Perquisizioni a Live Nation e Vivo Concerti. Il dito e la Luna

trendstickettoutLa Guardia di Finanza perquisisce le sedi di Live Nation e Vivo Concerti dopo lo scandalo sollevato dal programma televisivo le Iene sul secondary ticketing.

Forse serve fare un po’ di chiarezza sul secondary ticketing… La “vendita secondaria” di biglietti è un fenomeno esploso con l’avvento di internet. E’ semplicemente un servizio, organizzato da alcuni siti, per mettere in contatto utenti del mondo della musica. Nasce per permettere a chi ha acquistato un biglietto per uno spettacolo e al quale non può più andare, di venderlo a qualcuno interessato. Una specie di Ebay con un target specifico. Il secondary ticketing quindi è un servizio di rivendita di biglietti, dove chi vende il biglietto allo spettatore non è direttamente l’organizzatore dell’evento ma un intermediario (il sito). E’ un fenomeno che pare articolato in tre parti:

-vendita di un privato ad un privato

-singoli o reti di singoli che trovano il modo di comprare un grande numero di biglietti e immetterli sul mercato

-organizzatori di eventi che per massificare guadagni fornivano ai siti di secondary ticketing biglietti

Parliamo di un fenomeno internazionale. Live Nation, società multinazionale, è proprietaria nel mondo di MasterTicket (una sorta di TicketOne presente in gran parte del globo) che a sua volta è proprietaria di SeatWave, uno dei siti di vendita secondaria.

Quello che all’apparenza poteva sembra solamente un fenomeno legato alla capacità di accaparrarsi diversi biglietti e poi metterli in vendita speculandoci sopra (esattamente come sempre fatto dai bagarini con i biglietti cartacei) pare sia alimentato, in parte, da un vero e proprio sistema che unisce le società di organizzazione eventi e i siti di rivendita secondaria. Le prove le han trovate le Iene: diverse fatture che Live Nation, una delle più grandi aziende internazionali di produzione eventi musicali, dirette a siti di secondary ticketing. Fatture che testimoniano la vendita diretta di biglietti del promoter alle società di bagarinaggio. Il tutto eludendo gli accordi commerciali secondo i quali TicketOne era il soggetto monopolista delle prevendite per Live Nation. Al netto del superamento degli accordi commerciali tra le due aziende l’idea si speculare sui biglietti dei concerti rientra in un ottica finanziaria del mercato della musica.

Il nostro paese ha vissuto una fase di monopolio per la prevendita on line dei biglietti dei concerti. Da quando e nata TicketOne è la monopolista del settore. L’accordo di esclusiva con le più grandi società di organizzazione eventi scadrà nel 2017. Difficile pensare che lo scandalo del secondary ticketing non avrà ripercussioni nel futuro di questo settore dell’industria musicale.

In questi giorni si parla tantissimo dello scandalo aperto dalle Iene, e ci si sta dimenticando che il fenomeno non è perimetrato alle società che fornivano biglietti direttamente ai siti di re-ticketing. Quindi si affronta la questione in maniera parziale. L’accanimento contro Live Nation e la gestione di Corrado Rizzotto di Vivo Concerti è strumentale se non si guarda alla complessità del tutto.

Le Iene hanno trovato le prove che incriminerebbero Live Nation e Vivo Concerti. Ma chi in questi giorni ha preso parola continua a dire che probabilmente i soggetti coinvolti sono di più. Se davvero è così resta da capire perché chi ha deciso di dare le prove alle Iene abbia deciso di limitarsi a questi due attori.

Però come troppo spesso capita si guarda il dito che indica la Luna, e non la Luna. Il secondary ticketing, nell’accezione incriminata, è solo un sintomo della malattia in cui vessa l’industria musicale. Curarlo e sconfiggerlo non è sufficiente a sconfiggere la malattia.

Si cambia paradigma, si cerca di arricchirsi il più possibile, si truffano i consumatori drogando il mercato togliendo di fatto dalla circolazione biglietti al prezzo di costo e inserendoli in un mercato dove il prezzo è dato dalla richiesta. Il perché l’ha spiegato David Zard, storico e ormai pensionato promoter italiano durante una conferenza stampa: “Live Nation è americana e deve render conto a loro, De Luca non è nient’altro che un amministratore, non me la sento di diventare la iena che salta al suo collo. Evidentemente non stava bene quando ha fatto quell’intervista. Non ha mai saputo parlare, lo sappiamo da anni. Poi ci sono gli indipendenti che hanno libertà di scelta. Mi sono ritirato dall’organizzare concerti quando sono arrivate le multinazionali, non potevo competere. Live Nation offre cifre esorbitanti agli artisti e molte volte i prezzi dei biglietti in alcuni concerti sono altissimi. De Luca non sta bene, non possiamo metterlo in croce. Il 10 di Ottobre sono stato intervistato dall’AdnKronos sul secondary ticketing: quando si offrono agli artisti delle cifre iperboliche, noi dobbiamo sapere che c’è un’altra parte di introito che arriva dal mercato secondario. Live Nation acquista anche tutta l’anima dell’artista (i diritti discografici, il merchandising ed il resto) per coprire i costi”. Chi è solito andare ai concerti si sarà accorto che da anni esistono tipologie creative di biglietti: dal vip ticket al pit pass, passando per il meet&great e molte altre cose. Biglietti maggiorati. Il secondary ticketing entra appieno in questa logica, chiedere ai fan disposti a spendere qualsiasi cifra per vedere uno spettacolo di spendere quella cifra.

Se non si inquadra il punto oggi si rischia di iniziare una crociata contro una parte limitata del fenomeno del secondary ticketing. Percepire e raccontare quel fenomeno come mostro e nemico dell’industria musicale. Combatterlo per poi non risolvere il problema.

Il caos apertosi in questi giorni o sarà capace di portare dell’etica dentro l’industria musicale (a tutti i suoi livelli) o in maniera gattopardesca cambierà tutto per non cambiare nulla, con l’aggravante di introdurre in maniera continuata il “dynamic ticket” ovvero un biglietto che non ha più un costo fisso, ma un prezzo che oscilla tra un minimo ed un massimo. Cioè la “logica Ebay”.

Occorre rifiutare il sistema e ritrovare la capacità di non accettare qualsiasi condizione per vedere uno spettacolo. Se il consumatore mettesse in discussione il caro biglietti, o non acquistasse i biglietti dai bagarini a cascata tutto si metterebbe in discussione. Esattamente come accadrebbe la stressa cosa se alcuni artisti abbassassero il loro cachet e iniziassero a controllare il costo dei biglietti e la correttezza delle paghe di chi lavora nella musica.

E’ il momento di cambiare il paradigma o di legittimarlo. Oggi il mostro si chiama secondary tickting, domani non si sa, ma tanto, se non si colpisce il cuore del problema, sarà solo lo spostamento del problema o il cambio di nome.

Andrea Cegna

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