Il Comune di Milano vende le cascine e sgombera Torchiera Senz’Acqua?

Copiamo qua sotto un contributo tratto da Off Topic, in merito alla possibile assegnazione ad altri dello spazio che, da anni, rappresenta una interessante e positiva esperienza di autogestione e di resistenza a Milano.

 

CascinaTorchiera e PianoTerra a bando? Un’operazione misera, vediamo di capirci qualcosa

Milano, maggio 2012. E’ passato un anno preciso dall’insediamento della giunta arancio-Pisapia, secondo alcuni è tempo di bilanci. Così, nell’arco di poche settimane la triplice alleanza (assessorati all’urbanistica, al demani e cultura) s’è affrettata a mettere in cantiere tre bandi per l’assegnazione di spazi e cascine allo scopo dichiarato di valorizzare il patrimonio pubblico a costo zero per l’amministrazione. L’operazione, oltre alla svendita di due cascine demaniali ed alla monetizzazione (mediante sponsor) di monumenti della città, metterebbe a repentaglio l’esperienza di due spazi sociali della città: la Cascina Torchiera SenzAcqua e il neonato “PianoTerra”, nel cuore del quartiere Isola. “Ad ogni male ci sono due rimedi: il tempo e il silenzio”, recita il proverbio. Il tempo è passato ma, piuttosto che questo progetto per la città, avremmo preferito il silenzio.

Le politiche varate dalla giunta ambrosiana per l’apertura e rifunzionalizzazione di spazi demaniali, si articolano in tre tappe che possiamo considerare: distinte, solo parzialmente coerenti, decisamente nocive. L’orientamento ad una divisione riduzionista degli spazi della città in “pieni” e “vuoti”, lettura ampiamente annunciata dal/nel nuovo PGT, genera confusione e determina l’impreparazione del soggetto istituzionale a far fronte alla gestione ordinaria del patrimonio artistico-culturale, all’emergere di nuove iniziative associative dal carattere spontaneo e informali, ad ipotizzare forme di tutela della città pubblica slegate da tristi partnership con soggetti commerciali.

Andiamo con ordine:

30 marzo | Viene siglato il protocollo d’intesa tra Comune di Milano, Diap (Politecnico) e TempoRiuso, allo scopo di “valorizzare il patrimonio edilizio in stato di abbandono, di disuso o in attesa di trasformazione della città, creando opportunità di impresa e di occupazione per associazioni culturali, artigiani, turismo low cost, attività in fase di start up”. (1)

26 maggio | L’assessore al demanio Castellano, in riferimento ad una delibera relativa all’assegnazione di 18 spazi di proprietà demaniale (9 affittanze a canone di mercato, 8 spazi per associazioni e un bando sperimentale per aprire una libreria a canoni ridotti), annuncia: “..questi nuovi bandi testimoniano l’impegno della Giunta per riempire spazi vuoti e inutilizzati, collocando attività commerciali e associazioni”. (2)

30 maggio | Viene annunciata a mezzo stampa l’assegnazione in diritto di superficie (fino a 90 anni) di sedici cascine demaniali e la vendite di due di queste: le cascine Brusada e Cotica. Inoltre il Comune, i cui rubinetti paio più secchi di quelli di Torchiera, apre la caccia allo sponsor per venti monumenti della città. (3)

Cosa unisce le tre iniziative, almeno apparentemente distinte? Il comune vorrebbe “sperimentare”,sai che fantasia, meccanismi non convenzionali per facilitare e razionalizzare la gestione degli spazi pubblici associativi, commerciali e storici. Facciamo un passo indietro: la precedente giunta s’ispirava ad un immobilismo completo (per quel che riguarda spazi per i giovani) e ad un meccanismo paradossale per la concessione delle cascine (un paio di bandi in quindici anni, a scadenza ventennale). Si trattava di operazioni completamente marginali nell’operato di un’amministrazione che si ostinava a guardare al patrimonio pubblico con uno sguardo più orientato a periodiche maxi-operazioni di svendita (su tutti il fondo immobiliare I e II in chiusura del precedente mandato) allo scopo puro e semplice di fare cassa. La giunta arancio ha ratificato tutte le operazioni in corso sbattendo la porta in faccia a quanti hanno bussato alle sue porte invocando un cambio di rotta nel merito dei due fondi sopracitati. Il dannato beneficio del dubbio richiede però che si valuti l’operato a partire dalle politiche attuali e non dalla gestione delle scelte pregresse.

Le tre iniziative di queste settimane, marcate da un forte carattere di monetizzazione del patrimonio, vanno intese diversamente da una pura e semplice svendita di carattere morattiano:

1) la partnership con Politecnico e TempoRiuso è figlia della scuola “boeriana”, punta a legittimare la pratica del riuso a titolo temporaneo in chiave commerciale (ad es. affitto calmierato per giovani creativi in spazi pacco in attesa di interventi di rifunzionalizzazione che verrebbero in qualche modo legittimati da questa “toppa sociale” al vuoto)

2) la delibera del marzo scorso in favore delle librerie, “in quanto attività in grado di favorire la diffusione della cultura e dell’informazione”, è svilita nell’opportunità di un unico canone ridotto in Vicolo Calusca 10

3) fare festa grande perché si mettono a disposizione di una metropoli da 1,5 milioni di abitanti, otto luoghi da destinarsi a iniziative associative, pare un po’ ottimistico. A parte questo se venisse confermato che lo spazio di via Confalonieri 3 è quello aperto lo scorso 2 marzo da PianoTerra, la cosa si farebbe anche piuttosto antipatica e politicamente grave.

In ogni caso il criterio di valutazione tecnico-commerciale esclude le nuove iniziative, e in ogni caso quelle caratterizzate da un certo tasso d’informalità, da un accesso paritario ai bandi.

4) Finalmente il Comune ha compreso che non ha senso offrire cascinali da ristruttura per un tempo di soli 20/30 anni, siamo tutti contenti che venga sdoganata quota 90. Detto questo, se (come da punto precedente) i criteri di assegnazione restano quelli noti, nessuna nuova opportunità sarà aperta ai giovani, oltre a questo la vendita di due cascine resta un’operazione da denunciare.

Un bilancio sicuramente incompleto, un commento a caldo che non lascia comunque spazio a dubbi sulla grettezza che ispira tutta la vicenda. Tutto questo per condividere una serie di elementi utili a capire in quale stagno stiamo collettivamente nuotando. Da qui in poi, oltre a condividere aggiornamenti sulla situazione, potremmo ipotizzare un approfondimento sugli altri spazi messi a bando, sulle tempistiche dell’operazione, su una campagna comune per la rivendicazione del diritto a proseguire le nostre attività in spazi liberi dalla monetizzazione della giunta pisapiana.”

 

http://www.inventati.org/offtopic/?p=627

 

note:

(1) http://bit.ly/HtBFvc

(2) http://bit.ly/MXKH5W

(3)  http://bit.ly/KrpCyM | http://bit.ly/KbIZhv

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