“La sicurezza è di sinistra!!” – Il “daspo urbano” e il Decreto Minniti

“…tranquilli qui non si può stare per niente, ci vuole un agente!” cantava Vasco con una certa lungimiranza in Asilo Republic nel 1980. Ed è proprio su questo crinale che va a inserirsi il Decreto Minniti sulla “sicurezza urbana”. Il palesarsi del “popolo delle spugnette” nei giorni successivi al Primo Maggio 2015 ha dato nuova forza politica all’ideologia del decoro, un’ideologia che, giorno dopo giorno, si arricchisce di nuovi entusiasti sostenitori. Il leitmotiv è che la “polvere” (il disagio sociale e ogni forma di devianza) deve essere messa sotto il “tappeto” (il decoro) per non turbare i sonni della cittadinanza e non guastare l’apparenza scintillante delle città-vetrina. Si è partiti dalla “Tolleranza zero” invocata dal centro-destra a fine anni ’90 e si è arrivati allo slogan “la sicurezza è di sinistra!!” ormai ripetuto come un mantra (con quello della legalità) dagli esponenti del Pd & soci. E l’uguaglianza? E la giustizia? E i diritti? Chissenefrega di quelli!! Roba vecchia…novecentesca!!

Abbiamo chiesto un approfondimento dal punto di vista giurisprudenziale sul nuovo decreto. Eccolo:

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È entrato in vigore il 20 Febbraio scorso il decreto sulla sicurezza urbana, approvato in Cdm. Le misure sono diverse e puntano al controllo del territorio.

In primis il decreto prevede la possibilità di imporre il divieto ai soggetti condannati per reati di particolare allarme sociale di frequentare determinati pubblici esercizi e addirittura aree urbane.

Inoltre, sono previste misure per prevenire l’occupazione di immobili. Sarà ora compito del Prefetto impartire prescrizioni per scongiurare il pericolo di turbative per l’ordine e la sicurezza.

Il provvedimento prevede anche una misura che è stata soprannominata fin da subito “daspo urbano” a causa della somiglianza con il noto daspo.
Quest’ultimo è notoriamente eseguito nei confronti dei tifosi ed applicato agli impianti sportivi davanti a reiterate violenze.
Oggi con il decreto si estende la possibilità di applicare in modo più ampio il daspo che fino al 20 Febbraio si applicava nelle manifestazioni sportive. Si concede pertanto all’autorità la possibilità – di fronte a reiterati elementi di violazione di alcune regole sul controllo del territorio – di imporre il divieto di frequentare il territorio in cui sono state violate determinate regole.
Nella pratica l’ordine di allontanamento da determinati luoghi verrà effettuato dalla Polizia Locale e copre un lasso di tempo di 48 ore all’interno del quale se l’interessato trasgredisce, scatta la sanzione amministrativa da 200 a 600 euro. Inoltre se reitera sarà il Questore a disporre un nuovo allontanamento, questa volta di una durata maggiore, che può giungere fino a 6 mesi.
Non solo: se il trasgressore è autore di un reato per il quale è stato condannato in secondo grado, allora il divieto può arrivare anche a 2 anni.

Questo è dunque il nuovo modello di sicurezza voluto nelle città.

Questa misura dovrebbe aiutare non solo a prevenire, ma anche a contrastare i fenomeni di illegalità diffusa quali per esempio lo spaccio di sostanze stupefacenti, il commercio abusivo e l’illecita occupazione di aree pubbliche.

Attraverso questa soluzione, il decreto intende da una parte favorire la relazione tra Stato e Regioni attraverso l’introduzione di patti con gli enti locali e dall’altra agevolare l’intervento dei sindaci che acquisiscono poteri autonomi che potranno esercitare tramite le ordinanze.
Non per niente è stato definito come un grande patto strategico di alleanza tra Stato e poteri locali. Poteri che vengono notevolmente rafforzati.

Sarebbe opportuno interrogarsi sul significato di sicurezza, il ministro Minniti sostiene che «la sicurezza urbana va intesa come un grande bene pubblico. La vivibilità, il decoro urbano e il contrasto alle illegalità sono elementi che riguardo il bene pubblico». E’ interessante infatti, come il governo intenda portare la sicurezza nelle città attraverso il controllo sociale e le restrizioni sul territorio.

Da sempre la sicurezza non è data dalla militarizzazione delle strade, o dal controllo del territorio, bensì dall’attraversamento delle persone che abitano la città. Illuminare le piazze e rendere vivi i territori è già di per sé una soluzione per rendere sicure le strade, ma certo le istituzioni perderebbero quello che è il grande ed irrinunciabile potere del controllo e della sorveglianza.

Il prodotto di Minniti continua sulla scia del decreto sicurezza voluto da Maroni 8 anni esatti fa, inasprendo i trattamenti e restringendo la mobilità.
Siamo di fronte ad un’autentica presunzione di criminalità applicata da mancati professionisti della devianza.
Per adesso il daspo urbano è stato applicato a Milano e Firenze, ma certamente prenderà piede molto velocemente nel resto d’Italia.

Virginia Dascanio (avvocato penalista)

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