Geopolitica della salute

“Geopolitica della salute”, un libro di Giancarlo Elia Valori pubblicato da Marsilio nel 2014 si dimostra attuale in piena emergenza Covid19.

Da sempre, il farmaco è associato alla salute e la diffusione della medicina pubblica ha di fatto allungato le aspettative di vita delle persone; 60 anni nei paesi a basso reddito e 80 negli altri. In conseguenza del miglioramento delle condizioni sanitarie la popolazione mondiale è cresciuta fino a raggiungere i 7 miliardi. Insieme a questa crescita è comparso un nuovo fenomeno sociale: l’invecchiamento di massa. Si stima che nel 2050 gli over 65 saranno il 27% della popolazione nei paesi più sviluppati.

Partendo dalle pandemie che si sono succedute nella storia, scopriamo che il nemico di cui dobbiamo preoccuparci è il virus che possiede una velocità relativa di variazione molto alta che aumenta in rapporto alla popolazione e al numero di persone che riesce ad infettare. Sono i virus i responsabili delle pandemie globalizzate. Sono persistenti nei ratti, nei cavalli e nei maiali, tutti animali che vivono a contatto con l’uomo. Oggi, l’aumento dei traffici di persone e cose, in un mondo ormai globalizzato, espone tutti i paesi alle varie infezioni.

Riguardo al futuro della salute, in Occidente, si assiste ad una difficile compatibilità economica del sistema sanitario. Per difendere l’assitenza per tutti sarà necessario abbassare i costi di gestione e per conservare la qualità del servizio sanitario occorrerà ridurre l’accesso gratuito alle cure mediche.

La crisi colpisce tutti i modelli sanitari dell’Occidente. Uno dei modi trovati per abbassare i costi è stato quello di incidere sul personale, sui servizi e sulle strutture sanitarie. Si paventa una soluzione a livello di Unione Europea; un ‘sistema sanitario europeo’ per diminuire i costi, predisporre una banca dati centralizzata e trattare alla pari  con le multinazionali globali di Big Pharma. Si allargherà anche la tendenza della ‘privatizzazione’ del sistema sanitario.

In molti paesi la ricerca del business e la privatizzazione spinta hanno indebolito i sistemi sanitari pubblici.

C’è una vasta pubblicistica sulle aziende che producono farmaci. La denominazione più usata è quella di Big Pharma, ma in molti libri si preferisce chiamarle Bad Pharma. Molti sono stati i casi, in Europa e negli Stati Uniti, di azioni legali intraprese dai consumatori contro certi farmaci prodotti da queste imprese perché ritenuti pericolosi. Il mondo della ricerca, dei medici e dei chimici è legato alle multinazionali del farmaco e in alcuni casi il rapporto diventa di pura dipendenza. Per mantenere alti i profitti, questo cartello globale punta al vasto mercato della medicina preventiva, all’espansione dei servizi sanitari nei paesi emergenti, al trattamento delle cellule staminali e all’impiego della biotecnologia.

 

 

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