Barona – Ultime notizie dalla periferia

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Anche in Barona, come a Gratosoglio, si stanno sviluppando percorsi di socialità e partecipazione dal basso. Da ormai quasi un anno è attivo in quartiere il Comitato Autonomo Abitanti Barona, nato nell’inverno scorso a fronte alla scelta da parte di Aler di vendere il blocco ai privati il suo patrimonio immobiliare nel tentativo di risanare le sue casse costantemente e profondamente in rosso. Un tentativo particolarmente forte nel quartiere Sant’Ambrogio (zona popolare della Barona a ridosso dell’Ospedale San Paolo). Tra occupazioni, resistenze agli sgomberi, iniziative solidali e feste di cortile il CAAB è diventato ormai una presenza stabile della zona. Presenza resa palese anche dalla riattivazione di una palestra in stato di abbandono al civico 3 di Via Ovada (quella che viene ironicamente definita l’Aula Bunker). Oggi lavori di ristrutturazione della struttura.

Un recente volantino del CAAB distribuito in quartiere:

Precarietà unica via?

La crisi che deve ancora arrivare
Per chi ha la memoria più lunga, la crisi economica iniziò negli USA, nel 2007-2008, per diversi passaggi speculativi sulle case. Iniziò tutto dal caso della banca Lehman-Brothers, con complici le agenzie di rating, che hanno creato un debito di milioni di dollari, risanato con le casse degli Stati (USA ed Unione Europea). A cascata, il debito che era privato è diventato pubblico, e così anche l’Italia si è trovata sull’orlo del baratro. In questa ottica le istituzioni regalano soldi a questo sistema economico che è malato, che sopravvive a spese di chi oggi già ha poco o nulla. È evidente che gli enti pubblici come lo Stato, Aler Lombardia e il Comune di Milano hanno iniziato a ripianare i debiti nati dalle scommesse speculative aumentando le tasse, tagliando i servizi pubblici e togliendo le tutele minime per lavoratori, pensionati, giovani e migranti. Fino a quando questi enti penseranno prima alla finanza e alle banche, non possiamo aspettarci nulla di buono da loro. Non si può pensare di riproporre la stessa logica che ci ha portati fin qui.

Il reddito, quale fantasma
Chi è disoccupato, chi ha un lavoro ma è sottopagato, chi lo perderà per un contratto-ricatto, chi è in cassa integrazione, chi è sotto sfratto o sotto sgombero e non ha un’alternativa abitativa, chi è senza casa e attende da anni, chi in attesa di un permesso di soggiorno. Il reddito è il centro del problema, senza il quale ogni diritto è solo sulla carta. Formalmente siamo liberi, ma di fatto i diritti spariscono di pari passo con il reddito. Pagare un affitto o una bolletta, una rata scolastica o universitaria, visite mediche o interventi chirurgici, può diventare impossibile. I governi degli ultimi anni hanno favorito questa tendenza, trasformando i diritti in lussi e privilegi.

La casa e la residenza
La casa sta diventando un lusso. Accedere ad un alloggio è sempre più difficile per le fasce popolari e giovanili. Le case popolari e gli alloggi pubblici vengono lasciate al degrado fino a situazioni estreme per poi giustificarne la svendita, l’aumento dei prezzi dell’affitto da parte del settore pubblico e dei privati.
La situazione abitativa nei quartieri è esplosa: ad esempio nel 2014 a Milano e provincia il numero di sfratti eseguiti per morosità incolpevole sono più di 15.000, lasciando molte famiglie in strada senza fornir loro soluzioni alternative valide; sempre negli ultimi anni le famiglie che hanno occupato per necessità sono aumentate, in risposta ad un mercato privato spietato e inaccessibile e ad un’offerta pubblica congelata come le graduatorie d’assegnazione. Senza contare che con l’articolo 5 del Piano Casa di Renzi e Lupi prevede la perdita di tutti i diritti legati alla residenza per chi non ha un documento che attesti la residenza, diritti quali istruzione, sanità, voto.

Lo studio e l’abbandono
Lo studio sta diventando privilegio: dall’iscrizione dei figli a scuola al recupero del materiale scolastico. In alcuni casi addirittura l’iscrizione a scuola dei bambini diventa impossibile: sono molti bambini non possono iscriversi a scuola perché la famiglia non ha possibilità di avere una residenza.
In altri casi invece i giovani devono abbandonare gli studi per contribuire al reddito familiare, invece che formarsi per un lavoro che sarà comunque sottopagato e inadeguato per l’emancipazione economica.

La risposta? L’autogestione!
Le certezze in quartiere sono sempre meno. La politica segue una strada di precarizzazione delle nostre vite. Tuttavia, rinunciare ai propri diritti significa perderli per sempre. L’unica via è organizzarci dal basso: non possiamo più aspettare che qualcuno, per interesse economico o carità assolva ai doveri delle istituzioni, dobbiamo pensarci noi!
Chi lotta può perdere, ma chi non lotta ha già perso.

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