Lotta di classe con classe

Una piccola finestra di un seminterrato che affaccia su una vicolo caotico, sporco e degradato, che lascia entrare fioche luci, rumori e odori di una via degradata di un imprecisato quartiere di Seul (ma che potrebbe essere un qualsiasi quartiere di periferia di una qualsiasi città contemporanea).
Unʼaltra finestra, grande come una parete, uno schermo che affaccia su un imponente giardino dal prato inglese e alberi finemente curati, lascia entrare una luce intensa che si diffonde negli ampi spazi minimali accuratamente progettati da un immaginario famoso architetto coreano.

Due finestre che raccontano la frattura sociale di due mondi speculari, lontanissimi ma vicini; quello dei poveri, dei reietti, degli scarti della società relegati in marcescenti periferie senza servizi, senza luce e senza futuro e quello dei ricchi, dei privilegiati, degli spazi ordinati, del lusso quasi ridicolo di un quartiere che sembra appartenere ad un pianeta dove si entra su invito.

Questa volta però non è la solita storia di lotta di classe tra il mondo di sotto e quello di sopra, tra poveri e ricchi, tra centro e periferie. Questa volta Parasite ci mostra un capolavoro cinematografico in cui, attraverso diversi generi che si intrecciano con una naturalezza disarmante, passando dal grottesco al thriller, dal comico allʼhorror, ci racconta una lotta di classe quotidiana, contemporanea, così realistica che fa orrore. Dove non ci sono i buoni e i cattivi ma una sfumata complessità di persone che vivono (e sopravvivono) secondo regole ingiuste ma specchio di una società che riconosciamo subito come assolutamente realistica.

Inevitabile è il paragone con un altro bel film contemporaneo: Joker.
Anche qui le dinamiche sociali del soggetto dominante su quello disagiato portano a comportamenti folli, scorretti, psicopatici ma che portano un ineluttabile empatia verso il personaggio svantaggiato.

Se fosse solo una storia, Parasite sarebbe la storia di due famiglie; la famiglia Kim, quelli del seminterrato, che attraverso un astuto piano che denota la scaltrezza tipica di chi non ha grossi mezzi né molte alternative per vivere, riesce ad introdursi nella magione della famiglia Park, quelli dellʼupper class, che hanno un patrimonio tale da consentirgli, tra lʼaltro, un ingenuità quasi irritante. Il figlio maggiore dei Kim inizia ad insegnare inglese alla primogenita dei Park e così riesce ad inserire gli altri componenti della sfortunata famiglia allʼinterno della villa sperando così di riscattarsi da un futuro già segnato dalle inevitabili disparità sociali.

Se fosse solo una storia.
Ma Parasite è ben oltre, è una serie di storie raccontate con una serie di linguaggi cinematografici. È uno spaccato di società adattabile a qualsiasi  contesto delle metropoli contemporanee. È un continuo passaggio di piani fisici, dal seminterrato al bunker, dal piano terra alla mansarda, che è metafora di piani sociali.
È lotta di classe.

Un temporale diventa la prova finale dellʼingiustizia sociale e della necessità di ribellarsi, anche solo direzionando tutta la rabbia accumulata contro i simboli dellʼiniquità. Un temporale che da un lato della città distrugge case, trascina via i pochi beni stipati allʼinterno delle fatiscenti abitazioni, annienta quella minima speranza nel futuro che resta; dallʼaltra “è una benedizione” perché almeno porta via un poʼ di smog dalla città.

Meritatissima Palma dʼoro a Cannes, Parasite doveva restare nella sale italiane pochi giorni ma si è sviluppato un passaparola abbastanza potente da tenerlo per settimane e con un notevole successo di pubblico.
Forse perché la sincerità con cui viene raccontata la storia, anzi le storie, arriva ad un pubblico più disparato con una forza travolgente, sappiamo da che parte stare sin dallʼinizio, da uno scambio di battute:
“Sono ricchi ma anche gentili”.
“Sono gentili perché sono ricchi”.

Come già in Snowpiercer, il regista Bong Joo-Ho, ci porta inevitabilmente a tifare per i poveri; più intelligenti, più svegli, più forti.
Quelli che non hanno speranza. O forse sì.
Consigliamo vivamente la visione di questo film che entrerà sicuramente nella storia del cinema.

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