Aida Camp 2013. Si sta per iniziare

imgres13/08/13\ Il summer camp non e’ ancora cominciato, ma ci siamo incontrati e conosciuti tra tutti i partecipanti al campo.

Il centro Amal Al Mustaqbal si trova in mezzo al campo profughi Aida Camp alle porte di Betlemme. Il centro e’ aperto dal 1989 dopo la prima intifada, è nato dall’ esigenza di garantire un istruzione ai bambini durante la rivolta, dal suo inizio e’ indipendente rispetto al circuito della cooperazione internazionale ed autogestito.
Inizialmente chiamato Aida school, ha preso il nome Amal dalla fondatrice uccisa successivamente alla sua fondazione da parte dell’esercito israeliano.

I giovani del campo profughi a seguito della seconda intifada hanno iniziato attivamente a partecipare all’attivita dandogli il nome Al Mustaqbal che vuol dire Speranza di un futuro. Da quel momento ospita attivita’ come asilo nido, corsi di danza dabka, corsi di yoga,corsi di lingue e un giorno al mese diventa punto di assistenza sanitaria gratuita per tutti gli abitanti del campo. Rappresenta, inoltre, un riferimento per la difesa della tradizione culturale palestinese, con particolare attenzione alla memoria dei villaggi originari.
Abbiamo quindi deciso di farci raccontare e vedere con i nostri occhi la realta dell`Aida Camp. Ogni angolo di strada ci racconta una storia di lotta e di resistenza: dal ragazzo di Gaza che decide di partecipare alla seconda intifada ucciso dai soldati israeliani a cui e dedicata una targa alla memoria, al cane ucciso dai ragazzi del campo, perchè imbottito di telecamere dall IDF. La memoria collettiva rivive anche attraverso i numerosi murales che circondano Aida Camp e raccontano le storie di tutti i villaggi occupati e ora distrutti (quali ad es. Beit natif occupato il 21.10.1948 dalla brigata Har’el, di 44.5 km2, con una popolazione di 2494 abitanti oppure Al Ma lha, occupato il 15/07.48 dalla brigata Palmach), dei ritratti dei vari prigionieri politici detenuti sotto ergastolo nelle carceri israeliane, dei vari slogan che inneggiano alla resistenza impressi sul muro della vergogna che circonda il campo.

8 metri di cemento sovrastano Aida camp rinchiudendo i suoi abitanti e dividendoli dal resto del mondo, monitorati ad ogni km da una torretta armata, dal check point 300 che divide Gerusalemme dal resto della Cisgiordania.
L’oppressione si manifesta nella vita quotidiana, attraverso la negazione dell’accesso alle risorse idriche: l’UNRWA fornisce una quantita’ d’acqua al campo insufficente alla popolazione che conta 5500 abitanti ed e’ continua crescita. Domani inizieranno le attivita’ con i bambini, con la Palestina nel cuore.

Shebab del summer aida camp

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