Cosa succede al parco Ticinello (parte 1)

Vogliamo raccontarvi, in poche pillole, cosa sta per accadere al parco agricolo Ticinello…o meglio, cosa il Comune ha progettato per il parco!

Iniziamo con le presentazioni

Dopo 25 anni di lotta da parte della cittadinanza per toglierlo dalla grinfie di Ligresti (che probabilmente non vedeva l’ora di cementificarlo), nel 2015 il Comune di Milano ha completato l’acquisizione dell’intera area del parco agricolo. Oggi è un’oasi verde di 88 ettari (più o meno 120 campi da calcio) incastonata tra le torri bianche di Gratosoglio, il quartiere popolare Stadera e quello del Vigentino, la parte del parco agricolo Sud Milano più vicina al centro città. E’ caratterizzato dallo scorrere del cavo Ticinello e dai diversi campi agricoli (alcuni ancora coltivati con l’antica tecnica delle marcita!), e sono presenti anche due cascine: la Campazzo, affittata ad un’azienda agricola privata, e la Campazzino, bellissima cascina in pessimo stato di conservazione, recentemente interessata da un “avviso pubblico per raccogliere manifestazioni di interesse” (lo stesso che ha coinvolto gli spazi sociali di Cascina Torchiera senz’acqua e Ri-Make, luoghi attivi ed importanti della controcultura milanese ma classificati dal comune come “senza identità”).

Negli ultimi decenni, il parco si è arricchito con una serie di alberi e arbusti cresciuti in modo selvatico e “disordinato”, per usare le parole del Comune. E’ proprio questa vegetazione spontanea che ha ospitato la nascita di una nicchia ecologica unica in un contesto così vicino alla città: qui vivono diverse specie di uccelli rari, tra cui due protette a livello europeo (come il Martin pescatore), ma anche lepidotteri e coleotteri non comuni come le lucciole (una vera rarità in città!).

E sono proprio questi alberi che hanno attirato l’attenzione del Comune, che ne vuole tagliare ben 156, la maggior parte proprio perché “disordinati”.

Ma il taglio degli alberi è solo la punta dell’iceberg: sotto ci sta quell’idea antropocentrica e avventata per cui ogni angolo verde debba per forza essere trasformato ed adattato per i nostri bisogni.

Per altre informazioni

Collettivo ZAM

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