Intervista a Alessandra Magrini – AttriceContro

Se questo è un operaio -005

In vista dello serata di Venerdì 1 Febbraio a Zam sulla vicenda ILVA, e sulle questioni del reddito, abbiamo incontrato Alessandra Magrini, “AttriceContro”, che proprio in quell’occasione porterà il suo spettacolo “Se questo è un operaio”.

Lo spettacolo è ispirato alla condizione degli operai dell’Ilva di Taranto. La performance è incentrata sulla storia di una fabbrica in cui la totale mancanza di sicurezza sul lavoro, l’inquinamento responsabile di morti precoci porta gli operai ad una riflessione sul valore della vita umana, ma purtroppo solo dopo che loro stessi in prima persona saranno rimasti vittime di questo meccanismo infernale. Tutto è avvolto in un’atmosfera surreale, inoltre alcuni dei personaggi arrivano da pianeti lontani e assumono sembianze da protagonisti di una fiaba…nera. Una sperimentazione teatrale che proietta sul palco la dimensione umana degli operai e le contraddizioni sociali che spingono troppo spesso al silenzio ed alla sopportazione di condizioni di lavoro disumane.

 

da AttriceContro

 

Come è nata l’idea di fare uno spettacolo sull’ilva? C’è un episodio in particolare che ti ha ispirato?

Di solito i miei spettacoli nascono sempre da una forte emozione che non mi lascia dopo averla provata. Così è stato per  “Se questo è un operaio, viaggio nell’inferno Ilva”: ero a Taranto per portare un mio spettacolo sulla resistenza in un’iniziativa contro la base Nato; già arrivando in Treno mi aveva colpito quell’odore di liquirizia bruciata che arriva alla testa e l’immagine di quei fuochi in lontanza  che propagandosi nel cielo ricordavano un girone dantesco, in seguito mentre  mi intervistavano negli studi di Primavera radio  sono arrivati dei fax che annunciavano giovani operai feriti gravi all’Ilva. Ho avuto una specie di morsa allo stomaco.  Era il 2006, i media non parlavano né di omicidi bianchi né di Ilva.

Un racconto sulla preparazione della sceneggiatura e della sua ricerca a Taranto. Era come te lo aspettavi?

Per quanto riguarda la sceneggiatura la prima cosa che ho ritenuto doveroso fare è stato coinvolgere gli operai, credo che se ci si prende la responsabilità di voler raccontare le loro vite bisogna farli parlare in prima persona. Ho passato molto tempo a intervistarli, la sotto la fabbrica, a cercare di respirare le loro esistenze. L’ho fatto anche con i familiari di giovani operai morti all’Ilva, è stata un’esperienza molto dura, che mi ha lasciato dentro un solco profondo che continua a condizionare le mie scelte.

Cosa ti ha colpito di più nel confronto con gli operai dell’ilva e con i tarantini? In che modo avete collaborato? Qual è stato l’incontro più interessante?

La loro disponibilità, la gioia, l’interesse e il coinvolgimento che hanno mostrato a collaborare, I tarantini sono bella gente davvero, ospitali, combattivi e generosi.  Per mia scelta alcune prove dello spettacolo sono avvenute in presenza di operai, poi ho registrato le loro voci, fatto riprese, preso appunti; per la prima a Taranto, mi hanno costruito scenografie bellissime, visto che è uno spettacolo indipendente non finanziato da nessuno non mi  sarei potuta permettere uno scenografo/a :”non importa, c’ha pensato il popolo” mi sono detta fra me! Ogni incontro fatto a Taranto è stato intenso e importante, dovrei fare una lista lunghissima, certo che la tuta operaia regalata con tanto di dedica non potrò mai dimenticarla.

Dove hai portato lo spettacolo sino ad ora? ATaranto quali sono state le reazioni? Altrove?

Grazie al passaparola lo spettacolo ha girato tanto, soprattutto luoghi dove il teatro in genere non arriva, l’anteprima ho scelto di farla proprio ai cancelli dell’Ilva per coinvolgere gli operai, poi ho proseguito in luoghi come la mensa dei cantieri navali a Napoli, la sala Chiamata del porto ai Cantieri navali genovesi, centri sociali, piazze, feste rosse, considerando che essendo indipendente la mia unica forza è la collettività, capita spesso che chi lo vede poi si attiva per farmi girare, anche se è molto dura sopravvivere, questo mi da la forza e l’energia per andare avanti. Le reazioni sono sempre molto calde, di qualsiasi tipologia di pubblico, è capitato spesso che le operaie mi hanno abbracciata commuovendosi di rabbia.

Teatro, società e politica: da attrice e regista che ruolo pensi debba e possa avere il teatro?

Le grandi rivolte sociali sono state sempre accompagnate nei loro percorsi dall’arte, non solo il teatro anche il cinema e la musica, a tal proposito ti rispondo con una  citazione di Gian Maria Volontè il mio spirito guida, in ogni mio spettacolo è sempre presente un piccolo omaggio al maestro! “Essere attore è una questione di scelta che si pone innanzitutto a livello esistenziale: o si esprimono le strutture conservatrici della società e ci si accontenta di essere un robot nelle mani delle potere , oppure ci si rivolge verso le componenti progressive di questa società per tentare di stabilire un rapporto rivoluzionario fra l’arte e la vita”.

se_questo_è_un_operaio_zam Cosa vuol dire “attriceContro”?

Oggi voler fare questo lavoro in un certo modo è quasi impossibile, anche nei circuiti cosidetti  alternativi non c’è propensione all’ascolto, quindi la mia è una reazione, un modo per dire “un altro palco è possibile” e per cercare di costruirlo, dal basso.

Sei arrivata a una tua conclusione sulla vicenda Ilva? Secondo te può il reddito essere la via per superare la dicotomia lavoro -ambiente e salute all’ilva e altrove?

La situazione è molto complessa, certamente la salute degli operai e dei Tarantini deve essere tutelata, ma non si può neanche passare sulla pelle dei lavoratori come se nulla fosse. Secondo me dovrebbero essere sequestrati i beni ai padroni e dati agli operai. Bisognerebbe cominciare a pensare il sistema in un altro modo, è la logica del profitto ad ammazzare vite e ambiente.

C’è qualcosa della tua storia personale e professionale che ti fa sentire particolarmente vicino agli operai dell’ilva?

Non mi permetto di paragonarmi ad un uomo che ogni giorno ha il coraggio di indossare la tuta per passare otto,dieci ore in mezzo alle colate di ghisa. Io sono solo uno strumento per raccontare le loro storie, interpreto qualcosa che loro vivono sulla pelle ogni giorno.

Hai mai portato il tuo spettacolo in una scuola?

Questo sull’Ilva no, mi è capitato con “Rosso Vivo”, su Valerio Verbano un militante comunista ucciso nel 1980 in casa dai fascisti davanti agli occhi di Carla, sua madre, poi con “Partigiane della libertà” e “Madama Cie” all ‘università.

Sul tema secondo te c’è interesse anche fuori dal pubblico politicamente impegnato e personalmente coinvolto, o regna l’indifferenza/ignoranza?

Ora c’è interesse perché ne parlano molto i media. Purtroppo ho notato che la stragrande maggioranza della gente sì interessa alle questioni solo quando sono spiattellate sui giornali. Comunque la cosa che mi rende felice è che lo spettacolo cattura l’attenzione di svariate tipologie di persone, coinvolgere tutti questo è importante, per portare alla riflessione che conduca alla ribellione.

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Una replica a “Intervista a Alessandra Magrini – AttriceContro”

  1. Attrice Contro ha detto:

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