Polveriera Congo

Un paese grande circa un quarto di tutta l’Europa situato esattamente al centro del continente Africano.

71 milioni di abitanti, divisi in circa 300 tribù e che parlano 240 lingue diverse.

Un paese che ha la fortuna, o forse la sfortuna, di possedere il sottosuolo tra i più ricchi al mondo (ricchissimo di minerali di diverso tipo, foreste e corsi d’acqua) e nel quale, nonostante ciò, la popolazione vive al 71% sotto la soglia di povertà.

Paese dilaniato da varie e diverse guerre, che hanno creato negli anni circa 1.9 milioni di IDP (rifugiati interni, che hanno dovuto spostarsi a causa di guerre, persecuzioni e violenze) e 160.000 rifugiati dai limitrofi paesi di Angola e Rwanda (fuggiti durante i conflitti e massacri dell’ultimo trentennio.)

Uno dei paesi dai più alti tassi di corruzione, povertà e violenza (soprattutto su donne e bambini).

Benvenuti in Repubblica Democratica del Congo.

E’ molto difficile capire il perché dell’instabilità costante di questo enorme paese, dalle immense potenzialità ma purtroppo in caduta libera verso un futuro non solo incerto, ma fatto senza dubbio di povertà e disperazione, che già ne caratterizzano la società e la politica. Politica che si prepara, proprio in questi giorni, alle elezioni presidenziali.

Elementi interessanti (anche se non esaustivi) da prendere in considerazione per averne un’idea, sono senza dubbio l’influenza del colonialismo belga, che dopo più di 60 anni di dominazione di quello che ai tempi si chiamava Zaire (caratterizzata ovviamente da un sistematico sfruttamento delle risorse naturali ed umane), ha lasciato il posto ad una lunga e sanguinosa dittatura, durata per circa 20 anni, ma mai, effettivamente, finita a livello di corruzione, violazione dei diritti umani e dipendenza dalle potenze straniere, che continuano tuttora a sfruttarne il territorio e le risorse.

La guerra del Rwanda del 1993, con la fuga di migliaia di persone perseguitate dal conflitto etnico-politico, ha senza dubbio contribuito a portare nel paese non solo migliaia di rifugiati, ma a trasferire anche la “continuazione” delle tensione etniche del piccolo, vicino paese: il Congo fu accusato infatti di dare protezione ai migliaia di Hutu in fuga dal conflitto con i Tutsi, e che abitano ancora villaggi e campi profughi della regione congolese del Kivu.

Un governo centrale debole, inoltre, mal organizzato, largamente corrotto, e che non ha mai strutturato diversamente uno stato così enorme per poterlo controllare (in Repubblica Democratica del Congo le mobilità e comunicazioni sono molto difficili, sia per la conformazione e la vastità dei territori, sia per l’assenza di infrastrutture e trasporti), non ha potuto impedire negli anni la proliferazione di numerosi gruppi para-militari che si contendono risorse e controllo dei territori attraverso tecniche di terrore e guerriglia (che vedono coinvolta anche la missione militare ONU presente nel paese, la MONUC).

O forse, non ha voluto.

Si, perché molte delle guerre condotte dai gruppi di ribelli nella regione del Kivu in particolare, sono strettamente legate al traffico illegale di minerali (tra cui il coltan, preziosissimo per la fabbricazione di oggetti tecnologici come le batterie di computer e cellulari), e vedono la partecipazione e il guadagno del governo, dei gruppi di ribelli, e di molte potenze come Cina, Stati Uniti e Francia.

In questo complicato contesto che vede la popolazione stremata da guerre, povertà, malattie e mancanza di protezione, servizi ed assistenza, il presidente Kabila (peraltro molto criticato per scandali legati alla corruzione e alla mancanza di rispetto dei diritti umani), giunto al termine del suo mandato, concorre ora alla presidenza contro altri 10 candidati, in un clima di terrore, intimidazione e violenza che non lascia presagire nulla di buono per il prossimo futuro, vicino e lontano.

Quanto congolesi avranno effettivamente diritto di voto, in un paese i cui tassi di analfabetismo e la cui scarsa raggiungibilità dei villaggi saranno certamente un ostacolo insuperabile per l’espressione di decine di migliaia di persone?

E che cosa cambierà per la popolazione?

L’ho chiesto a Luigi che da qualche mese lavora in Repubblica Democratica del Congo come medico umanitario.

Chi sono i candidati (in breve)?

Il più importante è sicuramente il presidente in carica (e probabilmente a breve rieletto) Joseph Kabila. Arriva da una carriera militare e la prima volta che è stato eletto aveva 31. Da quanto so impara il francese (la lingua “occidentale” ufficiale della RDC) solo una volta presidente perché prima si esprime per lo più solo in swahili, ed anche per questo è stato per anni criticato in quanto non considerato un congolese in grado di rappresentare tutto il paese. Viene sostenuto effettivamente soprattutto dalla parte orientale del paese.

C’è poi Etienne Tshisekedi, oppositore storico già ai tempi della dittatura, che con le sue  dichiarazioni ha tentato di incitare i suoi sostenitori ad entrare di forza nelle prigioni per liberare alcuni che lui definisce prigionieri politici. Lui si oppone, non importa contro chi o contro cosa, basta essere contro.

Oltre ai due principali sfidanti ci sono una serie di altri nomi di cui so poco, tra cui anche uno dei figli del precedente dittatore Mobutu, famoso per avere a pochi giorni alle precedenti elezioni, alle  quali anche lui era candidato ma certo non favorito, iniziato a sostenere Kabila per vedersi poi assicurato un incarico.

C’è qualcuno che segna secondo te una effettiva rottura con le politiche “negative” del paese?

In una parola: no

C’è qualcuno in cui la gente spera?

Ognuno spera nel suo candidato non per le idee che porta avanti ma più per l’etnia di origina. Il concetto è che se passa il candidato che viene dalla mia provincia, allora avrà più attenzioni per dove abito, quindi lo voto.

Perché sono pericolose le elezioni? Cosa succede a livello sociale?

Nella vita di tutti i giorni ultimamente c’è un’insicurezza generalizzata. La gente è in giro per le strade a fare campagna elettorale, che qui vuol dire essere caricati su dei camion con degli striscioni appesi ai fianchi a far casino, e non sai cosa può succedere. Se si incontrano due camion di schieramenti opposti meglio girare alla larga. Le persone sono eccitate, pensano di poter fare quello che vogliono tanto poi il loro candidato vincerà e metterà tutto a posto, così sono già iniziate le scorrerie. Oppure è come se fossero tutti in festa, in attesa e speranza di un miglioramento, non saprei. Quel di cui son certo è che a un mio collega settimana l’altra hanno sparato durante un assalto in casa, e non penso sia un caso che sia successo così a ridosso dalle elezioni.

Cosa chiede la gente comune? Cosa vorrebbero? Credi che ci sia qualcuno dei candidati in grado di soddisfare le loro richieste?

Chiedono più soldi, più cibo, più benessere, in sostanza di avere una vita più occidentale. Kabila ha in giro degli striscioni elettorali che penso possano un po’ spiegare la cosa. Ce ne sono varie versioni: in uno si vede un treno vecchissimo con la scritta “ieri”, un altro treno attuale con la scritta “oggi” e naturalmente un terzo treno modernissimo con la scritta “domani”. Questo fa presa sul congolese medio, promesse di ricchezza e presunta modernità. Poco importa se sono promesse che son sicuro nessuno ha intenzione di mantenere.

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