In 50.000 a Berlino contro gli squali dell’affitto

Ieri, sabato 6 aprile, si è svolta a Berlino una grande manifestazione contro il caro affitti.

Da diversi anni il costo della vita in città è in costante aumento e gli affitti hanno raggiunto una crescita del 10% all’anno. Quella che fino a dieci anni fa era ancora una delle capitali più accessibili d’Europa è oggi stretta in un importante processo di gentrificazione che vede protagoniste grandi agenzie immobiliari di speculatori.

A Berlino gli abitanti proprietari di casa sono circa il 15%, molto meno della media italiana che si aggira attorno al 75%. Il mercato immobiliare è dominato dai palazzinari, che hanno la proprietà di interi stabili, non c’è una frammentazione di proprietari all’interno dello stesso condominio, come siamo abituati a concepirla altrove. Gli edifici vengono comprati e venduti in blocco e alcuni squali del settore stanno divorando porzioni sempre più ampie del mercato. Per gonfiare i profitti stanno facendo leva sulla gentrificazione in corso che trasforma quartieri caratteristici e popolari in zone di tendenza, attraenti per ricchi, turisti e hipster. 

Dato che i contratti d’affitto sono principalmente a tempo indeterminato e sono spesso legati a valori di mercato precedenti, quindi più bassi, per lucrare viene adottata una precisa strategia. Si programmano dei lavori di ristrutturazione dello stabile, si richiede al municipio un permesso speciale che consente di dare una deadline agli inquilini che sono così costretti a cercare casa altrove. Si sfrattano gli abitanti, si procede con la riqualifica che garantisce l’accesso a una categoria superiore nella graduatoria del valore delle case e infine si rimettono sul mercati gli appartamenti chiedendo un affitto nettamente superiore. La “riqualifica” può consistere anche nel riverniciare di bianco la facciata. I vecchi inquilini non riescono più a trovare un affitto paragonabile al precedente, così i ceti più svantaggiati sono costretti a trasferirsi fuori città.

Un processo di trasformazione dei quartieri non così dissimile da quello che Milano ha visto in Isola, in porta Genova e che Expo 2015 ha accelerato in diverse zone, fino ad arrivare in alcune periferie. Per questo motivo alcun* compagn* del Comitato di lotta per la casa della Barona sono stati invitati a portare un contributo condividendo le proprie esperienze.

La legge tedesca prevede lo sgombero coatto dopo il terzo mancato pagamento dell’affitto, dall’altro lato presenta numerosi haus project che ospitano persone e famiglie secondo logiche anticapitaliste e principi di autogestione. La piattaforma che ha organizzato il corteo Mietenwahnsinn stoppen (Stop alla follia dell’affitto) è ampia ed eterogenea, unisce realtà di movimento, collettivi di migranti, associazioni e realtà istituzionali come Die Linke. La mobilitazione ha incluso diverse pratiche, dalla settimana di azioni che ha preceduto la demo, alla proposta di referendum organizzata da Deutsche wohnen enteigne.

Ieri infatti è iniziata la raccolta firme che dovrà raggiungere quota 20mila. Per ottenere il referendum il 7% della popolazione berlinese (circa 174mila persone) dovrebbero approvarlo entro i quattro mesi successivi. L’obiettivo è espropriare i colossi immobiliari che detengono più di 3.000 appartamenti e proporre affitti calmierati per la popolazione. Nel mirino è in particolare la compagnia Deutsche wohnen, responsabile di ingenti speculazioni. Esiste un precedente di un’iniziativa come questa, quando a seguito di un referendum venne impedita la privatizzazione del vecchio aeroporto nazista di Tempelhof, poi divenuto un grande parco pubblico. Se questa nuova proposta passasse darebbe il via ad una disputa giuridica che mette in contraddizione diversi articoli della costituzione riguardanti la tutela della proprietà e la salvaguardia del bene della collettività. Molti esponenti dell’amministrazione cittadina, retta da una coalizione tra Spd, Verdi e Linke al momento non si sono dichiarati contrari.

Analizzare questo tentativo di statalizzazione degli alloggi è interessante, attualmente in Italia viviamo la tendenza opposta. ALER sta svendendo il proprio patrimonio, l’edilizia residenziale pubblica viene snaturata dalla nuova legge regionale e non si vedono margini per avviare una mobilitazione allargata. La manifestazione si è conclusa a Kreuzberg, dove è stato occupato “Bizim bakkal”, un vecchio negozio di frutta e verdura. La famiglia Caliskan gestiva l’attività da 28 anni quando nel 2015 è scaduto il contratto d’affitto lasciandoli disoccupati. E’ seguita una mobilitazione che ha portato ad alcuni successi, poi nel 2016 il progetto di costruire appartamenti di lusso si è reso definitivo. L’occupazione del negozio si inserisce quindi in una lotta contro la gentrificazione che ha deciso di sfidare la prepotenza della Polizei e il legalitarismo tedesco, portando un contributo importante alla conflittualità del corteo.

Un ingente numero di agenti e mezzi ha circondato la zona e tentato uno sgombero immediato che è stato però respinto. Il camion principale del corteo ha invitato i manifestanti a portare solidarietà all’occupazione, così le vie limitrofe sono state inondate di persone, disturbando il tentativo della polizia di isolare gli occupanti. Sono seguiti alcuni momenti di tensione e contatto senza nessuna significativa conseguenza. Attualmente a Berlino sono 6 gli spazi occupati, 4 dei quali a seguito della scadenza del contratto d’affitto non rinnovato. Questa era una situazione che non si registrava da diversi anni.

Riportiamo qui sotto le rivendicazioni del corteo:
Noi vogliamo una città in cui:
• l’abitare non sia un modello commerciale, bensì uno spazio aperto in cui tutti possano vivere, indipendentemente da provenienza culturale, lingua, età o condizione fisica,
• le case siano costruite per abitarvi – e non per trarne profitto economico,
• nessuno sia costretto a vivere per la strada, in rifugi di emergenza o in dormitori comuni,
• le abitazioni, il suolo e la natura siano beni collettivi.
Per questo motivo pretendiamo un cambiamento di rotta radicale nelle politiche abitative e
l’espropriazione di società ed associazioni edilizie a scopo di lucro. Sosteniamo le iniziative che mirano a una soluzione equa e solidale del problema abitativo.

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