Aggiornamenti dal confine con la Libia

Da qualche giorno alcuni compagni italiani si sono recati in Tunisia, al confine con la Libia, per documentare quanto accade dall’altra parte del Mediterraneo, in quel Paese definito “sicuro”da nostri politici.

Il 4 agosto al porto di Zarzis in Tunisia si è svolto un corteo per la libertà di muoversi e di restare per tutti e tutte.

Adesso al porto di #Zarzis in Tunisia corteo per la libertà di muoversi e di restare per tutti e tutte.Internazionali e solidali Tunisia a fianco delle persone migranti in viaggio!STOP AI LAGER LIBICI!#freedomofmovement#libertàdimuoversiedirestare#Ventimigliaoltreiconfini

Gepostet von Progetto20k am Sonntag, 4. August 2019

 

36 persone state deportate al confine con la Libia. I quattro attivisti italiani, che al momento si trovano alla frontiera, hanno denunciato una grave violazione dei diritti umani: i 36 migranti ivoriani (21 uomini, 11 donne di cui una una incinta e quattro bambini molto piccoli) sono stati deportati dalla città di Sousse al confine con la Libia e là abbandonati senza cibo ed acqua in una zona ad alto rischio militare.
Insieme alle associazioni tunisine hanno diramato un video che riprende l’abbandono dei migranti nel deserto e un comunicato di condanna (vedi link: https://m.facebook.com/story.php?story_fbid=2350304571691417&id=293356094052952&anchor_composer=false ).

“Ai nostri compagni solidali viene negata ogni possibilità di raggiungere le persone fermate. Le loro condizioni sono precarie, la donna incinta è in condizioni di salute molto gravi e tutte le persone necessitano di una assistenza sanitaria e vogliono essere rimesse in libertà.
Questa mattina è stato organizzato un presidio di solidarietà davanti alla sede di UNHCR a Tunisi.
Gli attivisti tunisini e internazionali chiedono un intervento immediato a protezione delle persone deportate al confine libico e pretendono che l’UNHCR prenda una posizione nei confronti del governo tunisino e libico. Nonostante siano informati della vicenda affermano di non poter fare nulla in quanto l’agenzia dell’Onu non si è espressa formalmente poiché non si tratta di persone richiedenti asilo”.

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