Azione di denuncia delle case popolari sfitte di Aler in via Porpora

Sabato pomeriggio, dopo la giornata di distribuzione dei pacchi alimentari nel complesso popolare di via Porpora, la Brigata Lena-Modotti ha organizzato insieme agli/alle abitanti un’azione di denuncia per accendere l’attenzione sull’enormità del patrimonio edilizio lasciato abbandonato a Milano.
Per un intero anno mass media e politici ci hanno invitato a “restare a casa”, senza considerare l’enorme differenza delle condizioni abitative tra chi lanciava questi appelli e le centinaia di migliaia di persone che abitano le periferie.
La casa non è per tutte e tutti un luogo sicuro e dignitoso, e il vissuto della quarantena delle persone è molto vario.
La maggior parte delle famiglie non ha spazi adeguati all’isolamento nel caso di contagio di un convivente e spesso le famiglie economicamente più fragili sono proprio le stesse che fanno lavori poco tutelati dal punto di vista sanitario e che frequentano i mezzi pubblici.
A Milano sono 7.200 le case popolari vuote in buone condizioni (3.356 del Comune e 3.839 dell’Aler), a cui ne vanno aggiunte altre 3.000 da ristrutturare. Messi insieme, «sfitti» e «inagibili», fanno un totale di 10 mila appartamenti popolari vuoti. Potrebbero ospitare: senza fissa dimora, nuovi poveri post-lockdown, soggetti fragili maggiormente esposti a rischi, vittime di violenza domestica, casi positivi in isolamento altrimenti veicolo di contagio, etc..
Dove fino ad adesso c’è stato il buio di un appartamento abbandonato in futuro ci potrebbe essere una delle 24.000 famiglie in lista d’attesa che quella luce potrebbe tenerla accesa.

Nel biennio 2018/19 Aler ha assegnato 1.160 appartamenti. Una cifra vergognosa considerando l’enormità del bisogno. Si tratta di un’azienda con un buco di bilancio di 450 milioni e che nel 2019 ha portato a termine, con una fusione, la disastrosa esperienza di Asset srl, un’immobiliare creata nel 2005 per gestire operazioni di speculazione finanziaria accrescendo ulteriormente il debito. Asset comprava immobili da privati gonfiandone il valore, per poi ritrovarsi in mano un patrimonio svalutato. Questa d’altronde è stata la storia di Aler, un portafoglio pubblico per fare investimenti d’interesse delle varie giunte. Nel 2012 L’assessore alla casa Zambetti è stato arrestato per assegnazioni irregolari a personaggi legati alla mafia, è stato accusato di aver pagato i voti della ‘ndrangheta per le elezioni regionali del 2010.
L’attuale presidente di Aler è il leghista Mario Angelo Sala, nominato nel 2016, anno della legge 16 sull’edilizia residenziale pubblica. Giusto nel 2015 il tribunale di Como pignorava il suo stipendio a causa di un debito di 50 mila euro per il fallimento della sua ditta “Edilmeg srl”, insomma da un affare all’altro. Ora gestisce Aler, una società proprietaria di 72 mila alloggi in cui abitano complessivamente 350mila persone.
La nuova legge regionale sull’edilizia residenziale pubblica introduce il principio della sostenibilità economica, fissando il limite del 20% del numero di famiglie con reddito basso che possono accedere ai bandi. Il concetto di casa popolare viene completamente ribaltato e dopo i grandi piani di svendita degli appartamenti si cercano inquilini adatti alla Milano della moda. L’assessore Rabaiotti, un po’ duro di zucca, ha avuto bisogno di tempo per rendersi conto del misfatto, così «Dopo nove mesi di attività» dice «abbiamo appurato che con questa legge ci si è preoccupati di più di escludere qualcuno piuttosto che di includere». E’ sorprendente cosa si poteva scoprire anche semplicemente sfogliando la proposta di legge prima di approvarla. Ma sappiamo bene che le sceneggiate mediatiche di questi burattini sono funzionali semplicemente a giustificarsi e scaricare le responsabilità da un ufficio all’altro per la perenne inefficienza funzionale.
La tendenza al calo di assegnazioni prosegue ogni anno e mentre si spendono 63 milioni di euro per le telecamere nei cortili vengono presentati bandi come l’880 di MM dello scorso anno a cui hanno partecipato 17.500 famiglie, dovendo sottostare a complicati meccanismi di accesso, per vedere assegnate 148 case. Le previsioni del Comune a gennaio erano di assegnare 1.134 appartamenti nel 2020, ma con il bando di dicembre si attestano un record al ribasso.
Nonostante ciò l’assessore Rabaiotti rilancia prevedendone 2.214 per l’anno 2021, ma tenendoci a specificare la differenza tra “offerta abitativa” sotto la responsabilità del Comune e “meccanismo di assegnazione” che “dipenderanno dal funzionamento del regolamento della Regione Lombardia, che dobbiamo rispettare”.
Insomma mette le mani avanti sul probabile fallimento di questo programma. Sappiamo bene che da anni l’edilizia pubblica è terreno di scontro politico sulle quali vengono giocate sfide elettorali sulla pelle della gente, con la conseguenza che la metropoli si divide sempre di più tra zone privatizzate e gentrificate e zone lasciate a sé stesse, fomentando una guerra tra poveri abilmente strumentalizzata.

Ecco di seguito il video dell’azione, realizzato da Mari Bussola

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