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Milano, dopo la denuncia dei medici il siluramento

Redazione_Mim

Italia

«L’eccellenza lombarda», giorno dopo giorno, mostra la sua fragilità, nonostante le sempre più faticose rassicurazioni che la giunta regionale prova a dare. «È tutto da rifare» ha tuonato, qualche giorno fa, il sindaco di Milano Sala, prima di lui sono state le organizzazioni sindacali e l’ordine dei medici di Milano e Brescia a denunciare cosa non sta funzionando. Ma a dire che non va tutto bene sono anche i dipendenti delle strutture sanitarie.

Cinquanta medici degli Ospedali San Carlo e San Paolo di Milano han scritto una lettera alla direzione sanitaria dove denunciano «ci vediamo costretti a operare scelte relative alla possibilità di accesso alle cure, che non sono né clinicamente né eticamente tollerabili. Contro la nostra volontà e, soprattutto, contro la nostra coscienza umana e professionale, ci vediamo forzati a dilazionare l’accesso a terapie e tecniche potenzialmente curative (intubazione orotracheale e ventilazione non invasiva) e non poter trattare tempestivamente, con adeguata assistenza e in ambiente appropriato tutti i pazienti che ne potrebbero beneficiare».

Il 19 novembre la lettera finisce sulle pagine del Fatto Quotidiano, e scoppia il caos: la direzione generale emana un testo che sconfessa la denuncia di medici e anestesisti e preme su tutti i primari affinché sostengano l’azienda. Il direttore del Dipartimento Emergenza Urgenze e Pronto Soccorso (Francesca Cortellaro) e il Direttore di Anestesia e Rianimazione (Stefano Muttini) si dissociano, immediatamente, dalla lettera dei colleghi sostenendo che non è mai è stata negata assistenza ai pazienti.

La stessa Cortellaro, però, aveva scritto a fine ottobre, alla direzione segnalando una situazione gravissima dentro ai due pronto soccorsi e l’impossibilità di garantire cure adeguate ai pazienti. Domenica 22, Matteo Stocco, direttore generale dei due ospedali, rimuove dall’incarico Cortellaro, senza dare motivazioni pubbliche. Quindi Fp Cgil, Usb, Usi e Nursing Up chiedono, con un duro comunicato stampa comune, la destituzione della direzione delle strutture. «Ciò che ci spaventa – fa sapere Usb – è il silenzio di Ats e Regione che nonostante abbiano ricevuto sul loro tavolo esposti e denunce non verificano la situazione. Come ci spaventa che l’azienda, solo dopo le denunce e le smentite, corra frettolosamente e caoticamente ai ripari».

A Brescia, sempre venerdì scorso, alle 13, dopo aver timbrato il cartellino per andare in pausa, un centinaio tra medici e altro personale degli Spedali Civili, si sono ritrovati davanti alla scalinata d’ingresso principale delle struttura e in camice, mascherina e distanziati di due metri, hanno dato le spalle alla sede della dirigenza.

Senza proferire parola, perché anche qui è vietato, se non a sindacalisti e capi reparto, rilasciare dichiarazioni. L’unica cosa che fanno sapere è «se siamo arrivati a dare le spalle alla città e alla dirigenza è perché la situazione è insostenibile. Prima eravamo eroi, ora ci sentiamo abbandonati». Lamentano di non essere coinvolti nelle scelte organizzative, di andare a casa alla sera e trovarsi la mattina dopo in un reparto destinato alla cura del Covid, e di non vedere spazi per la cura di patologie diverse dal corona virus.

Anche in questo caso arriva la risposta di smentita alle critiche, a firmarla è il dirigente sanitario con una lettera pubblicata dal Giornale di Brescia e una missiva inviata privatamente ai dipendenti. Diversi lavoratori delle due strutture raccontano che, ancor di più ora, tra il personale molti hanno paura di perdere il lavoro e così è impossibile fare interviste.

di Andrea Cegna

da il Manifesto del 25 novembre 2020

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