Portogallo: carcere per chi sciopera

In Portogallo, da lunedì 12 agosto, è in corso lo sciopero degli autotrasportatori di carburante. È uno sciopero ad oltranza che dura ormai da quattro giorni, lasciando la maggior parte dei benzinai del paese a secco. 

Nel tentativo di fermare lo sciopero che sta colpendo le principali aree turistiche, il Governo ha emanato un nuovo decreto che impone ai lavoratori di garantire i servizi minimi pena l’arresto.

I camionisti portoghesi hanno però dichiarato che non rispetteranno l’ordine governativo, infatti secondo il portavoce del sindacato Pedro Pardal Henriques:

“Nessuno rispetterà il servizio minimo o la richiesta del Governo”

Il Governo portoghese ha di conseguenza avviato i procedimenti contro 14 conducenti che non hanno rispettato il decreto alimentando così la rabbia degli scioperanti. 

Difronte alla caparbietà dei camionisti, per garantire l’operatività gli aeroporti e i servizi di rifornimento delle zone turistiche come la regione meridionale dell’Algarve, il Governo ha ordinato alle Forze dell’Ordine di scortare e distribuire le riserve di carburante.

Il razionamento della benzina è iniziato ma già 437 distributori, su un totale di 3.003, sono già senza carburante. Questo sciopero può seriamente danneggiare l’economia portoghese, motivo per cui le minacce del Governo si fanno sempre più pressanti con il passare dei giorni. 

Chiunque violi gli ordini governativi rischia fino a due anni di carcere e molti conducenti sono stati minacciati di licenziamento se non tornano subito a lavoro. 

I lavoratori in sciopero vogliono salari più alti e migliori condizioni di lavoro. I sindacati chiedono un aumento dello stipendio base da € 630 a € 900 entro il 2022 ma il patronato afferma che con i sussidi, i fuori busta e le indennità gli autotrasportatori “sono già pagati abbastanza”. 

Lo sciopero ha ripercussioni anche sulla Spagna poiché, secondo i media locali, molti portoghesi hanno attraversano il confine per fare rifornimento.

Per la prima volta il Portogallo ha attuato la precettazione dei lavoratori attraverso una legge speciale. Il forte livello repressivo mostra però allo stesso tempo la debolezza di uno Stato, che al pari delle altre nazioni europee, può essere messo in ginocchio dall’azione organizzata e coordinata di pochi centinaia di lavoratori. 

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