Il futuro immaginato dalla tecnoscienza

Una riflessione a partire dal libro di Naief Yehya, Homo Cyborg (elèuthera, 2017)

 

Dopo la comparsa delle tecnologie digitali, l’illusione collettiva che chiamiamo realtà si è destabilizzata.
Un’ondata di esperienze virtuali ha stemperato le nostre certezze sul mondo materiale,
ammaliandoci con l’idea che ci sia un futuro oltre la carne,
che il corpo sia solo un ingombrante e maleodorante involucro di fluidi,
gas e viscere in graduale decomposizione
di cui possiamo e dobbiamo liberarci.

“Verrà un tempo in cui le macchine e le cose avranno un’intelligenza propria”.

Chi ha, almeno una volta, abbozzato nelle mente questo pensiero è pronto ad accettare la sfida intellettuale di Naief Yehya. Per gli altri, è arrivato il momento di cimentarsi con il dilemma contenuto nel libro: ci sarà un futuro oltre la carne?

La predizione dell’autore nasce dalla constatazione che il corpo umano non è adatto per vivere nello spazio, nel grande universo perché troppo vulnerabile. Gli esseri umani sono quindi costretti a trasportare il loro cervello in un nuovo involucro, più resistente. L’entità di transizione, nel passaggio dal corpo umano a quello di androide completamente artificiale, è chiamato Cyborg.

Un organismo ibrido, una combinazione di umano e macchina. Un’entità cibernetica che vive mediante la sostituzione dei pezzi difettosi. Individui con pacemaker, protesi, cuore artificiale sono già una tipologia di Cyborg. I Robot che vengono usati negli eserciti, nelle industrie, negli ospedali, nell’esplorazione spaziale e sottomarina sono già un’anticipazione degli Androidi, prodotti costruiti tecnologicamente per superare il corpo umano e provvisti di una intelligenza sovrastante.

Il sogno di diventare indistruttibili, esenti dalle malattie e dalla morte organica ci trasformerà in versatili e potenti transformer. In questo futuribile scenario si insinua un grande dubbio, che la migliore e superiore riconfigurazione dell’essere umano non riguarderà tutti, ma solo un certo numero di gruppi umani o meglio di eletti. 

Naief Yehya, Homo Cyborg (elèuthera, 2017)

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