Genova 2001 cosa avevamo, cosa abbiamo

battle_in_seattle_movieNovembre 1999.
Quasi un’era geologica fa.
La seconda presidenza Clinton entrava nel suo ultimo anno di mandato con un’eredità di scandali a luci rosse ed una crescita economica che gli States non vedevano dagli anni ’60, in Russia l’ex-colonnello del KGB Vladimir Putin, appena diventato Primo Ministro, lanciava la seconda sanguinosa operazione militare in Cecenia che avrebbe stroncato la ribellione ed incrementato a dismisura la sua popolarità, la Cina di Deng Xiaoping era ormai lanciata a massima velocità nella gara per diventare la nuova potenza del millennio, in Gran Bretagna il laburista Tony Blair con il suo affabile sorriso proseguiva, di fatto, le politiche neo-liberiste della Thatcher cercando di convincere gli scettici di quanto buono, bello e giusto fosse il libero mercato, in Italia Massimo D’Alema dopo aver contribuito a rovesciare Romano Prodi, ricopriva la carica di Presidente del Consiglio ed era riuscito, con astuzia e cinismo, a far partecipare l’Italia alla “guerra umanitaria” della Primavera precedente contro la Yugoslavia di Milosevic, in Afghanistan dopo più di 20 anni di guerra, il regime oscurantista e dispotico dei Talebani sembrava aver dato un minimo di stabilità al paese…
Fukushima teorizzava la fine della storia.
Gli indici di borsa erano ai loro massimi.
La “new economy” collegata al boom dell’informatica sembrava avrebbe dato al mondo una nuova rivoluzione industriale portatrice di sviluppo e ricchezza.
La finanziarizzazione dell’economia proseguiva a tappe forzate.
Il culto del mercato conquistava trasversalmente quasi tutte le forze politiche, soprattutto quello orfane del Muro di Berlino…
Ci veniva spiegato che la flessibilità era una cosa splendida e che cambiare sei lavori in un anno sinonimo di vitalità.
Trionfava l’ipocrita retorica delle guerre umanitarie e della difesa dei diritti umani.
Non si parlava ancora di Al Qaida, Bin Laden e Guerra Globale al terrorismo.
Insomma, una sorta di nuova Belle Époque…

Poi, inaspettata, la “battaglia di Seattle”.
Il 30 Novembre 1999, un inatteso corteo di 50.000 persone formato da una strana coalizione di sindacati e giovani attivisti riusciva a bloccare la riunione del WTO scontrandosi duramente con la polizia (seguiranno più di 600 arresti). La conferenza dell’Organizzazione Mondiale del Commercio doveva essere il punto di lancio di un nuovo ciclo millenario di scambi commerciali.
Iniziava a spirare impetuoso per tutto il globo il “vento di Seattle”.
Ovunque ci fosse una riunione in qualche modo collegata con il nuovo culto neo-liberista lì c’era una contestazione.
E quindi via con le contestazioni (e gli scontri) a Davos per il World Economic Forum, in Italia per Tebio a Genova e per il meeting del OCSE a Bologna, a Praga contro la riunione del Fondo Monetario Internazionale (probabilmente la mobilitazione più riuscita per rispetto delle scelte collettive e valorizzazione delle pratiche dei tre blocchi di contestatori, il rosa, il giallo ed il blu), a Nizza per il vertice dell’Unione Europa, a Québec City per il Vertice delle Americhe e così via…

E si arrivava al fatidico 2001.
Un anno destinato a rimanere nella storia dell’umanità.
Negli Stati Uniti, dopo contestatissime elezioni, assumeva la presidenza il repubblicano George W. Bush. Un nome destinato ad essere ricordato a lungo.
A Luglio Genova avrebbe ospitato il vertice degli Otto Grandi del mondo, il G8. I puristi sostenevano che, in Italia, il popolo di Seattle non esisteva. Sarebbero stati smentiti dai fatti.
Gli apparati di sicurezza italiani sembravano invece molto più consapevoli del “pericolo” ed iniziavano mesi e mesi prima del grande evento riunioni, pianificazioni, esercitazioni dei reparti per non arrivare impreparati ai giorni di Luglio.
L’antipasto di quello che avremmo visto nelle giornate genovesi ci sarebbe stato il 17 Marzo 2001 a Napoli durante il No-Global Forum quando un corteo di decine di migliaia di persone sarebbe stato circondato e selvaggiamente caricato. I fermati, prelevati anche negli ospedali, sarebbero stati sequestrati e fatti oggetto di violenze nella famigerata Caserma Raniero (http://www.repubblica.it/online/cronaca/questurana/testimonianza/testimonianza.html). Da ricordare che, all’epoca dei fatti, al governo, c’era ancora il centro-sinistra guidato da Giuliano Amato.
Il cambio della guardia ci sarebbe stato solo il 13 Maggio 2001 con la nuova vittoria di Silvio Berlusconi e l’avvio di un fosco decennio di berlusconismo.
Il vero prologo del G8 si ebbe a metà Giugno a Goeteborg, in Svezia, durante il Vertice dell’Unione Europea. La “democratica” polizia della civilissima e progressista Svezia, messa in difficoltà della tecniche di lotta dei manifestanti, pensò bene di utilizzare le armi da fuoco.
Indelebile l’immagine di un poliziotto che spara alle spalle di un contestatore senza nessun reale elemento di pericolo (http://www.corriere.it/Primo_Piano/Esteri/06_Giugno/18/goteborg.shtml).

E poi eccoci alle tre giornate del 19, 20 e 21 Luglio 2001.
Inutile ribadire per l’ennesima volta i fatti di quei giorni.
L’apogeo della contestazioni globale venne ferocemente represso in quella che Amnesty International definirà la più grande violazione di diritti umani nell’Europa Occidentale dalla fine della Seconda Guerra Mondiale ed altri “il massacro di una generazione”.
Lacrimogeni, idranti, blindati, manganelli, piombo, botte, sevizie e torture.
In quei giorni tra le piazze, la Diaz e Bolzaneto tutti questi elementi scenderanno in campo.
Molti di quelli che ora si indignano per la repressione di Erdogan in Turchia, all’epoca, o applaudivano le nostre Forze dell’Ordine intente solo a fare il loro dovere o nascondevano la testa sotto la sabbia come gli struzzi.
Tanti però, nei giorni successivi, scendevano nelle strade d’Italia per contrastare quell’incubo.
“…Un’assemblea. In piazza Duomo. E’ nata così a Milano una delle più straordinarie manifestazioni che questa città abbia mai saputo esprimere…” scriveva Luca Fazio sul Manifesto del 25 Luglio 2001 per descrivere il corteo della notte precedente.
Chi si scrive ricorda con un brivido Piazza Duomo che lentamente, ma inesorabilmente si riempie. La gente che inizia a scandire “corteo, corteo, corteo”. La massa, che nel più totale spontaneità, inizia a muoversi verso Palazzo Marino. E poi verso San Babila. E poi verso la Prefettura. Un immenso serpentone che scandisce ossessivamente lo slogan “assassini” in una città priva di divise. Un allucinante ed allucinato corteo notturno. La testa della manifestazione che rientra in Piazza Duomo quando la coda non ne è ancora uscita.
Sarebbero seguiti due anni di mobilitazioni di massa e poi un lacerante riflusso.
A Genova processi capaci di assolvere i torturatori in divisa e condannare a decine di anni di reclusione i manifestanti.
Come a dire che una testa spaccata vale meno di una vetrina rotta…

Quel che seguì è noto ai più.
La frammentazione e la perdita di spinta propulsiva di quel movimento globale.
Gli attentati dell’11 Settembre 2001 e l’inizio della Guerra al Terrorismo con l’invasione di Afghanistan ed Irak (e relative centinaia di migliaia di morti).
Lo stato di emergenza permanente.
Il risveglio islamico e la teorizzazione della “guerra di civiltà”.
Il default dell’Argentina capace di anticipare di quasi 10 anni la Grande Crisi iniziata nel 2008.
Il resto è storia dei nostri giorni.

Di questo e di altro si parlerà a ZAM 3.0 il 20 e 21 Luglio 2013 perché, GENOVA NON E’ FINITA:
Dodici anni fa un movimento globale, forte e compatto chiedeva uguaglianza e diritti per tutti gli abitanti della terra.
Dodici anni fa un movimento politico eterogeneo era il megafono delle rivendicazioni degli sfruttati, delle aree depresse del Pianeta, era la voce critica contro il consumo del territorio, era protagonista delle lotte sociali.
Dodici anni fa il movimento è stato in grado di esprmere creatività, radicalità e conflitto dentro un modo di vivere lontano e diverso dalle logiche dominanti allora, e oggi ancora più pervasive ed esasperate dalla crisi economica. Il mediattivismo, la capacità di mantenere unito un popolo di noglobal eterogeneo e di massa, la capacità di prevedere le criticità del sistema occidentale erano tutte ricchezze di quel movimento.

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