Ciao Piero

Questa volta il Piero se n’è andato veramente. In un dicembre 2019 dannatamente funesto che si è portato via già troppi amici. Per chi è anche solamente passato dal Ticinese negli ultimi cinquant’anni, il vuoto in quell’angolo di via Vetere sarà una ferita profonda.

Ognuno troverà nella propria memoria le immagini e le parole legate a un pezzo della propria gioventù e della propria vita. Tutti ricorderanno quel burbero cipiglio dietro al bancone, tipico degli osti milanesi e oramai in via d’estinzione, sostituito dai sorrisi brillanti e finti che ti accolgono nei locali tutti uguali nella Milano del dopo Expo.

Il Piero ne ha viste passare di generazioni, dai militanti degli anni settanta al deserto dell’eroina degli anni ottanta, di cui Piazza Vetra, giusto lì di fianco, era uno dei centri di spaccio di Milano. Dalla rinascita dei primi anni novanta all’esplosione della movida nel quartiere fino alle recinzioni della giunta Albertini. Ma neanche lo spostamento del bar di pochi metri ne ha cambiato l’identità. Porto sicuro per randagi di ogni genere e tipo, studenti, lavoratori, precari, banditi e professionisti. Il menu della casa pare abbia inaugurato il famoso e ormai indigesto happy hour milanese, nato sicuramente per rispondere alle esigenze alimentari e alle possibilità economiche degli spiantati frequentatori. Le celeberrime “polpette di Rattazzo”!

Un giorno di inizio millennio, intervistato dai giornalisti sulle trasformazioni del quartiere, nello specifico il cambio di una boutique di Armani in un ristorante cinese, Piero ribatteva orgogliosamente “ci hanno provato a trasformare corso Ticinese nella Montenapoleone dei fighetti, ma non ce la faranno mai. Quindi benvengano i cinesi”. A ribadire la vocazione popolare del quartiere.

Quindi salutiamo un altro pezzo di Milano e della nostra vita che se ne va, gonfi di birrette e nostalgia. E guardiamo un po’ estranei e un po’ curiosi la città che viene, con questo vuoto nel cuore. Chissà se ci sarà ancora posto per quelli come noi.

Ma hinn giamò passaa dù o trii minut
e mì, me rendi cont che ho rott i ball:
ci ho qui on bel document de residénza…
cià via a menare! …e va a dà via el cuu anca l’infanzia!

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3 risposte a “Ciao Piero”

  1. Giulio ha detto:

    Un altro colpo verso la fine della vecchia Milano. Ciao Piero!

  2. Rosella Simone ha detto:

    Ciao Piero! Quante polpette ci hai regalato, quanta pazienza, quante cose hai visto e hai portato con te! Gprazie!

  3. Biagio ha detto:

    Si, c’erano anche allora i ristoranti, ed anche economici. Ma noi andavamo da Rattazzo non soltanto per risparmiare. A una certa ora, c’era sempre qualcuno che offriva o a cui offrire una bevuta , Paolaccio, per esempio, o adulti sconosciuti, militanti chissà, del multiforme movimento.
    Andavamo per trovare lui, Piero, come si va dalla nostra mamma a casa. Anzi, più che a casa nella cucina di casa, quando ferve di preparativi tra profumi che salgono dalle pentole, rumore di piatti, tintinnio di bicchieri. E lui lì, il Piero, quasi sempre burbero e serioso, che appena ti appoggiavi al banco ti chiedeva come va, come se ti conoscesse da anni, e ti metteva già davanti due polpette calde, senza averle richieste, e che in pochi giorni aveva già individuato la tua rete di conoscenze e ti chiedeva di questo e di quella, e ti aggiornava su questo e su quella, quando era passato, se era di buon umore, o se l’aveva visto giù o preoccupato, riuscendo però a mostrarti sempre un tono esclusivo, riservato, pur nel casino vociante e nel via vai che a qualsiasi ora c’era sempre là.
    Anche dopo, morta, sepolta, rifatta via Vetere, di decennio in decennio son sempre passato, dopo la mia, la generazione di Silvia, mia figlia, e poi con mia nipote Viola e le lunghe ramificazioni dei miei fratelli.
    Lui semper lì, semper ì stéss! Anche negli ultimi anni, con le incazzature pubbliche con i suoi figlioli, in eterno litigio, si stava bene, perchè ci si sentiva ancora di più…..in famiglia!!

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