In Siberia il fuoco si allarga, Mosca si defila. E spuntano i cinesi

Mentre il governo finge che va tutto bene, la popolazione locale accusa di dolo la grande industria cinese del legname e gruppi criminali. Allarme degli ecologisti: ricadute gravissime.

Il governo di Dmitry Medvedev, dopo aver dichiarato lo stato di calamità nelle regioni della Siberia coinvolte nei giganteschi incendi di questi giorni e rassicurato la popolazione sulla loro incolumità, ha spento i riflettori sulla tragedia che si consuma oltre gli Urali.

Tuttavia, secondo l’agenzia Interfax che cita la Protezione aerea russa, solo nelle 24 ore tra il 5 e il 6 agosto «l’area degli incendi boschivi nella Russia orientale è cresciuta di 23mila ettari e l’area degli incendi in aree remote, dove non si sta estinguendo attualmente nessun incendio, è aumentata di 45mila ettari rispetto ai giorni precedenti».

Il maggior numero di incendi è stato notato nella regione di Irkutsk. In totale sarebbero ora 180 gli incendi boschivi in corso sul territorio russo, per un’area complessiva coinvolta di 163.175 ettari.

Secondo quanto denunciato in conferenza stampa ieri a Mosca dalle principali organizzazioni ecologiste russe, «gli incendi in Siberia possono portare a un più rapido scioglimento dei ghiacciai nell’Artico, che a sua volta contribuirebbe ad accelerare il riscaldamento globale».

Una tesi sostenuta da tempo anche dell’Organizzazione meteorologica mondiale. Wwf Russia afferma che gli incendi di quest’anno hanno raggiunto una scala catastrofica e avranno un impatto a lungo termine sull’ambiente: «La fuliggine che cade sul ghiaccio o sulla neve la rende scura, il che riduce la riflettività della superficie e ciò si traduce in una maggiore conservazione del calore». Inoltre le emissioni di anidride carbonica dagli incendi sono divenute in queste zone siberiane paragonabili a quelle delle grandi città europee russe.

Ma le popolazioni locali di Irkusk, Krasnoyarsk e della Yakuzia sono convinte anche che gli incendi potrebbero avere un carattere doloso. Dietro le fiamme si celerebbe un accordo tra la grande industria cinese del legno e gruppi criminali locali per giungere a una rapida deforestazione di intere aree della Siberia.

In particolare grandi segherie di proprietà cinese, che hanno ottenuto il diritto allo sfruttamento di intere foreste per 49 anni collegate a gruppi criminali russi, già da tempo svolgerebbero un ruolo chiave nella diffusione del disboscamento illegale.

Questi network criminali sarebbero da anni impegnati a incendiare e abbattute intere foreste di legname meno prezioso per poi avviare delle riforestazioni ad hoc di alberi a più alto valore aggiunto. Venti anni di disboscamento illegale hanno portato così alla distruzione di intere scorte di legno di bassa qualità che però erano la fonte di sostentamento di piccole aziende russe.

La ricaduta è stata una massiccia disoccupazione tra la popolazione locale. Il calo demografico è stato inesorabile: molte famiglie hanno preso la via della migrazione verso città siberiane come Irkusk e Omsk, ma anche verso la Russia europea, in particolare verso Kirov, Mosca ed Ekaterinburg.

di Yurii Colombo

dal Manifesto dell’8 agosto 2019

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