MO, la brillante serie autobiografica del comico americano palestinese Mohammed Amer

“Buona sera, vuole assaggiare il nostro hummus al cioccolato?”
“Hai appena detto hummus al cioccolato, sai cosa hai fatto? Hai appena insultato mia nonna.”
“Oh mi scusi, non sapevo che l’hummus fosse messicano”
“Non è messicano! E’ palestinese!”
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La nuova serie TV MO, attualmente uno degli spettacoli più visti e recensiti di Netflix, è un racconto di carattere autobiografico umoristico e straziante del comico americano-palestinese Mohammed Amer.
I genitori di MO furono costretti a lasciare la Palestina a causa dell’occupazione israeliana, trasferendosi in Kuwait; la famiglia – ribattezzata nella serie “Najjar” – fu poi nuovamente costretta a fuggire a causa dello scoppio della Guerra del Golfo nel 1991.
Una volta sbarcati a Houston, Texas, hanno lottato per quasi due decenni con il processo di asilo americano, senza ottenerlo.
La voce comica e pungente di MO accompagna tutta la serie, offrendo commenti politici puntuali sulla storia palestinese come la Nakba del 1948,  dove il protagonista avvicina lo spettatore alla crudeltà dell’esodo di migliaia di palestinesi dalle loro case, della distruzione di circa 500 villaggi palestinesi e ad altri centri abitati e della negazione da parte del governo israeliano del loro diritto al ritorno.
Ad un certo punto della serie, MO e i suoi amici vengono fermati dalla polizia e il protagonista si accorge che il cane-poliziotto ha appeso al collo il passaporto veterinario. La paura per il controllo documenti passa quindi in secondo piano, perchè prevale la rabbia, dura e disarmante: il cane può avere un passaporto e lui non riesce neanche ad ottenere l’asilo politico?



Con un umorismo sottile affronta anche temi come
le attuali tensioni al muro tra Stati Uniti e Messico, integrando momenti di rivelazione interiore, dal dolore irrisolto di MO dopo la morte del padre all’ammirazione per l’olio d’oliva che fa a mano sua madre Yusra, che nella realtà si chiama Farah Bsieso, fino alla relazione con la compagna messicana e cristiana per arrivare al tabù per gli uomini arabi della terapia dallo psicologo.
“Una miscela di amore, senso di colpa, rabbia e umorismo che può definire la vita della diaspora“, ha detto il regista egiziano-americano Ramy Youssef in un’intervista con il protagonista e amico MO per Volture.

La serie Netflix ha immediatamente catturato l’attenzione di milioni di spettatori in tutto il mondo.
Ampiamente acclamato per la sua capacità di mettere i palestinesi sulla mappa culturale nel mondo americano, è stato descritto dalla critica come “un pezzo rivoluzionario della televisione, riuscendo a sollevare la Palestina dalla sua connotazione negativa e portarla nella cultura pop.”
La capacità di MO di affrontare argomenti complessi e spesso difficili in modo divertente, incisivo e spesso risonante è ciò che rende questo spettacolo davvero unico e degno dell’ondata di critiche positive.

Ci sarà una seconda stagione ambientata in Palestina. Dopo anni di fatiche infatti, nel 2009 MO è riuscito ad ottenere la cittadinanza americana che gli ha permesso di poter tornare a viaggiare e tornare nella sua terra di origine.
In una delle sue recenti interviste ha dichiarato:

“La mia famiglia viene dal villaggio palestinese di Burin, e negli ultimi minuti del mio speciale del 2021, “Mo Amer: Mohammed in Texas”, ho messo dei filmati del mio primo viaggio in Palestina nel 2009, dopo essere diventato cittadino statunitense:
quando finalmente mi è stato permesso di tornare dove sono nati i miei genitori, dove sono nati i miei nonni, da dove vengono i miei antenati, il che è una cosa strana da dire anche ad alta voce. “Finalmente ho il permesso di tornare da dove vengo” è così bello nella mia mente.
I muri non hanno mai funzionato. Stanno cercando di costruirne uno ora tra il Texas e il Messico, o tentando di farlo, o di averne una certa quantità in cui tieni le persone separate, ma penso che la risposta sia – e so che questo suona come un cliché – davvero, l’amore è la risposta. Avere dei limiti per comprendere la difficile situazione di un’altra persona, cercare di separarti da essa, non funzionerà. Ciò a cui resisti persisterà. Una volta che hai un muro, non risolverà i tuoi problemi. Non farà che peggiorare le cose. Creare più separazione non è la risposta, e creare più comprensione lo è.”

Consigliata la visione.

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