mondo.
A livello interno continua la tradizionale politica putiniana (che si colloca perfettamente nel solco della tradizione russa) di scarso rispetto dei diritti umani (vedi l’incarcerazione degli attivisti di Greenpeace accusati di pirateria dopo un’azione pacifica e simbolica ad una piattaforma di trivellazione russa ed il caso Pussy Riot tanto per citare i due episodi più famosi degli ultimi anni).
Se, a preoccupare l’Occidente, è il regime dispotico e poliziesco messo in piedi dall’ex-agente del Kgb nato a Leningrado, un problema ancora più grande e poco trattato dai media nostrani è la mancata redistribuzione delle immense richezze ottenute dall’utilizzo e dalla vendita sul mercato internazionale delle sconfinate materie prime russe.
E’ senza dubbio vero che, negli ultimi 10 anni, le condizioni di vita del cittadino medio in Russia sono molto migliorate rispetto ai tragici tempi di Elstin, ma molto è ancora da fare. Se le grandi metropoli godono di un certo benessere, le periferie dell’impero continuano a vivere un’esistenza apatica e miserevole fatta, spesso e volentieri, di alcolismo e tossicodipendenza (i Russi sembrano essere diventati all’avanguardia anche nell’invenzione delle sostanze stupefacenti…).
Il governo russo non riesce (o non vuole) ridistribuire le ricchezze (o lo fa con troppa prudenza).
In aggiunta a ciò la diversificazione dell’economia procede con grande lentezza. Le filiere vincenti dell’industria russa, a vent’anni dalla caduta del socialismo reale, restano quelle dell’URSS: materie prime ed armi.
I tassi di natalità, seppur in incremento, sono ancora molto bassi. Ed i Russi, in appena 143 milioni, subiscono la pressione di Cinesi ed Indiani ai loro confini meridionali.
In aggiunta a ciò, la dilagante xenofobia e nazionalismo non favoriscono la cooperazione e l’integrazione con le repubbliche ex-sovietiche dell’Asia. Relazioni che aiuterebbero non poco i Russi nel bilanciare le pressioni provenienti da Sud.

Se a livello interno, in fondo, continuano a riproporsi gli ancestrali problemi del paese, anche a livello internazionale rimane costante l’obiettivo strategico della salvaguardia dei “confini imperiali”.
In fondo, che si trattasse di Impero zarista, di Unione Sovietica o di Russia moderna, l’intento di tutti i governanti russi (salvo rare eccezioni) è stata la difesa dello status quo imperiale.
Con il crollo dell’URSS e con lo smantellamento della sua sfera di influenze, lo status quo è venuto meno.
Come del resto era venuto meno dopo la Rivoluzione bolscevica del ’17 quando i Soviet avevano dovuto cedere immensi territori in cambio della pace.
Se negli anni successivi Lenin ed i suoi successori avevano avviato un’opera di “reconquista”, lo stesso sta facendo Vladimir Putin dal suo insediamento in poi.

La “battaglia di Kiev” è solo l’ultimo dei passi fatti in questa direzione. Prima di questo vengono la stabilizzazione (a prezzi umani esorbitanti) del Caucaso, la sconfitta della Georgia nella guerra dell’Agosto 2008 che ha bloccato l’espansione della NATO in quelle terre e la creazione di un’area di scambio con le repubbliche asiatiche.
Per i Russi l’entrata nella sfera d’influenza europea dell’Ucraina sarebbe stata uno smacco gravissimo.
L’Ucraina viene ritenuta la culla della civiltà russa (il principato di Kiev) e, nei suoi confini vive una gigantesca minoranza russa.
Il mancato ingresso degli Ucraini nell’Unione Europea ha diverse motivazioni.
E’ innegabile che il 60/70% delle esportazioni della malandata economia ucraina si indirizzano verso Mosca. Gli industriali di quel paese erano quindi terrorizzati dall’idea di mettersi sul mercato europeo. In aggiunta a ciò, nonostante molte imprecisioni, la Russia vende all’Ucraina il gas a prezzi relativamente di favore. E dal punto di vista delle forniture, gli Europei avevano ben poche contropartite da offrire.
E’ innegabile che poi Berlino abbia fatto sentire la sua voce con la domanda: “Chi dovrà pagare un eventuale risanamento della malmessa economia di Kiev?”. Se La Merkell non è stata disposta a salvare la Grecia, sicuramente non avrebbe salvato l’Ucraina…
Il premier Yanukovich, dopo aver pesato i pro ed i contro di un’eventuale partnership con la UE, ha quindi scelto la politica putiniana del bastone e della carota.

Le altre tre mosse fino ad ora vincenti dei Russi sullo scenario internazionale sono tutte concentrate in Medioriente.
Sulla questione siriana la mediazione russa sulle armi chimiche ha in un qualche modo tolto le castagne dal fuoco ad un recalcitrante Obama assai poco convinto di un attacco militare contro il regime di Assad. I passi indietro del presidente americano hanno smorzato anche i furori guerrieri di Hollande.
La Russia ha quindi conservato un prezioso (e sanguinario) alleato in quella zona garantendosi voce in capitolo in un eventuale (sempre che accada) cambio di regime.

Sulla questione iraniana c’è poco da dire. La politica tradizionalmente moderata di Mosca verso le mire nucleari di Teheran sembra dare i suoi frutti con il raggiungimento dell’accordo tra le potenze 5+1 e l’Iran.
Se l’accordo dovesse diventare operativo (nonostante l’opposizione di Israele) sarebbe un passaggio storico.

L’ultimo episodio, se confermato, sarebbe altrettanto storico.
Stiamo parlando di un accordo di partnership militare con l’Egitto dei militari che qualche mese fa hanno rovesciato il governo dei Fratelli Mussulmani.
L’Unione Sovietica fu uno dei fondamentali alleati del governo Nasser col suo progetto di socialismo arabo.
Mosca fornì per anni al Cairo armi ed istruttori militari.
I rapporti tra Russi ed Egiziani iniziarono a deteriorasi nei primi anni ’70 e dopo la Guerra del Kippur dell’Ottobre ’73 che, in qualche modo restituì all’Egitto l’onore perso nelle precedenti guerre (anche grazie ai nuovissimi sistemi antiaerei sovietici) il presidente egiziano Sadat decise di cambiare alleanza strategica passando con gli Stati Uniti.
Viste le recenti gelate con l’amministrazione di Washington, un accordo militare con Mosca sarebbe un evento.

Continuano quindi le mosse delle varie potenze a livello globale per rafforzarsi ed arrivare pronte alla sfida del nuovo secolo.

 

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