L’Asia sciopera!

Migliaia di operaie e operai tessili in sciopero in Bangladesh. Dura repressione.

Si dice spesso che l’ingresso dei paesi asiatici nel mercato mondiale, elemento fondante della globalizzazione neo-liberista, abbia portato a un vero e proprio cataclisma. Cataclisma che ha colpito in primis i lavoratori dell’opulento Occidente che, nelle ultime tre decadi hanno visto un costante peggioramento delle loro condizioni di lavoro e un progressivo e continuo taglio dei propri diritti (quando non la chiusura dei siti produttivi che vengono delocalizzati in paesi dove il costo del lavoro è bassissimo e i diritti sono rimasti a livello ottocentesco) per la necessità delle aziende di competere sul mercato internazionale.

Questa è sicuramente una faccia della globalizzazione. Quello  che però spesso ci si dimentica di dire è che i paesi asiatici sono caratterizzati da una crescente conflittualità dei lavoratori, di cui, qui da noi non si parla. Sono anni che la Cina, il nuovo alfiere del libero mercato, è attraversata da scioperi e il 2018 ha confermato il trend. Nei giorni passati l’India, il secondo gigante dell’Asia, è stata attraversata da un gigantesco sciopero generale che ha visto coinvolti milioni e milioni di lavoratori.  L’ultimo incendio di lotta di questi giorni è esploso fragorosamente in Bangladesh.

Il Bangladesh cresce a ritmi forsennati, secondo al momento solo al gigante cinese. Le fondamenta di questa crescita impetuosa sono le aziende tessili che producono per i famosi marchi occidentali a prezzi stracciati. Si parla di migliaia di aziende tessili con un giro d’affari di circa 30 miliardi di euro.

Peccato che, come al solito, quasi tutti questi soldi non finiscano nelle tasche dei lavoratori che, in questi anni di crescita, hanno visto le loro condizioni di vita migliorare leggermente, ma non certo a livello dei profitti.

Nei giorni passati migliaia di lavoratrici e lavoratori del comparto tessile sono scesi in sciopero per chiedere aumenti salariali più massicci e migliori condizioni di lavoro. In Bangladesh i disastri sui posti di lavoro sono una tragica normalità con cifre sconvolgenti che farebbero pensare a una vera e propria guerra. La vicenda più nota è il collasso del Rana Plaza del 2013. Il crollo di un edificio commerciale che causò la morte di più di 1.000 persone e il ferimento di più di 2.000. Il quel caso i lavoratori che avevano notato le crepe nell’edificio e protestato furono ricattati dai proprietari delle aziende tessili e costretti a tornare al lavoro…

Le proteste di questi giorni che vedono un protagonismo femminile fondamentale sono indirizzate alle nuovi leggi salariali che favorirebbero i neo-assunti dando invece aumenti minimi ai lavoratori più “anziani” e più usurati.

La repressione è stata dura con decine di feriti e un morto.

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